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L'Antifascista

Ettore Gallo

SAPIENZA GIURIDICA E
PASSIONE ANTIFASCISTA

 

In ricordo di Ettore Gallo
di C.C.



L'ultimo numero di questa nostra rivista era in stampa quando ci è giunta la dolorosa notizia della repentina morte di Ettore Gallo, eminente giurista, valoroso comandante partigiano e sincero strenuo democratico. Tutti i quotidiani e la stessa TV, nonché le più alte personalità del mondo culturale e politico, hanno reso omaggio alla sua figura di magistrato, di avvocato, di docente universitario, di prestigioso presidente della Corte Costituzionale. Di particolare significato sono state le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che esprimendo il suo cordoglio ha voluto ricordare l'impegno di Ettore Gallo "nella lotta antifascista in difesa dei valori di libertà e di democrazia". Noi quasi non possiamo credere di non vederlo più sorridente, pieno di affabilità non formale, seduto al tavolo della presidenza di convegni, di riunioni indetti da istituzioni, o da associazioni democratiche, di cui era spesso relatore.
Per la sua indiscussa cultura giuridica, il suo equilibrio, il suo rifiuto di posizioni preconcette o precostituite, è stato più volte chiamato a presiedere commissioni di studio o di indagini intorno a problemi, questioni che riguardavano il funzionamento, gli atti, di un determinato organismo statale. Tra le tante commissioni in cui portò il suo alto contributo di integerrimo magistrato, vogliamo ricordare quella istituita per far luce sulla consistenza e la veridicità circa gravi reati commessi da militari della missione italiana in Somalia.
Difficilmente parlava di sé stesso, della sua vita. Abbiamo letto con viva emozione quanto ha confidato della sua infanzia ad Adriano Sofri durante una visita fattagli in carcere per esprimergli la sua solidarietà e il suo profondo rammarico di non essere riuscito, nonostante l'impegno profuso a farne riconoscere l'innocenza di cui era convinto.
La sua infanzia è stata assai triste. A soli tre anni rimasto orfano di entrambi i genitori fu cresciuto da uno zio. La vita dura e difficile, funestata dalla morte di fratelli, nipoti non fiaccò il suo spirito. Giovane magistrato non rimase indifferente alle drammatiche vicende che attraversava il nostro Paese. Entrò nella Resistenza aderendo al Partito d'Azione e assunse il comando di una divisione partigiana. Fatto prigioniero dai nazisti riuscì ad evitare la fucilazione. Dopo la liberazione non si chiuse nella sua attività di docente, di magistrato, ma continuò nel suo impegno politico, nella difesa dei valori di libertà, di democrazia di giustizia sociale per i quali aveva combattuto e rischiato la vita. Aveva il culto della verità ricercandola sia nella sua attività di magistrato come nel suo impegno politico. Non faceva sfoggio della sua grande sapienza giuridica, ma la metteva a disposizione per aiutare, amico od avversario che fosse, a comprendere ad interpretare i fatti, la realtà. Di carattere sereno, paziente, reagiva con forza quando riscontrava la malafede, i tentativi di falsare la verità, di offuscarla per interesse di parte. E' stato un deciso, fermo avversario di quanti sotto lo specioso pretesto di approfondire la ricerca storica su fatti, avvenimenti tendono a negare la verità con lo scopo di inficiare i principi e i valori dell'antifascismo che hanno animato la lotta di Resistenza e sono le fondamenta su cui poggia tutto l'impianto della nostra Costituzione repubblicana, le cui norme debbono essere le regole inalienabili della nostra democrazia e dello sviluppo economico e civile della società. Con l'acutezza del suo ingegno giuridico, del suo rigore morale, con l'esempio di tutta la sua vita di fervente sincero democratico ha combattuto il cosidetto "revisionismo" di maniera strumentalizzato a fini di lotta politica. Difendeva una norma non per mero puntiglio professionale, ma ne esaminava la validità di fondo, della sua rispondenza all'esigenza di giustizia, di libertà, di democrazia. Non limitava il suo impegno di studioso nei convegni accademici, ma partecipava a riunioni, ad assemblee indette dalle associazioni democratiche, culturali dove portava non solo la sua esperienza giuridica ma la passione di antifascista, di partigiano, riaccendendo la fiducia in quanti esprimevano dubbi, delusioni di fronte ai gravi problemi che turbano la nostra vita democratica. E' stato un maestro non solo per i giovani ma anche per i più anziani. Lo ricordiamo con affetto e con gratitudine e sentiamo la sua mancanza in un momento in cui di uomini della sua tempra della sua coerenza, della sua dedizione alla causa della giustizia, della libertà e della democrazia il nostro paese ha particolarmente bisogno.
I compagni dell'Anppia rendono alla sua memoria questo doveroso omaggio con la certezza che il suo esempio non andrà perduto.


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