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L'Antifascista

A LIVORNO DOPO IL 13 MAGGIO

Bilanci e prospettive dell'Associazione



Nei giorni 21 e 22 di giugno si è tenuta a Livorno la riunione della Segreteria nazionale della nostra Associazione allargata ad alcuni consiglieri nazionali. All'ordine del giorno l'analisi della nuova situazione politica alla luce delle recenti elezioni e una verifica dello stato attuale dell'associazione e delle iniziative intraprese e da intraprendere.
Per la Segreteria nazionale erano presenti il Presidente Giulio Spallone, il vice Presidente Claudio Cianca e il Segretario Generale Pietro Amendola.
Giulio Spallone nel suo intervento di apertura ha analizzato i risultati elettorali dimostrando, dati alla mano, che non vi è stato nei confronti di Berlusconi un consenso plebiscitario né che vi è in Italia un ventre molle di destra, al contrario i numeri usciti dalle urne mostrano che sinistra e centro-sinistra uniti sono maggioranza nel paese.
Da queste elezioni si ricava tuttavia un insegnamento: l'esigenza dell'unità delle sinistre, di rafforzare l'unità tra tutte le componenti dell'Ulivo. Spallone ha sottolineato come l'Ulivo abbia resistito anche grazie alla forza acquisita dalla Margherita. Rafforzare l'Ulivo, significa quindi rafforzare politicamente ed elettoralmente tutte le sue componenti. Creare una sinistra forte significa creare un Ulivo forte. L'unità socialista è un pezzo importante di questa formazione antagonista al centro destra e deve misurarsi con le profonde trasformazioni economiche e sociali che hanno attraversato la società italiana e, soprattutto, cambiato il mondo del lavoro. Il mondo del lavoro infatti è sempre più diverso da quello tradizionale che siamo abituati a conoscere: è in continua trasformazione e spesso non ha, e non vuole avere, rappresentanti e riferimenti politici o sindacali. E' un mondo sempre più permeabile a spinte qualunquiste e populistiche che sono state, e sono, l'anticamera del fascismo e dei regimi autoritari.
Gli esordi dell'attuale governo (scuola, magistratura, sanità, spesa pubblica, etc.) sono inquietanti e pericolosi. Gli appelli in campagna elettorale di Arfè, di Bobbio, lo stesso nostro appello, non vanno abbandonati. Il nostro compito, ha sottolineato Spallone, è difendere l'Antifascismo come identità dell'Italia e dell'Europa e diffonderne i valori. Dobbiamo con forza puntare alla costruzione di un'Associazione tra i giovani che erediti i nostri valori e che coinvolga in modo unitario le altre organizzazioni antifasciste e resistenziali.
Carlo Porta di Reggio Emilia ha evidenziato come la mancata adesione di Rifondazione Comunista al progetto dell'Ulivo sia stata dannosa per l'esito elettorale, così come era stato dannoso il suo atteggiamento nei confronti del Governo Prodi. Non meno responsabilità si devono attribuire ai DS con il loro mutismo rispetto ai risultati e all'azione positiva di governo.
Irmo Sassone di Vercelli condividendo l'analisi di Giulio Spallone, ha sostenuto la necessità dell'unità delle forze di sinistra e del centro-sinistra. In Piemonte i segretari regionali di SDI, DS, Comunisti Italiani e Verdi hanno lanciato un patto di consultazione che dovrebbe estendersi anche alle altre provincie proprio per organizzare un forte processo unitario. Un attenzione particolare Sassone l'ha rivolta soprattutto ai giovani che rischiano di essere attratti dal fascino di posizioni massimaliste, e ha pertanto sottolineato la necessità di orientarli negli ideali partendo dai valori resistenziali che hanno una radice comune in Italia e in Europa. Si avverte tra i giovani, ha affermato Sassone, un'ansia di giustizia che non dobbiamo ignorare e che può aiutarci a ricollegarli ai valori della Costituzione e dell'Antifascismo.
Paolino Ranieri di Sarzana ha affermato che una sconfitta come questa dopo cinque anni di governo richiede un'analisi molto spregiudicata, partendo innanzitutto dal fatto che abbiamo perso soprattutto per demerito nostro più che per merito loro, basti pensare che il programma della destra era tanto aleatorio da essere inesistente. La loro vittoria è un serio pericolo per la democrazia e per l'unità europea tanto faticosamente costruita.
