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27.01.2017

Il Giorno della Memoria

di Renato Jona

Un articolo del segretario dell'ANPPIA di Venezia, e appartenente alla Comunità ebraica della città lagunare.


27 Gennaio, Giorno della Memoria:cosa significa?Che cos’è? Perché?
E’ molto difficile racchiudere in poche righe tanti significati, tanta storia, tanti sentimenti.
Quali parole in effetti , possono raccontare a persone diverse una catastrofe(questo il vero significato di Shoah)? Parole che ricordano per chi è più anziano, parole che dicono a chi all’epoca dei fatti non c’era.
Le stesse parole hanno un significato differente per ciascuno, un peso diverso a seconda della sensibilità naturale di ogni soggetto, dell’esperienza maturata, dell’educazione ricevuta a casa e a scuola.
Qualcuno, preoccupato, si domanda se la ripetizione annuale del ricordo non rischia di snaturare lo scopo del ricordo stesso, facendogli perdere significato, efficacia e quindi trasformandolo in una inutile(o dannosa?) ritualità.
Viceversa ritornare con la mente e con le parole a ciò che accadde poco oltre 70 anni fa, facendo conoscere i “normali” soprusi, i tradimenti dell’Autorità Fascista in Italia nei confronti degli Ebrei, le bestialità commesse dalla Wermacht e dalle SS tedesche in tutta Europa, è opera di rispetto e correttezza nei confronti delle nuove generazioni. 6 milioni di morti! Sono una quantità immensa di esseri umani : prima emarginati, poi privati dei loro diritti, della loro dignità, poi declassati e considerati neanche più esseri umani e quindi soppressi in modo metodico, scientifico, inumano. E tutto ciò fu attuato nella civilissima Europa, soltanto perché erano ebrei.
La piaga dell’antisemitismo è di lunga data . Si dovrebbe più propriamente definirla antigiudaismo.
Nella sostanza essa parte dall’intolleranza religiosa: è un fenomeno antico manifestatosi e sviluppatosi anche nei secoli passati in varie forme, con differente intensità, a seconda delle epoche e dei luoghi considerati. Ma non è mai stato così vasto, così violento, così furioso, così devastante nelle sue conseguenze come a metà del secolo XX°, epoca in cui si manifestò la decisa volontà della totale distruzione di tutti gli ebrei esistenti, del loro annientamento assoluto e definitivo.
Per raggiungere lo scopo furono utilizzate ogni genere di menzogne, di mezzi materiali, di tecniche allora all’avanguardia e di crudeltà.
Ed è bene oggi ricordarle, altrimenti il tempo tende a deformarle, a non consentire di accettare più la loro realtà, addirittura a cancellare il contesto in cui si sono verificate.
E la tremenda esperienza, la spaventosa ferita subita dagli ebrei e più in generale dal genere umano rischia di essere non più compresa, di essere dimenticata e quindi di non produrre quegli effetti, quegli insegnamenti che devono consentire alle nuove generazioni di non ripetere gli stessi errori.
Oggi il Giorno della Memoria è un grande contenitore che va utilizzato in modo altamente responsabile.
E’ stato osservato che” l’aver inserito nel contenitore della Giornata della Memoria il ricordo di tutti i genocidi, di tutte le persecuzioni, di tutti i soprusi che l’umanità continua a imporre anche ai giorni nostri, produce solo confusione e non permette di analizzare e distinguere le tragedie a cui l’umanità è stata e continua ad essere sottoposta.”
La legge n. 211 del 20 luglio 2000 e la risoluzione dell’ONU n. 60/7 del 1 novembre 2005 sono finalizzate a “mantenere viva nelle generazioni che si susseguono la riflessione sulla mostruosa specificità della Shoah”, oltre a ricordare la deportazione dei militari italiani e di coloro che non si adeguarono ai regimi.
Il Giorno della Memoria, inoltre, così stabilito per legge, costituisce un atto di onestà verso i giovani di oggi che hanno diritto di conoscere , di sapere ciò che è stato.
E’ compito quindi delle persone più anziane e di coloro che organizzano le manifestazioni per il Giorno della Memoria rendersi conto e rispettare anche i limiti che abbiamo sopra indicato.
In questa occasione, per spiegare il senso del Giorno della Memoria non si può non citare quanto contenuto in uno splendido, emozionante libro che descrive la scoperta della storia da parte di studenti , durante un viaggio, una visita al Campo di sterminio di Auschwitz.
Il testo è intitolato: “Non restare indietro” e l’Autore è Carlo Greppi. Si tratta delle parole che un preside americano rivolge a ciascun insegnante, all’inizio dell’anno scolastico:
“Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento.
I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.
Diffido, quindi , dell’istruzione.
La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani.
I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti.
La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani”.
Credo che l’aggiunta anche di una sola parola a quanto scritto dal preside sia fuori luogo e deviante.

 

(pubblicato su VENEZIANEWS – Numero di dicembre 2016 -Gennaio 2017 a pag.72)


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