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PREFAZIONE di Gimsborg Idest |
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La strage di Castello
In questo periodo di riscoperta e rielaborazione della memoria civile, di ricerca sulla storia locale, di forte esigenza di ricordare a tutti gli anni bui dell'occupazione nazista, s'inserisce il volumetto 5 agosto 1944, la strage di Castello, edito da Idest per conto del Comune e della Presidenza del Consiglio comunale di Firenze. La scoperta casuale di Alvaro Biagiotti e di Stuart Hood di un dossier negli archivi del Public Record Office del Ministero degli affari esteri britannico con dicitura sul frontespizio - Crimine di guerra - Atrocità delle truppe tedesche a Rifredi Castello, Firenze il 5 agosto 1944: 12 civili uccisi - ha fatto sì che fosse scoperto un altro drammatico episodio, completamente sconosciuto, di cui attori principali sono ancora una volta i civili inermi e gli occupanti nazisti. Un gruppo di soldati tedeschi irruppe negli scantinati dell'Istituto Farmaceutico Militare, ove erano raccolte duecento persone circa per sfuggire ai bombardamenti; furono prelevati dieci uomini e fucilati: "Tutti questi corpi mostravano perforazioni segno che erano stati fucilati, ferite di arma da fuoco sul petto, sulla faccia e nella testa di ognuno". Oltre a questi c'erano i corpi di altri due uomini. I nomi degli assassinati sono: Granili Francesco, Lepri Michele, Tiezzi Tullio, Lippi Mario, Bracciotti Ugo, Bartoli Aldo, Nardi Vittorio, Uvali Attilio, Iacomelli Francesco, Biondo Giorgio, Fiorini Silvano, Mazzola Beppino. Questa rappresaglia sembra sia stata determinata dalla menzogna di un soldato tedesco che, ferito da un suo commilitone nel corso di una colluttazione conseguente a un tentativo di stupro verso una donna, riferì di aver subito un attacco da parte di un gruppo di partigiani. Il volumetto pubblica integralmente le testimonianze dei parenti dei caduti e dei presenti ai tragici fatti, raccolte nella primavera del 1945 da un'indagine della 78ª sezione della Special Investigation Branch. La loro lettura ci lascia un vivo senso di dolore come se questi episodi stessero accadendo ora, di nuovo, e ci sentiamo coinvolti e cresce dentro di noi una gran rabbia, che possiamo solo tramutare nell'impegno etico di non far dimenticare. Un grazie a Francesco Frati traduttore appassionato dei documenti. Un grazie anche a Paul Ginsborg che nell'ultima parte della prefazione si pone una domanda sull'impunità data a questi assassini che dai documenti sono ben identificati sin da allora: "Un'ultima considerazione riguarda l'impunità di quanti commisero quelle atrocità. Perché furono così pochi quelli che vennero portati davanti a un tribunale? Per molte stragi i britannici condussero indagini rigorose, con l'intenzione di istruire un equivalente italiano del processo di Norimberga. Di fatto, però, non utilizzarono il materiale che avevano accumulato, ma lo consegnarono alle autorità militari italiane, le quali decisero assieme alle autorità civili che era molto meglio che l'intera questione venisse dimenticata in silenzio. Questa deplorevole omissione nel fare i conti con la storia fu solo una fra le tante altre cose che permisero quella continuità dello Stato che delimitò la transizione dal fascismo alla Repubblica. In troppi settori si evitò di operare un taglio netto fra i due regimi, con la conseguenza che la democrazia italiana risultò distorta fin dal suo nascere. Cinquant'anni dopo, le conseguenze di quei silenzi e di quei compromessi si fanno ancora sentire nella vita della Repubblica". (s.c.) |
Comune di Firenze Presidenza del Consiglio Comunale 5
agosto 1944 La strage di castello pp.
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