RECENSIONE di Salvatore Sbressa

 


La cattedra del Duce

di Bruno Maiorca

 

Bruno Maiorca è forse uno dei pochi studiosi che ha condotto una visitazione in chiave storica dei sistemi educativi adottati dal fascismo nei confronti dei bambini delle scuole elementari e delle finalità e dello spirito degli stessi sistemi; un territorio di ricerca, questo, non sufficientemente esplorato, ma senz'altro utile ai fini di una più accurata e più complessiva scrittura di tutta la storia sociale del Paese in quel periodo importante in misura pari all'importanza che il fascismo stesso gli attribuiva.
"La cattedra del duce" mira a far risaltare a quale tipo di manipolazione ideologica venivano sottoposte, all'epoca le giovani vergini menti: dare una coscienza di nazionalismo, anche di sapore sufficientemente sciovinista, ch'era tutt'uno con l'essere fascista e che l'essere fascista "sotto la guida del duce" era il più alto e unico valore della formazione umana, culturale e politica degli italiani; gli italiani quindi e i giovani in particolare, i quali avrebbero dovuto essere di esempio verso gli adulti, dovevano nutrire costantemente il rispetto del dovere primario di "credere, obbedire, combattere": credere nel capo, obbedire al capo, combattere per il capo.


Il lavoro di Maiorca inquadra in misura maggiore una realtà scolastica dell'epoca riferita ad una regione, la Sardegna, allora ben più periferica di quanto lo sia ancora nell'attualità; ma tutto quanto emerge dalla lettura ha valore nazionale poiché eguali per tutto il territorio dello Stato erano le direttive ministeriali: fatta salva la differenziazione dei testo destinati alle scuole elementari "rurali" (con la quale, evidentemente, si voleva prefigurare una destinazione di lavoro discriminatoria fra i giovani di città e giovani di campagna), eguale era l'esaltazione delle gesta guerriere, eguale era la retorica patriottarda che riempiva aule, libri e lezioni, eguale era l'obbligo del "saluto al duce" e, dopo il Concordato, eguale era l'invocazione al Padre eterno affinché proteggesse il Duce.

Gli insegnanti, sottoposti ad una sorta di controllo di polizia o al ricatto dei confidenti, quand'anche potevano esprimere doti di ottime qualità pedagogiche, dovevano esercitare una attività di insegnamento che ponesse quella ideologia al centro dell'esercizio didattico.

L'Anppia, come da tradizione 43 da impegno culturale, ripropone alla memoria degli italiani, tutte le volte e in tutte le forme possibili, il ricordo della sottrazione dei diritti di libertà e di democrazia che il nostro popolo ha subito nella sua storia recente; per questo motivo il Comitato di Cagliari dell'Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, giudicando fortunato e felicissimo l'incontro con Bruno Maiorca, ha dato corso con entusiasmo alla pubblicazione e all diffusione di questo volume e si augura che esso, oltre a costituire nuova e ulteriore conferma della specificità culturale democratica dell'Anppia e oltre ad offrire il riconoscimento e la premiazione dell'alta capacità di ricercatore di chi ne firma la stesura , suggerisca agli insegnanti dell'Italia democratica di oggi il perseguimento di una filosofia didattica che induca i giovanissimi scolari a credere di avere non solo dei doveri ( e non come quelli ricordati nel testo), ma anche dei diritti; in special modo quando doveri e diritti nella coscienza dei bambini, verso il loro prossimo e verso se stessi, rispondono ai più elementari e più nobili valori di civiltà: la libertà, la giustizia, la tolleranza, la solidarietà.

Bruno Maiorca

La cattedra del duce.
Vita della scuola elementare fascista tra cronaca, liturgia e ideologia

Anppia Cagliari
2000

pagg.316