RECENSIONE di Renato JONA

 


PROLOGO DI UNO STERMINIO

di Der Nister

 

Parlare del libro di Der Nister dà sempre e comunque la sensazione di mutilarne qualche aspetto importante. Per inquadrare l'ambiente in cui si svolge la storia dei protagonisti è bene forse cominciare a dare in breve un'idea dell'autore, ucraino, che sotto il citato pseudonimo, rimane uno dei più grandi scrittori russi di lingua yiddish. Ebreo, di famiglia di stretta osservanza religiosa, era nato nel 1884 a Berdicev. Uno dei motivi per cui scrisse sotto pseudonimo, (Der Nister significa Colui che è nascosto) probabilmente si può ritrovare nella mistica chassidica, che è legata alla leggenda dei 36 giusti. Gershom Sholem, il noto studioso di mistica ebraica, scrive che secondo una antica tradizione che risale ai tempi del Talmud, esistono in ogni generazione 36 giusti "dalla cui esistenza dipende quella del mondo stesso. La loro anonimità è fondamentale alla loro funzione e uno di essi forse è il Messia, celato a se stesso e al mondo finché esso non ne diverrà degno. "Ecco dunque uno dei perché, un motivo d'attrazione tra i chassidim dell'Europa orientale che, su queste figure umili, hanno elaborato innumerevoli leggende.


Il nostro Autore nel 1913 scrisse "A Mayse", una Storia, uno dei primi racconti simbolisti e tante poesie per bambini: il mondo dell'infanzia e quello della fiaba costituivano infatti un interesse profondo per Der Nister. Per delineare meglio la vita di questo Autore, è bene sapere che l'opera successiva, "Storia di un gallo " fu illustrata nientemeno che da Marc Chagall. Nachmann Maysel, il noto critico letterario riferisce che lo "scrittore di piccole storie partecipava agli incontri letterari in casa di David Bergelson, a Kiev.Der Nister era solito apparire dal nulla, non si sapeva da dove venisse, dove andasse e nemmeno dove pernottasse. Sprofondato nel divano, leggeva con tono basso e ritmico uno dei suoi racconti, senza mai guardare gli ascoltatori: poi, finita la lettura, ripiegava i fogli e li riponeva nella borsa, mentre il pubblico si riaveva lentamente come da un sogno o da un incantesimo."
Tornato in Russia nel 1945, subì la repressione dell'intellighenzia di lingua yiddish: nel '48 fu arrestato e deportato. Morì nell'ospedale di un lager staliniano nel 1950.
La sua narrazione costituisce una delle forme più alte di testimonianza, un "parlare per chi non può parlare". Non inventò i personaggi dei casi drammatici e tragici trattati. Si limitò a descrivere. Non riportò nomi veri per rispetto, ma più d'uno riconobbe nei personaggi amici e conoscenti comuni.
Il libro di cui ci occupiamo è costituito da cinque storie che consentono di verificare come l'Autore non intendesse scrivere testi letterari, ma piuttosto dare una veste di documento, di testamento alla distruzione del popolo ebraico.

Queste cinque storie presentano tutte una analoga impostazione: iniziano con la descrizione dei personaggi inseriti nel loro mondo (che è poi quello degli stetl) con le loro preoccupazioni, le loro idee, le loro debolezze e le loro piccole manie. Poi in tutte le storie il racconto si interrompe bruscamente, la vita "normale" viene troncata all'improvviso dallo scoppio della guerra e dall'invasione tedesca. Spariscono d'improvviso i rapporti sociali, i pensieri solidi, ciò che prima era scontato e radicato lascia il posto all'assurdo, allo stridente, all'inumano, alla ferocia fine a se stessa. L'analisi del prima e del dopo lascia il lettore atterrito e dimostra come una divisa, un'ideologia, una disciplina possano trasformare il mondo senza possibilità di difesa.

Quasi assurdo questo salto: quel 1939, scoppio della guerra, e la successiva invasione tedesca, nel giro di due o tre settimane, questo cambiamento repentino di "clima" , di modo di esistere, di vivere, queste regole così rapidamente cambiate, lasciano il lettore interdetto.

Si tratta di una immersione nel mondo yiddish nel cuore di un'ebraismo che pochi in occidente conoscono nelle sue peculiarità e della sua distruzione rapida, sistematica, ineffabile.

I valori del suo mondo, la finezza dei suoi personaggi rivelano tutta una cultura tipicamente ebraica, ma con il taglio yiddish.

Il primo racconto è impressionante per la pena che suscita il protagonista: Heshel, un ragazzo strano, di famiglia benestante, ma assai malato, che si trova a perdere l'affettuosa "protezione" del mondo che lo aveva circondato, e ad affrontare da solo l'umiliazione gratuita imposta da un feroce ufficiale tedesco. La reazione più inaspettata e del tutto impensabile del ragazzo lascia veramente allibiti. Il secondo racconto, quello riguardante il rabbino, Reb Aaron Moneses e suo nipote Itzkil è un capolavoro di analisi di introspezione degli animi umani, osservati e descritti nei loro scrupoli, nelle incertezze, nella loro dignità. Il contrasto tra le due figure, una dallo sguardo "spento, mite, come rivolto sempre al passato, uno sguardo che arrivava dai tempi antichi", mentre quello del nipote ardeva di vivacità, sempre proiettato verso il futuro e verso ciò che gli accadeva intorno.

La ponderazione e l'irruenza, l'ascetismo e l'immersione nella vita: nonno e nipote erano uno opposto all'altro quanto a carattere e genere di vita. Malgrado ciò si adoravano. Ma l'invasione tedesca e in particolare gli sfoghi violenti del Capitano della Gestapo Einrich Dreier, che da anni covava odiosi motivi personali per infierire sugli ebrei, liberandosi così dai suoi fallimenti e dalle sue frustrazioni, avvicinò curiosamente i due protagonisti, destinando loro la stessa sorte, ben facilmente immaginabile, che li rese singolarmente uguali pur nella diversità dei loro caratteri. Anche nelle altre storie gli affetti di famiglia, i sacrifici per educare figli o nipoti rimasti orfani, la vita dedicata alla legge, allo studio e all'educazione costituiscono il naturale preambolo.

Poi la storia si sviluppa dolorosa all'apparire dei nazisti, al capriccio dei militari, alla distorsione della realtà, la determinazione di non cedere nulla, tantomeno la propria dignità, sono il filo conduttore dei comportamenti di fronte al nuovo regime che non ha fretta e che ha comunque tempo per vendicarsi.


Con cinque piccole, grandi storie, la tragedia umana del mondo ebraico, vissuta in occasione dell'invasione tedesca, è descritta in modo magistrale, quasi mai direttamente, ma spesso attraverso pensieri, riflessioni, reazioni interiori profondamente umane. In fondo è questa la tragedia, non quella materiale, ma quella intima di ogni individuo; la disperazione di veder crollare il proprio mondo, ma in genere il mondo con i suoi principi: quel mondo pieno di scrupoli che continuava ad usare persino una lingua diversa, l'yiddish, che, unica al mondo, poteva avere il vanto di non essere mai stata utilizzata per dichiarare guerra a nessuno. In questo libro, grazie a Der Nister, assistiamo ad una incredibile fusione di cronaca e letteratura. Soltanto un autore così raffinato poteva rispettare il compito primario di uno scrittore: utilizzare la parola come strumento di diffusione "di un sapere altrimenti negato", intendendo il libro come memoria e grazie a questa impostazione, le parole, anche le singole parole, colpiscono il lettore in modo indelebile.

Marsilio
Editore

Der Nister

Prologo di uno sterminio

pp. 142

£.
22.000