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15.09.2014

Cassazione: il saluto romano resta reato se con cori razzisti o per il fascismo

di ANPPIA Nazionale

La pronuncia della suprema corte nata dalla vicenda di una manifestazione del 2005 a Firenze, in cui il gesto era stato accompagnato da slogan inneggianti al razzismo ed al regime.

Va condannato chi fa il saluto romano, inneggiando al razzismo e al fascismo. Lo ha deciso la sesta sezione penale della Cassazione, confermando la pena inflitta dalla Corte d’appello di Firenze a Lorenzo F., un 50enne toscano che, in concorso con altre persone, durante una “pubblica riunione”, aveva effettuato il saluto romano scandendo “slogan inneggianti al razzismo e al regime fascista”. La suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’uomo, secondo cui non vi era certezza che il soggetto ritratto nelle foto da cui era scaturita l’indagine fosse proprio lui. Nelle fotografie, infatti, era raffigurato un uomo con il “capo coperto da un cappello, una sciarpa sul volto e un giubbotto imbottito”: il riconoscimento dell’imputato si era basato sulla testimonianza di un poliziotto che aveva dichiarato di conoscerlo “dal 1990″. Il fatto risale al 23 aprile del 2005, quando a Firenze si era svolta la manifestazione del gruppetto neofascista. La Cassazione, confermando la condanna in secondo grado, ha rilevato che
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03.09.2014

E’ morto Franco Iaschi, antifascista di Parma

di ANPPIA Nazionale

Franco era il Presidente onorario della Federazione ANPPIA di Parma, che aveva portato avanti con impegno nel corso di questi anni, nonostante la malattia.

Il primo settembre, dopo una lunga malattia, si è spento Franco Iaschi, figura di riferimento del comunismo e dell’antifascismo parmigiano. Nel 1994 al Premio Sant’Ilario fu insignito dal Comune di Parma della Medaglia d’oro per il suo impegno “nell’ambito del lavoro e nel volontariato esterno, a difendere i diritti dei più deboli e in particolare il diritto al lavoro”. Militante del Pci e poi di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, Iaschi è stato membro dell’Anppia (Associazione Perseguitati Politici Antifascisti)
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06.08.2014

E’ morto Giacomo Masi, ultimo perseguitato politico bolognese

di ANPPIA Nazionale

L'ANPPIA piange la scomparsa dell'antifascista perseguitato politico Giacomo Masi

L’ANPPIA Nazionale saluta uno degli ultimi perseguitati politici italiani. Per la memoria di questi uomini, primi e ultimi oppositori del regime fascista, la nostra associazione continuerà il suo lavoro di diffusione e salvaguardia della lotta antifascista italiana. Di seguito una breve scheda biografica di Giacomo Masi Giacomo Masi nato a Granarolo (Bo) il 6.1.1916, ivi residente, contadino, comunista. Aderisce al movimento comunista emiliano nel 1933, svolgendo attiva propaganda soprattutto fra i giovani premilitari. E’ arrestato nel dicembre del 1934, deferito
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ANTIFASCISTI

Natoli Aldo

Messina il 20.9.1913 - Roma 8-9-2010; residente a Roma, medico, comunista.

Nel 1939 si reca a Parigi per la specializzazione in oncologia e qui entra in contatto con i dirigenti comunisti italiani espatriati. Al rientro in Italia è arrestato il 21.12.1939 con un gruppetto di militanti comunisti di Avezzano, tra i
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Menconi Gino

Avenza (Ms) il 13.5.1899 - Bosco di Corniglio (PR) 17.10.1944, dottore in scienze commerciali, repubblicano, comunista.

Segretario della Gioventù repubblicana nel 1920-26. Amico di Gino Lucetti, espatria all’epoca dell’attentato di questi a Mussolini, assegnato al confino in contumacia per 5 anni. Frequenta la scuola leninista di Mosca e diviene funzionario del PCd’I. Arrestato il 5.7.1931 a
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L'ANTIFASCISTA

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Mio padre è ancora la guida spirituale che ispira le mie scelte esistenziali

A colloquio con Adriana, l’ultima figlia di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, il coraggioso comandante del Fronte Militare Clandestino che pagò con la vita la sua generosa opposizione ai nazifascisti

Il 24 marzo ricorre il settantesimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine dove, per mano dei nazisti capitanati dall’ufficiale delle SS Herbert Kappler, persero la vita 335 persone. Tra questi l’ufficiale Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, che all’epoca era il comandante del Fronte Militare Clandestino. Montezemolo, una figura di grande rettitudine, era diventato tenente colonnello per meriti e partecipò anche all’incontro tra Hitler e Mussolini al castello di Klessheim vicino Salisbugo, proprio per il suo spiccato senso diplomatico. Dopo il 25 luglio ’43 si guadagna enorme fiducia da parte di Badoglio: il 23 settembre fugge in condizioni romanzesche dal Ministero della Guerra ed entrato
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