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PER IL LAVORO, L'EUROPA, LA DEMOCRAZIA

Uno stimolo per l'unità delle forze democratiche e antifasciste

di Enrico Petrocelli


La vittoria politica delle destre e la nascita del nuovo governo Berlusconi segnano l'apertura di una nuova fase politica nel Paese.
Una vittoria elettorale, quella del 13 maggio, che ci consegna una maggioranza politica che è minoranza numerica nei suffragi nazionali, capace tuttavia di prevalere per la divisione del fronte delle forze democratiche. Una vittoria che, grazie al sistema elettorale vigente, definisce una maggioranza parlamentare nettissima, che da mani libere al Governo e rischia
di cancellare l'iniziativa dell'opposizione democratica in Parlamento.
Una vittoria innanzi tutto politica quindi, che non segna uno spostamento massiccio dell'elettorato, ma che indica comunque un consenso largo e trasversale di diversi soggetti sociali intorno ad una proposta di trasformazione dell'Italia demagogica e populista, eppure rivelatasi convincente, che mira a realizzare una modernizzazione liberandosi di vincoli e negando tutele sociali, spazzando via un sistema di prestazioni universalistiche, un patrimonio di diritti e libertà che rappresentano l'identità repubblicana e democratica del nostro Paese, sanciti dalla nostra Costituzione.
Una vittoria che è testimonianza di una grande sintonia con gli umori profondi del Paese, con crescenti spinte corporative, istanze individualistiche e localistiche, pulsioni disgregatrici. Tensioni che attraversano una società in profonda trasformazione, che è già da anni investita da processi di modificazione dei rapporti di produzione e del mercato del lavoro, da innovazioni nei sistemi economici e finanziari internazionali di carattere globale, da una crisi del ruolo e delle funzioni dello Stato nazionale e del patto sociale che nel '900 ne è stato fondamento in occidente, garantendone stabilità democratica e coesione sociale.
I processi di finanziarizzazione crescente del capitalismo mondiale, la tendenza prevalente alla costituzione di eccezionali concentrazioni di potere economico attraverso la fusione di multinazionali, i meccanismi di liberalizzazione delle relazioni commerciali internazionali, accompagnati al contempo da un odioso protezionismo in favore di alcune esclusive produzioni a discapito dei mercati poveri, sono il segno di un liberismo economico che domina indisturbato lo scenario mondiale, in assenza di adeguati contrappesi di segno politico.
In risposta a relazioni economiche e commerciali sempre più globali, a sistemi dell'informazione e di accesso ai saperi sempre più interconnessi che mettono in rapporto, a confronto e quindi anche in conflitto culture, religioni, identità sociali e storiche, registriamo una chiusura regressiva, localistica, identitaria delle comunità politiche nazionali, in chiave nazionalistica o etnica. Un ritorno al legame di sangue, al vincolo d'identità con la propria terra, che spinge al rifiuto dello straniero, alla ricerca di una cultura di governo più autoritaria, decisionista, protezionista.
E' proprio nell'intreccio di liberismo economico, localismo identitario e corporativismo sociale che si ritrovano i caratteri di fondo del consenso politico elettorale delle destre.
Il Governo Berlusconi, sin dalle sue prime settimane di attività, imprime il segno di una cultura di governo autoritaria, illiberale, reazionaria. E' il suo stesso assetto, con una Presidenza del Consiglio dalla guida politica forte e detentrice di ampie deleghe non conferite ai dicasteri, a testimoniare una volontà di comprimere la dialettica in seno all'Esecutivo, tra questo e il Parlamento, tra il Governo e gli altri organi costituzionali, bersagli di gravi e ripetuti attacchi politici, che mettono seriamente a rischio il rispetto dell'autonomia e della divisione tra poteri e istituzioni dello Stato.
Le scelte per ora compiute sono esemplari: la riforma del diritto societario, con la depenalizzazione del falso in bilancio e l'attacco politico al movimento cooperativo, colpito duramente sul profilo fiscale; l'abolizione della tassa di successione per i ricchi; l'istituzione di tre commissioni parlamentari d'inchiesta sull'operato dei governi dell'Ulivo nella precedente legislatura; il blocco della riforma dei cicli scolastici e l'annunciata volontà di demolire l'impianto pubblico del sistema educativo italiano; l'attacco ai diritti dei lavoratori, a partire dalla libertà di licenziamento senza giusta causa; la messa in discussione della disciplina sull'aborto; la discussione sulla riforma dello Stato, con interventi di devoluzione di funzioni qualificanti del governo nazionale a partire dalle forze dell'ordine e dall'istruzione, configurano un progetto politico di segno reazionario.
A suggello di questi atti, c'è la gestione politica del vertice di Genova, le scelte di pubblica sicurezza che hanno accompagnato quelle giornate di inaudite violenze, il drammatico sospetto di un utilizzo politico da parte di settori del Governo degli apparati delle forze dell'ordine.
