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Il
fascismo raccontato da un americano
di
Peter
Tompkins
Americano,
nato ad Athene (Georgia) nel 1919, Peter Tompkins ha avuto una vita
varia e avventurosa. Figlioccio di sir d'Arcy Osborne, ambasciatore
inglese presso la Santa Sede, vive l'infanzia e l'adolescenza in Italia.
Frequenta poi l'università di Harvard dove diviene amico di Camillo
Caetani, principe di Bassiano.
Giornalista, durante la guerra è agente dell'OSS (la madre della
CIA) e contribuisce efficacemente alla liberazione di Roma lavorando
con Franco Malfatti, poi segretario generale del ministero degli esteri,
e con Raimondo Craveri, genero di Benedetto Croce.
Nel dopoguerra si dedica al cinema e collabora con Mario Soldati. Più
tardi, torna negli USA dove è attivo nella nascente televisione.
Ha scritto di piante, di teosofia, di esoterismo e degli eccidi in Guatemala.
Quanti si occupano di terrorismo e stragi favoleggiano di un suo testo
sulla strategia del terrore: gli intimi, che hanno potuto leggerne qualche
pagina, ne dicono un gran bene.
Uomo curioso e colto, di temperamento inquieto e d'ingegno multiforme,
Tompkins ha destinato al largo pubblico questo volume sul fascismo scritto
in modo chiaro e sciolto, allo stesso modo della sceneggiatura di un
film western con Matteotti nella parte del buono e Mussolini in quella
del cattivo, col finale che tutti conosciamo e il seguito di cui tutti
abbiamo sentito dire, dall'oro di Dongo al carteggio Churchill-Mussolini.
Il lavoro ha un'architettura semplice, essenziale ma anche semplificata.
Ha il pregio di una scrittura agile e snella e il difetto di gonfiare
oltre misura il ruolo svolto dalla massoneria di piazza del Gesù
nell'avvento del fascismo al potere. In realtà, sulla base delle
carte conservate in Italia, è certo che la massoneria di piazza
del Gesù si ridusse a quattro gatti, che restavano quattro benché
ruggissero, dopo che nel 1917 il gruppo capitanato dal ministro Leonardo
Bianchi rientrò a Palazzo Giustiniani. E' certo, inoltre, che
negli anni del regime alcuni suoi dirigenti divennero spie dell'OVRA.
Sta di fatto, comunque, che massone di Palazzo Giustiniani era Cesare
Goldmann, che nel marzo del 1919 mise a disposizione la sala di Piazza
San Sepolcro in cui furono fondati i fasci di combattimento, e che allo
stesso sodalizio apparteneva Alberto Beneduce, mandato nel 1926 negli
Stati Uniti per sistemare i debiti di guerra e ottenere nuovi crediti.
Per quanto se ne sa, poi, Salandra (p.25) non appartenne mai ad alcuna
massoneria: era ed amava essere considerato un semplice conservatore.
Nonostante tutto, il lavoro di Tompkins è piacevole e utile:
serve almeno a ricordare che in Italia è esistita la dittatura
fascista e che tra le provvidenze iniziali del fascismo al potere figurò
la soppressione della tassa di successione (Il Sole, 28.10.1923). Stimola
inoltre qualche riflEssione sul prEsente: in definitiva non è
necessario il partito unico per portare gli italiani a Piazza Venezia
ad applaudire nelle ore segnate "dal destino sul quadrante della
storia". Oggi, in Italia, basta accendere la televisione, qualsiasi
televisione, e il circuito tra il capo e il popolo è ripristinato.
O, almeno, si tenta di ripristinarlo.
Tompkins, in sostanza, esorta a vigilare; a tenere le mani strette sulle
restanti libertà, se non vogliamo perderle.
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Marco
Tropea Editore,Milano
Peter
Tompkins
"Dalle carte segrete del Duce". Momenti e protagonisti dell'Italia
fascista nei National Archives di Washington.
Pagg. 382
lire 34.000
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