ANPPIA
ASSOCIAZIONE NAZIONALE PERSEGUITATI POLITICI ITALIANI ANTIFASCISTI





IL GIORNO DELLA MEMORIA






Lo sterminio degli ebrei nella seconda guerra mondiale, è, nella storia umana, il più grande assassinio operato ai fini di un progetto politico. Vi è stato certamente un numero maggiore di morti tra soldati e civili durante le grandi guerre ma lo spirito,la filosofia, la metodologia dell'Olocausto di milioni di ebrei sono eccezionali come livello criminale e livello di coinvolgimento del popolo nazista.

La fabbrica della morte, così si potrebbe definire l'organizzazione ideata e realizzata dai tedeschi per sterminare un popolo " inferiore" secondo la cultura nazista coltivata per undici anni nelle scuole, nelle chiese, nelle industrie e negli eserciti della Germania. Era considerato un dovere l'eliminazione delle popolazioni "deboli"come anche i nomadi e i disabili.

Cosi si decise la "soluzione finale". Non fu una decisione del solo Hitler, non è vero. Fu invece un'attitudine culturale e mentale dei nazisti nel suo insieme. Nella formazione e applicazione di questa operazione tecnica di sterminio tutti i nazisti vissero inflessibilmente l'annullamento radicale della coscienza morale di fronte alla sofferenza umana. Gli ebrei non dovevano solo morire ma dovevano anche soffrire.

Partivano dall'Italia e dall' Ungheria, dalla Francia e dalla Jugoslavia i treni merci diretti ai lager nazisti. Ma coloro che occupavano quei vagoni piombati non sapevano dove andavano e cosa sarebbe avvenuto quando sarebbero arrivati. Non potevano uscire, non potevano bere. Scrivevano biglietti che lanciavano dalle fessure dei vagoni appena si fermavano in una stazione: "Sono Settimia Levi. Abito a Roma a piazza delle Cinque Lune. Avvisate mia sorella che sto bene e non si preoccupi".
Mille e mille di quei treni giunsero nei posti che ora sono diventati sacri anche per chi non c'era. Chi ne è uscito vivo ed è tornato, non ci vuole pensare più e non vuole raccontare. Sul braccio porta anche lui un tatuaggio ma non è quello di moda adesso. E' solo un numero. Un numero meno di quello di suo padre ed uno in più di quello di suo fratello, numeri saliti in cielo attraverso un camino.

Ed ecco che, finita la guerra, il mondo si accorge infine di quanto successo agli ebrei. Anche la maggioranza dei tedeschi scopre questa grande ignominia e se ne vergogna. I governi decisero di istituire il "Giorno della Memoria" nel quale si ricordi chi non è stato ucciso per caso, ebreo o non ebreo, nella Shoah o a Marzabotto, a Cefalonia o alle Fosse Ardeatine.

Cosi nessuno potrà dire io non sapevo ed ognuno coltiverà la speranza che il mondo dei mostri sia finito.

Guido Albertelli

Roma, 27 gennaio 2012


L' ESPERIENZA
Gli antifascisti amavano i monti. In guerra stavano li in gruppi di ribelli a sfidare gli oppressori più forti e più armati ma che conoscevano poco quelle montagne, quelle valli e quei sentieri che potevano diventare di morte. La speranza, dopo sacrifici e perdite, si realizzò e la vita divenne diversa da quella vissuta nella dittatura.

Ora se il cognome del Presidente del Consiglio ci ha fatto pensare ai ricordi di un tempo è perché siamo in un periodo ambiguo della nostra storia. Ci sentiamo indifesi perché gli avversari non sono materiali ma fortissimi. Finanza, speculazione, globalizzazione, disoccupazione e recessione.

Ecco perché è stato necessario un tecnico alla guida di questo Paese. Un professionista esperto, serio, onesto e coraggioso. Il presidente Napolitano ce lo ha dato, noi gli siamo grati per la scelta e speriamo nel successo.

Quando il temporale sarà passato, anche per i sacrifici sofferti, tornerà la politica. E sarà una politica migliore.

