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22.07.2014

21 luglio 1921: i “Fatti di Sarzana”

di ANPPIA Nazionale

Uno degli episodi più significativi di resistenza al fascismo.


All’alba del 21 luglio 1921, nella città di Sarzana, all’epoca in Provincia di Genova e attualmente in Provincia della Spezia, giunse una colonna di circa 300 squadristi comandati da Amerigo Dumini per scarcerare alcuni fascisti custoditi nelle celle della Fortezza Firmafede. I carabinieri e i militari di stanza nella città fronteggiarono i fascisti.Nel corso delle trattative un colpo di fucile diede vita a una sparatoria che vide cadere cinque fascisti e un militare del presidio. Una parte dei fascisti si disperse nelle campagne dove alcuni, dopo essere stati catturati, furono trucidati dai contadini delle leghe rosse.Il bilancio fu di 18 morti e 30 feriti tra i fascisti ed un militare di fanteria del presidio cittadino.

Il contesto storico
La Lunigiana fu sempre una zona di difficile radicamento del fascismo, in virtù di una forte coesione tra le forze politiche liberali e proletarie. Nella primavera del 1921, i nuclei ancora primitivi dei fasci di combattimento si riunirono, a fini elettorali e di propaganda, con i cosiddetti “elementi d’ordine”, come le associazioni imprenditoriali e con l’appoggio di alcuni proprietari terrieri. Nonostante il tentativo, i consensi elettorali furono scarsi.Il movimento fascista locale era in rilevante ritardo organizzativo rispetto alle regioni limitrofe; solo nel maggio del ’21 si costituirono i fasci di Massa, Carrara, Aulla, Sarzana e di Portovenere, mentre precedenti erano i fasci di La Spezia e di Pontremoli. Non mancarono ovviamente atti di provocazione, violenze individuali ed anche vere e proprie azioni squadriste; tuttavia sembrava lontana la possibilità che il fascismo riuscisse ad attecchire in Lunigiana, come in gran parte della Liguria.Proprio nella primavera di quell’anno fu affidata ai gerarchi toscani la fascistizzazione della Lunigiana. Il fascio che si era costituito a Carrara nel mese di maggio non era numeroso ma attivo grazie al suo segretario, Renato Ricci (poi comandante della GNR a Salò).Tra il 29 maggio e il 5 giugno la città della Spezia fu occupata a due riprese; al termine di una settimana di violenze,la resistenza operaia era fiaccata; le squadre fasciste, costituite da massesi, carrarini, aullesi, spezzini e fiorentini, si erano concentrate a Pontremoli al comando di Dino Perrone Compagni, un nobile fiorentino che finanziava le missioni squadriste per tutelare i propri interessi terrieri. Le forze di polizia in ultimo intervennero per disarmare la popolazione ed arrestare chi resisteva: Pontremoli era occupata e l’accerchiamento della Lunigiana era completato,mancava solo Sarzana.

Gli eventi
L’antefatto

La cittadella Firmafede al tempo sede delle carceri
Il 17 luglio 1921 una spedizione proveniente da Carrara, guidata da Renato Ricci, si muoveva sul territorio lunigianese; vennero uccisi due persone a Monzone, ed altre due a santo Stefano di Magra. Sulla strada del ritorno, gli squadristi. dopo essere stati bloccati dai carabinieri al confine con Sarzana, ingaggiarono un conflitto a fuoco con un gruppo di Arditi del Popolo nella zona a sud di Sarzana ; gli stessi carabinieri,agli ordini del tenente Vinci Niccodemi arrestarono 11 fascisti, compreso Renato Ricci. Sarzana, politicamente era sempre stata un'”isola rossa”, in cui il partito socialista al potere aveva proclamato il Soviet. Lo stesso partito socialista aveva avvallato assalti contro negozi cittadini e sottrazioni di generi alimentari da parte dei propri militanti.

Dopo l’arresto di Ricci le autorità comunali temevano di essere ben presto investite dalle squadre fasciste provenienti dalla Toscana, dall’ Emilia e dalla Liguria; quella spedizione, ultima di una serie di azioni violente, aveva provocato la reazione delle masse popolari e delle autorità cittadine, tanto da unire anarchici,socialisti, comunisti e repubblicani nel formare un comitato unitario di difesa della città, presieduto dal Sindaco Arnaldo Terzi, un socialista rappresentante di una famiglia della media borghesia commerciale, che prese accordi con le forze dell’ordine.Il 18 luglio fu proclamato lo sciopero generale, mobilitando anche gli operai e i ferrovieri della Spezia. Fu creata una fitta rete di staffette e di sorveglianza del territorio, incentrata sugli degli Arditi del popolo che, nonostante fossero osteggiati a livello nazionale dai partiti di sinistra e considerati politicamente immaturi, controllarono il territorio del circondario con il sostegno della popolazione e delle forze politiche.