Quarant'anni fa, ha ricordato Ranieri, ero a Genova per impedire il Congresso del MSI. Oggi la destra per "celebrare" quella giornata fa scendere in campo Forza Nuova. Siamo a questo punto ed è quindi necessario creare un rapporto nuovo con i giovani: non è stato sufficiente, né è bastato andare nelle scuole, dovremo fare qualcosa di più.
Luigi Orlandi di Bologna ha sottolineato che è ora di passare, dopo il cattivo esito elettorale, ad un impegno maggiore per l'unità del centro sinistra e dobbiamo denunciare il modo personalistico di far politica che spesso è causa di fratture. Questo è un mondo difficile e molto mutato, è difficile fare politica. Anche Orlandi ha posto una forte attenzione ai giovani. Ai giovani di Seattle, di Nizza noi cosa diciamo? Come orientiamo la loro carica e la loro passione che non è solo quella violenta che vogliono fare apparire i giornali. L'Antifascismo, la Resistenza, la Costituzione sono il perno su cui difendere la democrazia e sono un grande fatto unitario; eppure si fa fatica a costruire quest'unità anche nella Confederazioni delle Associazioni combattentistiche, dobbiamo impegnarci di più e dobbiamo richiamare i partiti dell'Ulivo a sostenere e a meglio lottare per la difesa di questi valori.
Orlandi ha inoltre esposto la necessità di rivolgere al Presidente della Repubblica la preoccupazione per la proposta di elezione diretta del capo dello Stato e sulla qualità di questo governo.
Garibaldo Benifei di Livorno dopo aver espresso il suo apprezzamento per la relazione di Spallone, ha sottolineato con forza i pericoli insiti nella gestione dell'attuale governo: Berlusconi che si sente capo del governo in quanto gode di un'investitura popolare, una maggioranza alla Camera che consente di fare profonde modifiche anche incostituzionali e tutto questo accade nell'indifferenza popolare. Benifei ha ricordato come Mussolini e il fascismo, vissuti all'inizio come fossero una macchietta, hanno preso il potere con il consenso di alcune forze democratiche che gli hanno preparato il terreno. E nuovamente si pone per la nostra Associazione la domanda: che fare? Soprattutto in relazione ai giovani a cui dobbiamo dare una prospettiva rileggendo il passato e affrontare il futuro.
Luciano Scarlini di Firenze riflettendo sui dati elettorali, ha affermato che in Italia esiste ancora un blocco storico e politico della destra che opera indisturbato all'interno delle istituzioni. Chi aveva detto il contrario ha sbagliato. La preoccupazione nasce dal fatto che troppo tardi ci siamo resi conto che, mentre tra mille difficoltà si portava avanti un'azione di governo efficace per il Paese, in modo parallelo si andava organizzando un blocco di destra politico e culturale il peggiore, forse, dopo il fascismo. Un blocco storico che contrasterà sempre qualsiasi processo di progresso e di rinnovamento. Noi veniamo dai fatti di Genova di 40 anni fa dove il solo sospetto di un governo con i missini scatenò la ferma reazione delle forze democratiche. Ma dov'è oggi quella classe operaia e quella società culturale? Nessuno si oppone, neppure con ben minime proteste, al fatto che il vice presidente del Consiglio sia Fini e ministro dello Stato un personaggio come Tremaglia. Occorre chiedersi, ha continuato Scarlini, se non siamo di fronte alla chiusura di una fase storica e al passaggio a una fase nuova segnata dall'estinzione della "spinta propulsiva" della vittoria dell'Antifascismo e della Resistenza e dei valori della Costituzione democratica. L'Anppia, ha detto Scarlini è una forza piccola ma di grande peso morale, ed occorre premere su tutta la sinistra affinché sull'Antifascismo si continui a costruire fino in fondo il rinnovamento della vita politica.
