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NEWS
22.05.2015

La Buona Scuola. L’ANPPIA di Livorno apre il dibattito su un tema importante per la nostra associazione

di ANPPIA Nazionale

Con questo intervento si apre un dibattito sulla riforma della scuola sulla quale attendiamo altri contributi anche da parte di altre Federazioni dell'ANPPIA


Una buona scuola davvero…

 

Per una buona scuola davvero gli elementi cardine del decreto legislativo proposto sulla scuola hanno avuto un impatto positivo sull’opinione pubblica in generale, perché apparentemente si parla di temi che sono da anni centrali per lo sviluppo della stessa, ma gli slogan con i quali si fa pubblicità al decreto:  attuazione dell’autonomia della scuola, nuove assunzioni, valutazione del merito degli insegnanti, la formazione degli operatori, sono, in una lettura attenta del decreto, inattuabili perché esautorano la funzione pedagogica e didattica dei docenti e tramutano negativamente il ruolo educativo e formativo della scuola pubblica e di chi in essa opera.

 

Autonomia scolastica

 

L’autonomia scolastica sancita dal decreto 278 del  1999 era stata pensata per rendere le singole realtà scolastiche autonome di progettare e realizzare percorsi formativi, educativi e didattici conformi al contesto territoriale in cui la scuola si trovava e in grado di rispondere alle esigenze e ai bisogni che questo richiedeva.  Leggendo il decreto proposto si evince che l’autonomia scolastica non si attui più attraverso l’autonomia organizzativa e didattica del Collegio dei Docenti e degli organismi derivati dai decreti delegati, ma dai poteri spropositati che acquisirà il Dirigente scolastico.

In questo modo si cancellano anni di esperienze progettuali positive, frutto anche di un metodo di condivisione e di corresponsabilità e si afferma la logica di mero adempimento burocratico del Collegio dei Docenti depauperato della sua funzione, della professionalità e della responsabilità delle scelte pedagogiche didattiche che andava ad effettuare all’inizio di ogni anno.

 

Il piano di offerta formativa

 

Nel decreto si inserisce il piano di fattibilità triennale elaborato dal Dirigente scolastico, distinguendolo dal POF progettato e deliberato dal Collegio dei Docenti.

Il piano di fattibilità avrà valore triennale e conterrà il fabbisogno dei costi e delle attrezzature necessarie per attuare i percorsi formativi, e sarà vagliato dall’Ufficio Scolastico Regionale che entrerà nel merito degli obiettivi educativi e didattici individuati dal Collegio dei Docenti.

In questo modo non verrà più rispettata né l’autonomia delle scelte educative dei territori, né la libertà dell’insegnamento sancito dal contratto nazionale della categoria.

Ancora una volta la scuola dovrà accontentarsi del ruolo di adempimento a scelte operate da altri in modo verticistico, con una tempistica notevolmente rallentata, perché saranno le USR a vagliare tutte le proposte pervenute dalle singole scuole.

 

Scuola, lavoro e territorio

 

In questo articolo viene abrogata la sperimentazione dell’apprendistato nelle scuole di secondo grado prevista dal secondo anno, che dava la possibilità di svolgere periodi di formazione in azienda.

Nel decreto viene inserita la carta dei diritti e dei doveri degli studenti e delle studentesse per l’alternanza. In questa carta sono previste 400 ore di alternanza scuola-lavoro per gli istituti tecnici professionali nel secondo biennio e nell’ultimo anno. 200 ore sono previste, invece, nel terzo anno dei licei da svolgere, per tutti, durante la sospensione delle attività didattiche.

Le convenzioni con le aziende saranno demandate esclusivamente al capo d’istituto; in questo modo il potere dei dirigenti di avvalersi di una o di un’altra azienda sarà affidata solo all’onestà intellettuale ed etica di un solo individuo: il Dirigente Scolastico, per il quale non  è prevista alcuna verifica da parte della scuola in cui opera.

Il decreto, oltre a non salvaguardare la collettività scolastica, può incentivare atteggiamenti corrotti e collusi.

 

Il Dirigente Scolastico

 

I compiti attribuiti al Dirigente Scolastico nella proposta del decreto risultano davvero eccessivi, in quanto egli avrà funzione di gestione direzionale, organizzativa e di coordinamento: sarà il responsabile delle scelte formative e didattiche, della valorizzazione delle risorse umane e del merito degli insegnanti e proporrà gli incarichi di docenza per la copertura dei posti assegnati alla scuola.

