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RECENSIONE di Renato JONA |
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PROLOGO DI UNO STERMINIO di Der Nister
Parlare del libro di Der Nister dà sempre e comunque la sensazione di mutilarne qualche aspetto importante. Per inquadrare l'ambiente in cui si svolge la storia dei protagonisti è bene forse cominciare a dare in breve un'idea dell'autore, ucraino, che sotto il citato pseudonimo, rimane uno dei più grandi scrittori russi di lingua yiddish. Ebreo, di famiglia di stretta osservanza religiosa, era nato nel 1884 a Berdicev. Uno dei motivi per cui scrisse sotto pseudonimo, (Der Nister significa Colui che è nascosto) probabilmente si può ritrovare nella mistica chassidica, che è legata alla leggenda dei 36 giusti. Gershom Sholem, il noto studioso di mistica ebraica, scrive che secondo una antica tradizione che risale ai tempi del Talmud, esistono in ogni generazione 36 giusti "dalla cui esistenza dipende quella del mondo stesso. La loro anonimità è fondamentale alla loro funzione e uno di essi forse è il Messia, celato a se stesso e al mondo finché esso non ne diverrà degno. "Ecco dunque uno dei perché, un motivo d'attrazione tra i chassidim dell'Europa orientale che, su queste figure umili, hanno elaborato innumerevoli leggende.
Queste cinque storie presentano tutte una analoga impostazione: iniziano con la descrizione dei personaggi inseriti nel loro mondo (che è poi quello degli stetl) con le loro preoccupazioni, le loro idee, le loro debolezze e le loro piccole manie. Poi in tutte le storie il racconto si interrompe bruscamente, la vita "normale" viene troncata all'improvviso dallo scoppio della guerra e dall'invasione tedesca. Spariscono d'improvviso i rapporti sociali, i pensieri solidi, ciò che prima era scontato e radicato lascia il posto all'assurdo, allo stridente, all'inumano, alla ferocia fine a se stessa. L'analisi del prima e del dopo lascia il lettore atterrito e dimostra come una divisa, un'ideologia, una disciplina possano trasformare il mondo senza possibilità di difesa. Quasi assurdo questo salto: quel 1939, scoppio della guerra, e la successiva invasione tedesca, nel giro di due o tre settimane, questo cambiamento repentino di "clima" , di modo di esistere, di vivere, queste regole così rapidamente cambiate, lasciano il lettore interdetto. Si tratta di una immersione nel mondo yiddish nel cuore di un'ebraismo che pochi in occidente conoscono nelle sue peculiarità e della sua distruzione rapida, sistematica, ineffabile. I valori del suo mondo, la finezza dei suoi personaggi rivelano tutta una cultura tipicamente ebraica, ma con il taglio yiddish. Il primo racconto è impressionante per la pena che suscita il protagonista: Heshel, un ragazzo strano, di famiglia benestante, ma assai malato, che si trova a perdere l'affettuosa "protezione" del mondo che lo aveva circondato, e ad affrontare da solo l'umiliazione gratuita imposta da un feroce ufficiale tedesco. La reazione più inaspettata e del tutto impensabile del ragazzo lascia veramente allibiti. Il secondo racconto, quello riguardante il rabbino, Reb Aaron Moneses e suo nipote Itzkil è un capolavoro di analisi di introspezione degli animi umani, osservati e descritti nei loro scrupoli, nelle incertezze, nella loro dignità. Il contrasto tra le due figure, una dallo sguardo "spento, mite, come rivolto sempre al passato, uno sguardo che arrivava dai tempi antichi", mentre quello del nipote ardeva di vivacità, sempre proiettato verso il futuro e verso ciò che gli accadeva intorno. La ponderazione e l'irruenza, l'ascetismo e l'immersione nella vita: nonno e nipote erano uno opposto all'altro quanto a carattere e genere di vita. Malgrado ciò si adoravano. Ma l'invasione tedesca e in particolare gli sfoghi violenti del Capitano della Gestapo Einrich Dreier, che da anni covava odiosi motivi personali per infierire sugli ebrei, liberandosi così dai suoi fallimenti e dalle sue frustrazioni, avvicinò curiosamente i due protagonisti, destinando loro la stessa sorte, ben facilmente immaginabile, che li rese singolarmente uguali pur nella diversità dei loro caratteri. Anche nelle altre storie gli affetti di famiglia, i sacrifici per educare figli o nipoti rimasti orfani, la vita dedicata alla legge, allo studio e all'educazione costituiscono il naturale preambolo. Poi la storia si sviluppa dolorosa all'apparire dei nazisti, al capriccio dei militari, alla distorsione della realtà, la determinazione di non cedere nulla, tantomeno la propria dignità, sono il filo conduttore dei comportamenti di fronte al nuovo regime che non ha fretta e che ha comunque tempo per vendicarsi.
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Marsilio Der
Nister Prologo di uno sterminio pp.
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