Salvatore Sbressa di Cagliari, non condivide l'analisi secondo cui l'attuale governo non ha la maggioranza nel Paese se si sommano i voti dati al centrosinistra e degli astenuti, perché le astensioni potrebbero essere sommate anche al centro destra e fa notare che la sinistra non è mai stata unita in 50 anni di storia. Bisognerebbe ricordare a Berlusconi che egli ha potuto vincere in una democrazia che i comunisti hanno contribuito a costruire. Il centro sinistra ha commesso tra i vari errori quello di inseguire e di farsi dettare i temi da affrontare in campagna elettorale da Berlusconi.
Continuando nel suo intervento Sbressa non ha attribuito responsabilità per la sconfitta elettorale al partito di Bertinotti, come molti tendono a fare, ma la colpa è dell'incapacità del centro sinistra di delineare società più giuste, con meno diseguaglianze e con più possibilità di progresso, avendo perso le categorie di analisi della società e dello sviluppo.
Marino Tommasi di Livorno ha messo in risalto che gli antifascisti e la sinistra tutta hanno lo spirito giusto per recuperare una sconfitta. Anche se si sente preoccupato dalla mancanza di reazione rispetto a una frase dell'odierno capo del governo che dice di considerare la fiducia parlamentare una mera formalità essendo stato investito da un consenso plebiscitario, frase che ricorda moltissimo gli esordi di Mussolini. Tommasi ha espresso il suo disappunto verso una sinistra che invece di raccontare le cose fatte in cinque anni di gestione ha iniziato una lite e una divisione interna che ha portato a questi risultati. Uno degli insegnamenti fondamentali in politica, ha ricordato Tommasi, non era di preoccuparsi delle argomentazioni dell'avversario ma di trovare le argomentazioni più convincenti per sostenere le proprie idee. E' giunto il tempo che le associazioni antifasciste diano il massimo del contributo e facciano sentire con forza la loro voce.
Simonetta Carolini di Roma ha affermato che è riduttivo continuare a definire questo governo di centro destra, questo governo è di destra. Non solo per i progetti e le finalità, ma anche per le figure che sono state assurte a ministri: Tremaglia, Alemanno, Fini ecc., e il conflitto di interessi non riguarda solo Berlusconi ma la maggior parte dei ministri in carica. La sinistra come ha detto Sbressa non è mai stata unita e spesso è stata in disaccordo, a torto o a ragione, non solo sui metodi e i mezzi, ma anche sugli obiettivi. Il problema vero che riguarda la nostra nazione è l'assoluta assenza di cultura antifascista, e il disinteresse per la propria storia, è una nazione a vocazione moderata, tesa a soddisfare i bisogni immediati, senza capacità di previsione e quindi organicamente ondivaga.
Il disinteresse verso la nostra storia è di tutti e soprattutto della gran massa dei giovani. E' il problema che ci poniamo da sempre: la nostra azione nei confronti dei giovani, sta diventando di sempre più difficile soluzione. Venti anni di televisione hanno reso i giovani impermeabili ai valori che noi riteniamo giusti tramandare.
Onorina Brambilla di Milano non ritiene giusto attribuire completamente la responsabilità della sconfitta ai movimenti e partiti che non hanno aderito all'Ulivo. La responsabilità è collettiva: la sinistra divisa ha sempre pagato dei prezzi molto alti. Il governo di centro sinistra ha spesso operato con poco coraggio nell'attuare le riforme e dando poca informazione su quelle realizzate.
Claudio Cianca vice Presidente nazionale della nostra Associazione ha concluso il primo momento dei lavori della Segreteria nazionale allargata riassumendo le posizioni espresse e dando il suo contributo politico al dibattito.

Nel pomeriggio si è svolto l'incontro sul secondo punto all'ordine del giorno: verifica e prospettive dell'Anppia.