L'intenzione politica che emerge , dunque, non è solo quella di voler spazzare via lo sforzo di riforme e di equa modernizzazione del Paese che i Governi di centro-sinistra in questi anni avevano avviato, ma di colpire più a fondo l'identità democratica, il patto sociale e di cittadinanza che il Paese ha scritto ormai più di 50 anni fa, all'indomani della guerra di liberazione e che sancì nella sua Carta Costituzionale, fondandola sui principi della democrazia e dell'antifascismo.
Un patrimonio di valori, di libertà, di diritti politici e sociali, che sono oggetto di un attacco politico determinato da parte delle forze della destra italiana, intenzionate a ridefinire il patto di convivenza tra gli italiani su una gerarchia di valori e diritti assai meno inclusivi e universalistici, su un impianto politico che cancelli l'identità storica del nostro Paese, le sue radici di libertà e di uguaglianza, conquistate nel ventennio di lotta clandestina al regime fascista, poi con la Resistenza, quindi con la nuova Costituzione e con l'assetto democratico e repubblicano delle istituzioni.
Il rischio che si profila è quello di rotture sociali profonde, tanto più gravi a fronte di uno sbandamento e di una divisione delle forze democratiche, del movimento dei lavoratori e in particolare dei sindacati confederali. Divisioni e sbandamento che attraversano da vicino soprattutto la sinistra politica e sociale. Le divisioni nel mondo del lavoro, la debolezza di progetto e di guida politica della sinistra sono un problema non solo per la sinistra italiana, ma per la tenuta democratica di tutto il Paese.
L'azione politica delle destre rischia di non incontrare una risposta forte da parte dell'opposizione democratica in Parlamento e nel Paese, una risposta capace di indicare sempre soluzioni possibili e proposte di governo più convincenti e giuste, in grado di incalzare la destra sulle sue
contraddizioni, in grado di aggregare consensi nuovi tra le forze sociali, nel mondo del lavoro e delle imprese.
Il rischio è anche che, mancando una guida politica riformista alle forze sociali più deboli, al mondo del lavoro, prendano spazio e prevalgano spinte radicali, movimentiste, antagoniste. Si deve scongiurare la prospettiva di un'involuzione massimalista delle forze democratiche o di una loro parte significativa, una radicalizzazione politica che rischia di allontanare dal Paese reale, dalla percezione degli interessi di fondo dell'Italia e delle aspettative larghe dei cittadini, dalla capacità di mettere in connessione queste aspettative con un progetto di società, con una credibile proposta di governo.
E' urgente una ripresa di iniziativa dell'opposizione democratica, una ricerca di unità del movimento dei lavoratori a partire da una ritrovata capacità di misurarsi con le trasformazioni che attraversano il Paese, costruendo un progetto riformista innovativo, intorno a cui costruire alleanze politiche e sociali per riaprire la via dell'alternanza.
Un progetto di governo che indichi la prospettiva di un nuovo patto sociale, da ridefinire a partire da nuovi strumenti di tutela e rappresentanza del mondo del lavoro, di accesso al mercato del lavoro e di formazione permanente.
Un patto sociale che intrecci in forme nuove il lavoro al sapere, alle nuove aspettative di vita, a nuovi sistemi di protezione e promozione sociale. Un patto sociale sovranazionale, un patto di profilo europeo, che concorra a definire l'identità dell'Europa politica che stiamo costruendo. Non l'Europa dei popoli e delle piccole patrie. Piuttosto l'Europa della politica e dei diritti sociali, l'Europa che guarda all'allargamento ad Est, una potenza democratica e di pace, un soggetto politico sovranazionale capace di giocare un ruolo di governo nel mondo globale. Lavoro, Europa, Democrazia: questi i nodi di fondo intorno a cui ricostruire un progetto, un'iniziativa di massa delle organizzazioni e delle forze democratiche nel nostro Paese.
Questi in fondo sono i temi che definiscono l'identità stessa dell'Italia, il suo legame storico con gli altri grandi paesi del continente, con cui condivide la matrice democratica e antifascista sulla quale ha ricostruito all'indomani del secondo conflitto mondiale una comunità nazionale unita e libera.
Le forze democratiche dovranno impegnarsi in questo lavoro di elaborazione e di iniziativa politica, non avendo di mira solo il contingente, l'attualità. Dovranno riconquistare il senso storico della loro direzione. Perché quando si smarrisce la memoria, si perde la percezione della realtà presente e si diventa incapaci di progettare il futuro. Per questo dovranno sviluppare un loro spazio di iniziativa, al fianco delle forze politiche e sindacali democratiche, anche le associazioni antifasciste e resistenziali, per rinnovare oggi le ragioni ideali e lo spirito delle battaglie di democrazia e libertà di cui sono state protagoniste oltre 50 anni fa, nelle sfide del futuro, tanto più necessario e indispensabile di fronte ad una coalizione di governo fortemente inquinata da elementi razzisti e fascisti.
Ritrovare così un proprio e più incisivo spazio di iniziativa politica, dando da subito un segnale di unità nel loro lavoro comune, di coinvolgimento di tutte le forze democratiche e di apertura all'impegno, anche associativo, delle giovani generazioni.


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