Guido Albertelli


IL SOCIALISMO E LA GUERRA


L'altro giorno in un convegno su un noto sindacalista dei primi del secolo scorso un oratore ha affermato che la neutralità dei socialisti nei confronti della prima guerra mondiale e stata una delle cause dell'avvento del fascismo. In sala ho fatto appena cenno del mio dissenso.

Esistono almeno tre ragioni che ispirarono l'atteggiamento socialista del tempo Questo partito affermava prima del conflitto che si sarebbero potuti raggiungere buoni obbiettivi territoriali accettando le offerte dei paesi della Triplice. I socialisti temevano che la guerra avrebbe lasciata stremata l'Italia sia sotto il profilo economico sia nella perdita di centinaia di migliaia di combattenti appartenenti principalmente alle classi contadine e operaie. Basti ricordare che quasi metà delle famiglie sarde ebbe un figlio ucciso o ferito.

Il partito, in quel momento unico rappresentante delle attese di cambiamento della politica italiana e del miglioramento del livello delle fasce lavoratrici, prevedeva che la guerra avrebbe arricchito gli speculatori e penalizzato il livello di occupazione.

Le migliori personalità politiche dell'epoca furono neutralisti, basta nominare Matteotti e Bissolati.
Il dopoguerra confermò la validità di queste preoccupazioni.
Con il 1919 le spinte sociali divennero dirompenti e iniziò un periodo di lotta tra le fazioni.
La democrazia si indebolì e la violenza, armata delle forze di destra finanziate dai conservatori, ebbe il predominio e fu fascismo, nato proprio con l'interventismo.

Guido Albertelli

Roma, 20 gennaio 2012


INTERVENTO DI GUIDO ALBERTELLI AL CONVEGNO SU PAOLO BUFALINI
Do il benvenuto a tutti gli intervenuti e in particolare a Lei Presidente Napolitano che ha voluto onorarci della Sua presenza e a Lei Presidente Schifani che ci ospita in questa prestigiosa sala.

Questo convegno è stato organizzato dall'Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti e dalla Fondazione Istituto Gramsci per ricordare, in accordo con la famiglia, Paolo Bufalini a dieci anni dalla scomparsa. I relatori parleranno di lui come partigiano, come parlamentare e come umanista. Bufalini appartiene a quella schiera di uomini che hanno onorato nella loro vita la fede politica, l'amore per le Istituzioni, l'impegno per lo sviluppo del Paese.

La memoria di questi esempi è un elemento essenziale per mantenere vivi nella società civile, in un momento di aridità culturale, quei valori immortali che compongono l'identità di una nazione. Questo incontro è dedicato sia agli uomini che si opposero al fascismo, combatterono per la libertà e non videro sorgere il sole della Repubblica, sia a coloro che dopo la lotta al nazifascismo svolsero nel dopoguerra una funzione incisiva per costruire le leggi per il miglioramento dei diritti civili oppure per contribuire alla difesa dello Stato, trovando sempre la forza per superare i momenti difficili che il Paese attraversava.

Queste caratteristiche sono quelle espresse con capacità e stile da Paolo Bufalini anche durante la sua permanenza alla presidenza dell'Anppia, da lui ricoperta prima di Giulio Spallone e di me. La Fondazione Gramsci e l'Anppia, continuano a sviluppare una ricerca obbiettiva e documentata sui fatti e i protagonisti del primo novecento che ha anche il compito di non far dimenticare la parte fondante della storia bella d'Italia.

Se il passato nobile è importante non possiamo non andare con il pensiero al presente. Attraversiamo un momento terribile per l'incombere di una crisi europea. Per superarla la maggior parte del popolo, lavoratori e pensionati venngono colpiti da decisioni dolorose, per quanto necessarie, relative alla riduzione delle loro risorse e dei loro diritti sociali consolidati.

In tale contesto penso di interpretare qui la gratitudine di tutti verso il Capo dello Stato, detentore di una larga fiducia e portatore di comuni speranze, il quale ha messo in atto in questo periodo un impegno intenso, e sicuramente sofferto, teso ad aiutare ad uscire dalla tempesta il nostro, oggi, sfortunato Paese.

Roma, 15 dicembre 2011




1946, Finalmente Repubblica!
1926: Da Bove,Turati,Rosselli,Pertini,Parri


 
Garibaldo Benifei: Fuga da Campiglia



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