Il fatto
Renato Ricci con la sua squadra carrarese
Il 20 luglio squadristi liguri e toscani conversero verso Sarzana guidati da Amerigo Dumini, l’uomo che divenne famoso per l’omicidio di Giacomo Matteotti,con l’intento di far liberare i propri camerati ma anche per assaltare la camera del lavoro e le sedi socialiste. A questo scopo molti dei giovani partecipanti erano muniti di taniche di benzina. Lungo il percorso avvennero degli scontri nel corso dei quali gli squadristi uccisero un contadino. Due giovani squadristi spezzini, Amedeo Maiani e Augusto Bisagno, staccatisi dalla colonna per cercare rinforzi dopo essere stati presi prigionieri, furono mutilati e uccisi. I corpi furono occultati in un dirupo. Avvertiti dell’arrivo di squadre fasciste le autorità dislocarono in città e nella vicina campagna 50 carabinieri, 150 guardie regie e 200 fanti dell’esercito. La colonna di squadristi giunse all’alba del 21 luglio, procedendo lungo i binari ferroviari. Ad aspettarli nella piazza principale è presente una pattuglia di nove carabinieri, oltre a tre militari di fanteria, due funzionari di Pubblica Sicurezza e il capitano Guido Jurgens, allertati dalle staffette. Quando i fascisti giunsero sul piazzale della stazione ferroviaria di Sarzana gridarono all’indirizzo dei militari :”Viva l’Italia! Viva il re!”, poi Dumini andò a parlamentare con il capitano Jurgens richiedendo la liberazione di Ricci, il via libera per occupare la città e la consegna del tenente Niccodemi responsabile dell’arresto dei prigionieri, accusato ingiustamente di aver schiaffeggiato Ricci. Le richieste furono respinte da Jurgens. A un cenno di Dumini gli squadristi cominciarono ad avanzare, poi dal gruppo dei fascisti partì una fucilata che ferì un carabiniere al braccio (secondo altre fonti la responsabilità del primo colpo è da attribuirsi invece ad avversari politici appostati nei dintorni
I militari a loro volta aprirono il fuoco contro i fascisti che li fronteggiavano. I fascisti, colpiti dalla reazione delle forze dell’ordine, inizialmente risposero disordinatamente al fuoco e cadde subito Paolo Diana, un caporale di fanteria del 21° reggimento appostato all’ imboccatura del viale poi, in ottemperanza agli ordini ricevuti, spararono in aria per non colpire i militari. I fascisti uccisi furono cinque e numerosi i feriti. Un centinaio di questi si rifugiò nella stazione, da dove furono fatti ripartire dopo ore su un convoglio appositamente costituito; una parte invece si disperse per le campagne, cercando di ritornare a Carrara. Altri ancora restarono sul posto per soccorrere i feriti e per recuperare i dispersi salvandone alcuni che erano stati catturati dai comunisti. Circa due ore dopo il procuratore predispose la liberazione di Renato Ricci e dei suoi compagni. La maggioranza dei fascisti venne poi presa in consegna dalla guardia reale, che fece montare il gruppo a bordo di alcuni treni speciali con cui lasciare al città.
I treni furono però coinvolti in sparatorie con i contadini del luogo che erano armati di fucili e morì ancora lo squadrista Piero Gattini che viaggiava accanto al macchinista e un casellante colpito dagli squadristi assediati nel treno.

Reazioni e conseguenze politiche
Il 21 luglio Dino Grandi, poco tempo dopo la strage avvenuta a Sarzana così espose la posizione ufficiale del partito fascista:
«Il sacrificio dei nostri fratelli non sarà speso invano. La nostra lotta quotidiana è una necessaria tutela privata del diritto.Non siamo una fazione dello Stato, perchè sentiamo invece di essere noi lo Stato e la Nazione»
(Dino Grandi il 21 luglio in seguito ai fatti di Sarzana)
Ipotizzando responsabilità del governo italiano negli avvenimenti Benito Mussolini fece una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi dichiarandosi poi insoddisfatto della risposta ottenuta e il 23 luglio il gruppo fascista con un discorso dello stesso Mussolini negò la fiducia al governo. Gli avvenimenti portarono poi ad accelerare il patto di pacificazione tra il movimento fascista, il Partito Socialista e la CGL, firmato il 3 agosto 1921.Tale svolta creò contraddizioni profonde nel movimento fascista, fino a vere e proprie sconfessioni da parte dello squadrismo emiliano e toscano, che arrivò a mettere in discussione lo stesso Mussolini, il quale uscì dalla crisi trasformando il movimento in partito.Il 25 gennaio 1923 veniva sciolto con Regio Decreto di Vittorio Emanuele III il consiglio comunale di Sarzana, a maggioranza socialista e comunista. Dal Il Secolo XIX del 26 gennaio 1923:
«
IL DECRETO DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE DI SARZANA
La “Gazzetta Ufficiale” pubblica il regio decreto che scioglie il consiglio comunale di Sarzana. Il decreto è preceduto dalla seguente relazione al Re: “Due successive inchieste disposte dal prefetto sul funzionamento dell’amministrazione del comune di Sarzana avevano accertato che essa aveva svolto un’azione sistematicamente contraria alle leggi e alle istituzioni. In ripetute occasioni l’amministrazione aveva fatto aperte enunciazioni di principi sovversivi, suscitando vivo malcontento nella popolazione”.»


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