Il Segretario generale Pietro Amendola ha affermato nel suo intervento di apertura la necessità di una seria riflessione sulle conseguenze della sconfitta elettorale, conseguenze che si faranno sentire sia a breve che a lungo termine sulla nostra associazione. Per quel che ci riguarda, per quello che è di nostra competenza, è giustissimo ciò che è stato richiesto da più di un intervento: farsi promotori di un incontro con il partito dei DS, con il partito della Rifondazione comunista e con le altre formazioni di questa sinistra disgregata. Cercheremo di realizzare questi incontri, per richiamarli ai valori dell'Antifascismo, insieme alle altre organizzazioni antifasciste o da soli, se non troveremo consenso. Chiederemo un incontro al Presidente della Repubblica - del resto è nella tradizione della nostra Associazione richiedere un incontro ad ogni cambio di Presidenza - sia per un saluto e un augurio, sia per porre i problemi che ci preoccupano e ci affliggono. Ora, venendo allo stato delle iniziative previste, ha continuato Amendola, non possiamo fare a meno di fare il punto sulla condizione dell'Associazione. Lo stato dell'organizzazione, con il passare del tempo e degli anni, va deperendo certamente a livello nazionale ma anche a livello locale. La situazione di precarietà non è riferita al numero di tesserati - malgrado tutto ci si mantiene sempre sulla quota tremila - non è riferita tanto alla situazione economica, o allo stato degli abbonamenti al giornale, ma è riferita al fatto che un certo numero di federazioni sono scomparse (e meno male che non sono scomparse le Anpi che spesso ci aiutano a mantenere un rapporto con i nostri associati, un ringraziamento doveroso alle Anpi locali che sono subentrate all'Anppia per il tesseramento e per la raccolta degli abbonamenti all'Antifascista) e soprattutto è riferita all'indisponibilità di dirigenti prima molto attivi. L'età è inesorabile e di fatto non c'è ricambio. Si riscontra quasi sempre un'enorme difficoltà a realizzare iniziative che vengono proposte con grande entusiasmo e carica ideale. Quando abbiamo deciso di convocare questa riunione congiunta, ha affermato Amendola, abbiamo riscontrato quante federazioni e quanti compagni siano ormai inattivi: ragioni di età, ragioni di salute.
Considerando tutto ciò si ha pudore a tornare a parlare dell'iniziativa di Venezia. Due anni fa la includemmo tra le nostre proposte: porre una targa sul carcere femminile a ricordo delle donne italiane e slave passate di là durante il fascismo e durante la Repubblica di Salò. Avevamo sindaco Cacciari, Diliberto al Ministro della Giustizia, l'Ulivo al governo, era favorevole il periodo e quindi ottenere le autorizzazioni varie per l'apposizione della targa, per la ricerca all'interno dei registri matricolari depositati nel carcere, ma è passato del tempo nella raccolta dei nomi e a parte il dottor Jona, persona coltissima ma anche pieno di impegni, nessuno si è affiancato in loco per portare avanti il lavoro, così tutto per ora rimane in alto mare. A Livorno c'è un nucleo forte ancora attivo e una forte intesa con l'Anpi e con l'Amministrazione locale, e con la scuola, a Empoli il comune, stimolato dalla nostra Associazione, ha realizzato molto ma quando questo manca cosa facciamo? Quando si propone una iniziativa a Empoli, Livorno, Bologna si può attuare, ma quando manca una struttura, quando mancano gli uomini in carne e ossa cosa facciamo? Sono andate bene le iniziative di Lipari, di Ventotene, dei Martiri sardi alle Fosse Ardeatine per la capacità di collegarci con egli Enti locali, ma quando mancano forze nostre e amministrazioni locali cosa facciamo? E' necessario collegarsi ad altre forze, ad altri uomini che appartengono all'Antifascismo che collaborino con noi e che siano in grado di contribuire ad estendere la conoscenza dell'Antifascismo.
Su questa linea di condotta l'Anppia nazionale pubblicherà fra qualche mese un libro curato dal prof. Paolo Bagnoli su una scelta degli scritti di Paolo Vittorelli, direttore del "Corriere degli Italiani", giornale di Giustizia e Libertà che veniva stampato nel '41 al Cairo in Egitto. Faremo una presentazione a Torino, a Firenze, a Bologna e a Roma.
Siamo ancora in alto mare per il convegno su confino e internamento di terraferma. Abbiamo due possibilità: una a Pisticci, ma si dovrebbe attendere la fine del restauro dei baraccamenti, e l'altra è a Teramo, dando voce non tanto ai grandi nomi della cultura, ma valorizzando le ricerche e l'impegno culturale sui temi a noi cari di giovani studiosi -ferma restando un'introduzione politica della nostra associazione.
C'è un distacco dall'Anppia e dall'Antifascista che non è un distacco affettivo, ma è comunque un distacco che incide sulla capacità di lavoro della nostra organizzazione.