 

I docenti

 

Il personale che entrerà in ruolo e coloro che faranno domanda di trasferimento saranno inseriti nell’albo territoriale. Un altro compito assegnato al Dirigente Scolastico sarà quello di assumere i docenti e/o di avvalersi di coloro che hanno fatto domanda di trasferimento a suo piacimento. Ancora una volta il potere del Dirigente Scolastico risulta essere spropositato e non più conforme alla norma di tutela del diritto al lavoro.

Avranno funzione di collaborazione e partecipazione tre insegnanti per istituto, che saranno scelti dal Dirigente Scolastico come “coadiutori”, assumendo il ruolo di generici collaboratori.

Per quanto concerne la valorizzazione del merito dei docenti sarà il Dirigente Scolastico, ancora una volta, ad assegnare dei compensi aggiuntivi agli insegnanti, in base: ai risultati in materia di rendimento degli alunni, alla progettualità e all’innovatività dell’insegnamento.

A parte la mancanza di reale oggettività di tali richieste nella proposta di valutazione, che è tutta nelle mani di un singolo, in questo modo si scavalcheranno i due livelli di contrattazione previsti dal contratto nazionale che prevedono il compenso necessario in materia di contrattazione a livello scolastico.

 

Le assunzioni

 

Nell’articolo del decreto che riguarda il piano di assunzione straordinaria si determinano i posti non in base alle reali esigenze scolastiche, ma in base solo al numero dei docenti da stabilizzare.

Voler esaurire le graduatorie dei precari è auspicabile, ma nella scuola proprio per i grandi tagli effettuati nel passato e in mancanza di una norma che definisca una volta per tutte i sistemi di accesso, non è ipotizzabile stabilizzare solo coloro che sono inseriti nella GAE, tralasciando tutte quelle persone che nel frattempo hanno acquisito titoli.

Non si può accettare che dopo 36 mesi di lavoro, anche non consecutivo, per queste persone la scuola diventi inaccessibile come nel decreto si afferma. Inoltre non è ipotizzabile che un tema come quello delle assunzioni sia inserito in un decreto di riforma scolastica, perché da troppo tempo la scuola necessita di una revisione completa ed esaustiva di ciò che la riforma Gelmini ha prodotto, per quanto concerne sia il numero degli alunni per classe, sia per i criteri di assegnazione del personale scolastico.

 

Il contratto di categoria

 

Sembra che il destino degli insegnanti sia quello di non poter più contrattare, né una parte economica, né una organizzativa. Vale la pena di ribadire la necessità di un contratto nazionale con scadenza biennale sui posti di lavoro.

 

Conclusioni

 

Quello che appare evidente in questa proposta di decreto è l’enorme divario fra la funzione docente, che appare professionalmente indebolita nel proprio ruolo professionale e sociale, e il ruolo del Dirigente Scolastico, che invece viene fortemente potenziato da compiti di responsabilità educativa, didattica, organizzativa, strutturale e di valutazione dei meriti.

Egli si appresta a diventare un manager, ma senza essere valutato a sua volta nell’azienda in cui opera, sembra un’ingenuità che potrebbe costare cara alla scuola pubblica!

Con questa filosofia si tende a creare un sistema autarchico, autoreferenziale, molto accentratore e può portare le Istituzioni scolastiche verso una deriva di impoverimento formativo, perché non corrispondente alle reali esigenze sociali e del territorio. La scuola deve ritornare ad avere il ruolo di motore della società.

Lo sviluppo di una moderna società passa anche attraverso un implemento del valore del capitale umano e della sua educazione: questo compito spetta di fatto alla scuola.

Vogliamo tutelare la dignità della funzione della stessa, e chiedere il giusto riconoscimento anche retributivo a tutti coloro che, personale docente e ATA, nonostante i gravi tagli che hanno creato le classi pollaio, svalorizzando l’insegnamento nel suo enorme valore sociale, diminuendo la possibilità degli interventi mirati al recupero delle difficoltà e dell’ampliamento delle potenzialità, hanno lavorato in contrasto con i tanti attacchi ricevuti e le demagogie di bandiera con responsabilità, professionalità ed entusiasmo.

La buona scuola ha l’apporto di coloro che la fanno attraverso una progettazione che nasce dalla condivisione di obiettivi e di percorsi formativi, che mira alla corresponsabilità e alla cooperazione, e che valorizza i meriti quando questi sono funzionali alla qualità della scuola e non solo alle carriere individuali.

 

Un gruppo di insegnanti livornesi

 


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