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27.01.2016

Giorno della Memoria, l’Italia “espulsa” da Auschwitz. Smantellato il Memoriale

di ANPPIA Nazionale

Il museo del lager non accettava più i richiami al comunismo presenti nell'opera firmata, tra gli altri, da Primo Levi. Così dopo l'ultimatum della direzione, l'Associazione degli ex deportati è stata costretta a smontarla e portarla a Firenze: "Da Prodi a Renzi, tutti ci hanno lasciati soli"


Da Auschwitz a un’area di un centro commerciale. Il Memoriale Italiano che porta la firma, tra gli altri, di Primo Levi, è stato smantellato dal Blocco 21 e finirà in uno spazio espositivo accanto a un Ipercoop alla periferia di Firenze. Costruito apposta per ilmuseo del campo di sterminio nazista dall’Associazione nazionale ex deportati, ricorda le vittime italiane dei lager e dal 1980 era collocato nel blocco realizzato in un ex dormitorio in mattoni rossi del complesso Auschwitz I. Ma dal 2011 la direzione lo aveva chiuso. Adesso giace impacchettato in attesa di partire nei prossimi giorni per l’Italia. Il museo di Auschwitz-Birkenau non lo vuole più. Il motivo? Non è in linea col resto delle installazioni, più didattiche e documentali e meno artistiche.

Farnesina: “Richiami artistici al comunismo”. “Censura” per architetti e rabbino capo
Più chiaro è stato il ministero degli Esteri quando, fuori dai denti, aveva detto un anno fa a Repubblica che il problema era “la presenza nell’opera di richiami artistici al comunismo, oggi considerati fuori legge in Polonia“. Il volto di Gramsci, la falce e il martello, l’Armata Rossa (che peraltro aprì i cancelli di Auschwitz) sono simboli che il museo del più grande campo di concentramento del Terzo Reich non accetta più dopo la caduta delMuro di Berlino. Già dagli anni Novanta il museo aveva dettatonuove linee guida per le installazioni. Accuse di censura, rivolte al museo e ai governi polacco e italiano, nel corso degli anni sono giunte da numerosi architetti ed esponenti del mondo ebraico, tra cui Joseph Levi, rabbino capo di Firenze, firmatari di un appello che chiede (a questo punto chiedeva) che l’opera rimanesse nel suo contesto.

E’ l’estate del 2008 quando 30 allievi della Scuola di Restauro di Brera, finanziati dalle categorie edili di Cgil, Cisl e Uil di Lazio e Lombardia,puliscono e restaurano il Memoriale italiano ad Auschwitz. Ma nel luglio 2011 il Museo lo chiude definitivamente. Inutili gli appelli dell’Aned e le interrogazioni parlamentari promosse da Sel: entrambi chiedevano che l’opera rimanesse al suo posto, con l’aggiunta di pannelli didattici. Nel novembre 2015 l’associazione dei deportati riceve l’ultimatum dal direttore del Museo di Auschwitz: o il Memoriale viene spostato dall’Aned, che ne è proprietaria, o ci pensa il Museo a toglierlo da lì. “Messi alle strette, abbiamo accelerato la ricerca di una soluzione in Italia e alla fine l’unica praticabile e accettabile nei tempi che avevamo, era questa di Firenze” spiega a ilfattoquotidiano.it Dario Venegoni, presidente Aned e figlio di due deportati nel lager di Bolzano. LaRegione Toscana, in accordo con il Governo, si farà carico del trasporto e della nuova collocazione. “Visto come stavano le cose – continua Venegoni – meglio che a smantellarlo siano state le due autorità mondiali in questo campo, l’Opificio delle Pietre Duree l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, piuttosto che il Museo di Auschwitz. I tecnici dell’Opificio hanno già effettuato la pulitura e dei piccoli interventi. A giorni arriverà a Firenze”.

 

L’opera si ispira alle parole scritte appositamente per i visitatori da Primo Levi.Venne inaugurata il 13 aprile del 1980 e fu la prima installazione multimediale in Europa, creata sotto la regia di Nelo Risi, Nastro d’Argento nel 1960 per il corto Fratelli Rosselli. Il visitatore camminava per 80 metri su una passerella di legno, simile ai binari ferroviari che portavano al campo, circondato da un tunnel di spire, che lasciavano intravedere, negli spazi vuoti sui lati, gli altri blocchi del lager. Nell’aria risuonava Ricorda cosa ti hanno fatto in Auschwitz, composto da Luigi Nono nel 1966. Disturbante e inquietante come un incubo che si trascina dopo il risveglio, è la colonna sonora di una discesa all’Inferno. Le spirali in tessuto erano state affrescate dall’interno dal siciliano Pupino Samonà, scomparso nel 2007. Il bianco del movimento cattolico, ilrosso del socialismo, il giallo delle stelle di David, imposte agli ebrei nella persecuzione, si incrociano in un turbine di linee ed eclissi, come era nello stile del pittore astrattista tra gli artisti preferiti da Peggy Guggenheim. A proposito del Memoriale, Samonà disse: “Un lavoro estenuante, di grande responsabilità. Ho letto i terribili documenti delle Ss e fumato 200 sigarette al giorno. E, quando ho finito, ho avuto difficoltà a dipingere ancora, mi sembrava ormai tutto senza senso”. Nel 2004 gli era stato conferito il Premio per la cultura della Presidenza del Consiglio.

 

L’opera doveva trasmettere “una sintesi dello stato d’animo” dei deportati, come spiegò nel 1979 l’ideatore Lodovico Barbiano di Belgiojoso, architetto scomparso nel 2004, internato aMauthausen dal 1944 al 1945. Il percorso all’interno di spire doveva rievocare “l’incubo del deportato straziato fra la quasi certezza della morte e la tenue speranza della sopravvivenza”. Le immagini ricordano come si è arrivati a tanto orrore. Simboli e volti illustrano l’ascesa del fascismo, le lotte operaie, le guerre d’Africa e di Spagna, l’alleanza con Hitler, l’entrata in guerra, l’occupazione nazista, la lotta partigiana, le deportazioni razziali e politiche. Poche scritte, tante suggestioni. Fino alla fine del tunnel, un’apertura fisica e simbolica su un mondo migliore. Per Belgiojoso era chiara una cosa: era impossibile spiegare a un pubblico eterogeneo, e in particolare alla Polonia che avrebbe ospitato l’opera, come l’Italia, al pari degli altri Paesi, avesse subito duramente la deportazione. La Polonia, spiega Belgiojoso, ricordava gli italiani al fianco dei nazisti nell’invasione dell’est Europa. Bisognava allora partire da lontano, raccontare ilVentennio ma anche l’antifascismo che nacque parallelamente. Da qui i richiami comunisti. Ma non è bastato.


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