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L'Antifascista

IL G8 DI GENOVA

Quale segnale si vuol lanciare?
di Carlo Pedrazzi



Il 20, 21 e 22 luglio 2001, si é svolto, a Genova, il vertice dei paesi più ricchi e maggiormente industrializzati e tecnicamente avanzati della Terra.
La decisione, che Genova fosse la sede dell'incontro dei capi di governo degli otto paesi, fu presa dal precedente governo, approvata peraltro all'unanimità da tutto il Parlamento.
Per l'occasione furono stanziate diverse centinaia di miliardi affinché fosse possibile attuare un'opera di restauro consistente per dare, alla nostra città, un volto rinnovato, corrispondente al ruolo istituzionale che le era stato affidato.
Il restauro è stato imponente: piazze, strade, palazzi, chiese e monumenti sono tornate a risplendere dando, alla città un aspetto consono con la storia, la cultura e il ruolo che Genova, "La Superba", ha vissuto nei secoli che ci hanno preceduto. Tutto questo per una degna accoglienza ai "grandi" e lustro all'Italia in Europa e nel mondo.
I risultati degli incontri che in quei giorni si sono susseguiti, non sono stati dei tutto esplicitati, o quanto meno non hanno appagato appieno le aspettative dei popoli più diseredati del mondo.
Gli stanziamenti decisi per la cura delle gravi malattie, che affliggono l'umanità dei due terzi della popolazione mondiale, sono insufficienti se raffrontati alla gravità di flagelli quali: fame, AIDS, malaria, tubercolosi che devastano le popolazioni più povere, i bambini.
Per contestare le scelte che avrebbero fatto i G8, come già avvenuto in altre parti del mondo: Seattle; Nizza; Goteborg, i movimenti anti G8, si sono dati appuntamento a Genova. Obiettivo dei movimenti: azzeramento del debito dei paesi poveri; stanziamenti adeguati per la cura delle malattie che flagellano l'umanità.
Il giorno 19 si ebbe nella cosiddetta "zona gialla", la prima manifestazione pacifica di protesta, quella dei migranti. Fu una manifestazione serena, gioiosa e partecipata: giovani, famiglie, anziani, di tutte le razze e fedi religiose, di convinzioni politiche diverse. Si calcola che vi presero parte circa 35-40.000 persone, in un clima pacifico anche se costantemente vigilate da un nutrito drappello di poliziotti e carabinieri. I partecipanti volevano portare all'attenzione dei "grandi" i problemi che affliggono l'umanità e la inesistente sensibilità che vi è da parte loro di porvi rimedio.
Il felice esito della discesa in piazza del movimento dei migranti; cui ha aderito la cittadinanza ha fatto ben sperare per quelle che sarebbero state promosse nei giorni successivi. Ma occorre, a questo riguardo, tenere presente un dato importante. La manifestazione del 19 si svolse in un contesto in cui non erano ancora arrivati gli otto capi di governo; per cui l'eco della manifestazione sarebbe giunta, alle loro orecchie, molto affievolita e, quindi, non avrebbe offuscato il prestigio e l'autorità di Berlusconi. Le manifestazioni dei giorni 20 e 21 non ebbero una conclusione pacifica come aveva lasciato sperare quella del giorno prima.
Il giorno 20, un giovane, Carlo Giuliani, è stato ucciso da un giovane carabiniere come lui agli albori della vita. Vittima di una violenza cieca la cui responsabilità politica ricade sul governo.
Non è chiaro in che modo si siano infiltrati, all'interno dei movimenti pacifisti, elementi violenti le cosiddette "tute nere", militanti "Black Bloc", i quali ben lontani dalla famosa "zona rossa", l'isola felice entro la quale i capi di governo erano superprotetti, hanno messo in atto una azione sistematica di vandalismo atroce, adottando una tattica di guerriglia urbana e una conoscenza della città che lascia non pochi dubbi sull'identità di questi individui. Ma ciò che desta maggiore indignazione e sconforto, è il comportamento delle forze dell'ordine, le quali non solo arrivavano quando i devastatori se ne erano già andati in altre zone per dare vita a nuovi atti di violenza, ma sfogavano il loro accanimento contro i pacifici manifestanti senza distinzione di età, sesso, funzioni (giornalisti - medici - avvocati) picchiati con inaudita ferocia.
Le immagini trasmesse dalla televisione, in particolare dal TG3 e da alcune locali come Telecittà di Genova, sono più che eloquenti della guerriglia che ha sconvolto Genova.
Ma, forse, più di ogni altra immagine apparsa in quei tristi giorni, è ciò che si è verificato nella notte tra sabato 21 e domenica 22, quando forze speciali di polizia hanno fatto irruzione all'interno delle scuole Diaz e Pertini.
Non mi dilungherò su questi tragici fatti. Sono noti a tutti: la stampa e la televisione ne hanno dato notizia. E non solo la stampa italiana, ma anche parecchi giornali di altri paesi europei.
I fatti che hanno sconvolto Genova, oltre a lasciare un profondo dolore nei suoi abitanti per le tradizioni di libertà, democrazia e civiltà che hanno caratterizzato la storia della "Superba", devono farci meditare sulle motivazioni politiche che li hanno provocati.
L'attuale governo di centrodestra (più destra che centro) non accetta la contestazione, non vuole essere contraddetto, ciò che fa non deve e non può essere messo in discussione da chicchessia.
Questo è un gran brutto segnale perché si vuole far passare nella pubblica opinione il concetto che ogni tipo di protesta, di manifestazione potrebbe sfociare nella violenza e, allora, è meglio che i benpensanti si facciano paladini del governo che condanna di ogni forma di contestazione.
Il momento che stiamo vivendo è grave e pieno di incognite, sia sul piano sociale sia politico sia culturale; il tentativo è chiaro, quello di dare avvio a una stagione repressiva che ha tutta l'aria di trasformare le nostre istituzioni in un regime che abbiamo già vissuto nel passato con le conseguenze nefaste subite dalla popolazione del nostro Paese. Stiamo attenti.

 


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