La nostra sede oramai riceve solo telefonate per le pratiche dei perseguitati politici e dei perseguitati razziali, oppure da parte dei ricercatori che sono interessati ad avere informazioni sulle carceri, sulle località di confino, sugli antifascisti, telefonate di giovani laureandi e di studiosi.
Noi avvertiamo e sentiamo il mancato ringiovanimento della nostra Associazione. Ci abbiamo provato direttamente ma i risultati sono ancora insoddisfacenti. Avvertiamo e sentiamo la necessità dell'unificazione delle forze antifasciste, ma anche in questo caso i risultati non sono dei più felici.
Noi non possiamo vivere vegetando, ha affermato con forza Pietro Amendola, noi dobbiamo vivere portando avanti il nostro compito principale: tramandare la memoria scritta, la memoria orale, la memoria audiovisiva. Lasciare tracce. Noi dobbiamo collocare al primissimo posto la Biblioteca Del Pont, l'arricchimento è legato anche ai contributi di voi tutti. Entrare nel circuito Internet con maggiore impegno e solerzia, per far conoscere la storia dell'Antifascismo di ieri e di oggi, portando avanti le nostre idee e i nostri valori.
Anello Poma di Biella, Luigi Orlandi, Simonetta Carolini, Giovanni Geppetti di Livorno, Goffredo Vignozzi di Empoli, Salvatore Sbressa, Paolino Ranieri, sono intervenuti nel dibattito sottolineando le difficoltà ma anche gli effetti positivi di alcune iniziative intraprese e che hanno riscosso un notevole successo soprattutto sul piano culturale. Tutti hanno sottolineato la necessità di riuscire a trovare una connessione con il mondo giovanile con mezzi e formule nuovi che permettano di collegare la battaglia antifascista di ieri alla battaglia antifascista di oggi e di contrapporre, con decisione, forti iniziative di carattere culturale al revisionismo imperante.
Claudio Cianca partendo da un episodio di carattere personale, ha sottolineato come presentando l'Antifascismo come monopolio del partito comunista si è alimentato un meccanismo di rimozione dell'Antifascismo, rimozione che porta a discutere, a parlare della storia dal 1943 in poi. Parlare della guerra di Liberazione d'altra parte è più facile che parlare dell'Antifascismo, assai più complesso politicamente e culturalmente. Ci sono stati poi i revisionisti che pur svolgendo un'azione provocatrice hanno tuttavia risvegliato una maggiore attenzione nei confronti della storia dell'Antifascismo. Quel che manca di fatto è un'azione coordinata nell'affrontare la tematica dell'Antifascismo, una moltitudine di iniziative non coordinate. L'unica iniziativa coordinata e di forte presa è quella rivolta alle leggi razziali: non c'è scuola che non abbia dedicato una giornata al problema razziale, non c'è istituzione che non dia il suo avallo per la realizzazione di iniziative dedicate alla Shoa; ma leggi razziali, Shoa, la tragedia dello sterminio, vengono, però, visti al di fuori della storia del fascismo e dell'Antifascismo. L'importanza di iniziative culturali è fuori discussione soprattutto se dopo vengono fatte seguire dalla diffusione di pubblicazioni e libri. Altro compito che spetta alla nostra Associazione è quello di non far dimenticare tutti i personaggi illustri e meno illustri dell'Antifascismo militante, senza cadere nella trappola della contrapposizione al movimento comunista. Cianca ha inoltre espresso il suo convincimento sulla bontà della creazione della Biblioteca come mezzo di diffusione della cultura antifascista con la possibilità di offrire strumenti di ricerca per le scuole e i giovani studiosi.
Cianca, a conclusione del suo intervento, ha avanzato la proposta di un'iniziativa di carattere internazionale di cui l'Anppia dovrebbe essere promotrice, da realizzarsi con le associazioni antifasciste, di vari paesi europei, la cui costituzione nasca dalla lotta al nazifascismo, per un rafforzamento dei valori che hanno ispirato l'unità europea figlia dalla lotta antifascista.

Nel corso della riunione hanno portato un saluto e un contributo non formale al dibattito la vice sindaco Paola Bedarita e la consigliera provinciale Lorella Caprai.

 


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