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VITE
SPEZZATE
I 15430 morti nella guerra 1940-45. Un censimento in
provincia di Cuneo".
A
cura di Michele Calandri
introduzione di Giorgio Rocha
Mentre
scrivo queste righe di commento al meritevole e nobile volume "Vite
spezzate" dell'Istituto storico della Resistenza cuneese, da alcune
ore è scoppiata la guerra in Afghanistan.
Immediata una riflessione certamente non originale: le guerre, tutte
le guerre, di difesa, di attacco, giuste, ingiuste, chirurgiche, mirate,
totali o meno, procurano un solo effetto reale: solo gli stracci vanno
per aria. Cioè noi, tutti noi, cittadini di un mondo in cui qualcuno
fa i propri giochi sopra la nostra testa e a cui non è possibile
dire: no! Non ci sto.
Occidentali, orientali, tutti pagheranno un prezzo alto, molto alto;
le scelte inaccettabili e politicamente incomprensibili del terrorismo,
le scelte dei capi di stati da esso offesi, procurano e procureranno
solo dolori alla gente comune, a noi, che diverremo numeri per statistiche
e per la storia come sono diventati numeri di un contatore senza fine
Abà Eugenio di 33 anni n.1, Abaco Giovanni di 22 anni n.2, Borello
Ettore di 22 anni n.2583, Giraudo Bianca di 23 anni n.7808, Rovella
Adelaide di 23 anni n.13056, Volpe Valentino di 39 anni n.15126, e così
via per arrivare al n.15231.
Trent'anni di paziente lavoro per sapere quanti uomini e donne sono
morti a causa della terribile II guerra mondiale e chi fossero. Inutile
sapere i nomi? Inutile sapere quale mestiere facessero, che età
avessero? No, non credo. Il dato 15231 morti vuol dire tutto e niente,
se a questi morti non si aggiungono nome e cognome, l'età, la
professione, insomma le notizie minime che possano dare una fisionomia,
dietro ad ogni numero c'erano persone vive con i loro sogni, con le
loro relazioni di affetti, con le loro passioni e speranze riposte nella
costruzione di una vita diversa, migliore.
Sfogliando queste 1000 pagine, l'apparente esiguità dei dati
per la difficoltà oggettive di ricostruire la vita di questi
uomini e donne, (ed elemento purtroppo non secondario l'aspetto economico
di tale ricerca) non è un elemento sufficiente per dire che ci
troviamo davanti ad un elenco telefonico, come spesso vengono considerati
questi tipi di pubblicazioni, ma se ci si pone un po' di attenzione
emergono con forza tantissimi dati che danno alla fine il quadro di
un'umanità, tutta indistintamente, offesa nella sua capacità
di essere vitale.
Per esempio un dato che emerge con evidenza è quello dell'appartenenza,
in modo maggioritario, al mondo contadino dei caduti militari, dei caduti
delle formazioni partigiane, dei civili.. Persone che vengono strappate
alla durezza della vita agricola ma pacifica, per essere arruolati e
andar a combattere in terre straniere: (Urss, Albania, Grecia e così
via) per volere di chi aspirava a creare, chissà per quale contorta
ambizione l'Impero; oppure gente che decide di andare a difendere in
mezzo ai monti tra mille disagi la propria terra da chi la invade ingiustamente
e fa del terrore un'arma letale, oppure chi crede di combattere una
guerra per un probabile benessere, convinto da ideologie di supremazia,
senza rendersi conto che non avrebbe mai partecipato al banchetto del
potere.
Ancora: l'età media dei caduti oscilla tra i 20 e i 30 anni.
Giovani, tutti troppo giovani per morire, "la guerra dissangua
le classi più giovani".
I 15231 morti accertati negli anni 1940-1945 (II guerra mondiale) della
sola provincia di Cuneo o morti nella provincia di Cuneo sono la somma
di:
militari che prestarono servizio nelle tre armi del Regio Esercito (Esercito
Marina Aeronautica) e nelle formazioni del PNF vittime della guerra
fascista fino all'8 settembre 1943 compresi i dispersi sui vari fronti,
i militari di origine cuneese del Corpo Italiano di Liberazione e i
militari catturati dai tedeschi dopo l'8settembre 1943,
i partigiani riconosciuti dalla Commissione Militare Regionale Piemontese
e i partigiani che hanno militato nelle formazioni partigiane all'estero
Francia Jugoslavia Grecia ,
i civili deceduti in conseguenza di bombardamenti oppure in conseguenza
di rastrellamenti e rappresaglie nazi-fasciste,
gli ebrei deportati nei campi di concentramento,
tutti coloro che hanno aderito alla Guardia nazionale repubblicana ,
i soldati tedeschi caduti nel corso di operazioni militari,
gli alleati che alla data dell'8 settembre 1943 erano fuggiti dai campi
di concentramento e per varie ragioni sono caduti nella provincia cuneese,
nonché gli aviatori caduti in missione,
gli ignoti il cui decesso è sicuramente attribuibile al conflitto
ascrivibili alle formazioni partigiane, a civili oppure a membri della
RSI
Insomma tutti coloro che "il costo della guerra l'hanno pagato
davvero e per intero".
Un doveroso grazie a Giorgio Rochat, a Piermario Bologna, a Nicola Rolla,
a Michele Calandri, a Alessandra Demichelis, a Marco Ruzzi, a Clementina
Agosta, dei quali raccomando a tutti la lettura delle loro noto introduttive,
e a coloro che ora e in passato hanno dato un contributo a che questo
monumento alla memoria.
Un esempio da imitare.
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Istituto
storico della Resistenza di Cuneo e provincia
Provincia di Cuneo
Savigliano,
giugno 2001
pp.1097
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