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21.05.2014

Sessant’anni fa nasceva “L’antifascista”

di ANPPIA Nazionale

La prima pagina del numero uno del periodico dell'ANPPIA, fondato da Sandro Pertini e Umberto Terracini nel maggio del '54.


“L’antifascista” compie sessant’anni.
Nato nel maggio del 1954 per volere di Sandro Pertini, primo direttore, ed Umberto Terracini, all’epoca Presidente dell’associazione,
“L’antifascista” continua ancora oggi a diffondere la storia e i valori dell’antifascismo italiano ed europeo.
Per quest’anno saranno previste iniziative e una pubblicazione per ricordare questi sessant’anni. Testimone di una storia passata ma anche attuale,
il giornale dell’ANPPIA continua nella sua battaglia di informazione, difesa e divulgazione dell’ideale antifascista, ora più che mai vivo e necessario.
Di seguito l’editoriale di Terracini che aprì il primo numero, “La nostra battaglia”, testo che sembra scritto oggi, e che ancora ci sprona a non arrenderci
nonostante le difficoltà e gli ostacoli.

La nostra battaglia
di Umberto Terracini

Non è, il titolo di questo foglio, un epitaffio a memoria di eventi conclusi e ormai composti nel solenne sepolcro della storia, né i nostri lettori devono attendersi che le nostre colonne offrano loro in avvenire null’altro se non delle serie ricorrenti di brani rievocatori e di celebrazioni biografiche. Questi argomenti naturalmente non potranno mancare, ma solo perché – a parte il nostro dovere di rendere onore ai Compagni caduti nella grande lotta per la libertà di cui l’attivismo antifascista si gloria – l’oggi è figlio dell’ieri, cosicché a ben comprendere i fatti odierni del nostro paese, e per meglio muovercisi in servizio di una meta, non si può non risalire al passato che ne ha preparato e ne ha svolto le cause.
Questo foglio sarà dunque la voce di gente che, per essere stata ben viva e cioè attiva nella vita italiana durante il tempo della dittatura, può ora, nel tempo della Repubblica democratica, considerare la realtà in atto con l’ausilio prezioso di un’esperienza che ha dovuto pagare al prezzo dei più duri sacrifici.
Ed è proprio in grazia della loro affinata sensibilità politica che gli attivisti dell’antifascismo avvertono la perdurante validità dell’appello che li trasse originariamente ciascuno fuori dal suo mondo originario – la casa, la fabbrica, l’ufficio, la cascina, la scuola, il laboratorio – per avvicinarli e fonderli nella comune grande impresa di riscatto e libertà.
Non già che essi non colgano le grandi differenze che intercorrono tra l’Italia d’oggi e l’Italia di venti, di trent’anni fà; fra un regime monarchico-liberale che si era costruito fuori e contro ogni concorso delle forze popolari e un regime repubblicano-democratico nato dalle battaglie e dalle vittorie delle grandi masse lavoratrici; fra il rapporto odierno di forza dei contrapposti schieramenti politici che si contendono la direzione. dello Stato proponendo diverse soluzioni ai grandi incombenti problemi interni e internazionali e quello che permise or sono trent’anni alle forze più reazionarie di portare a compimento, all’ambra del gagliardetto, la loro ignobile impresa di sovvertimento e di tirannide.
Ma queste differenze, se hanno marcato un sicuro superamento, per quanto si attiene al regime politico, dell’Italia pre-fascista e fascista, non hanno però inciso ugualmente su tutti i settori del nostro mondo nazionale. Infatti mentre la lunga pluridecennale umiliazione, facendo divampare in loro un più cosciente amore di libertà, ha creato ideologicamente nelle larghe masse lavoratrici e in gran parte dei ceti medi la predisposizione a nuove lotte per nuovi progressi, nei ristretti ma sempre potenti fortilizi della ricchezza e del privilegio la nostalgia dei tempi radiosi, nei quali tutto era lecito che loro piacesse o servisse, esacerba sempre più l’avversione, contro le istituzioni democratiche e le libertà costituzionali e fà accarezzare sogni di rivincita e di vendetta. E purtroppo non è difficile trovare ancora in Italia uomini politici che prestino loro orecchio consenziente e si offrano ai loro piani come buoni strumenti di azione.
Qui appunto l’antifascismo risente il puzzo fetido che denuncia come nel corpo della Nazione suppurino ancora le piaghe verminose da cui il fascismo si generò nutrendosene poi per ben due decenni. E gli antifascisti, quelli dell’attivismo, additandone la presenza, vogliono strappare i paludamenti ingannevoli sotto i quali le si cela e dare mano a cauterizzarle sostanziando della loro passione e della loro esperienza l’azione delle larghe masse popolari politicamente più avanzate.
Questo foglio modesto esprimerà dunque periodicamente il loro pensiero, annuncerà le loro iniziative, dichiarerà le loro solidarietà, drizzerà i loro moniti, additerà alla condanna dell’opinione pubblica i loro avversari che saranno senza alcun dubbio sempre gli avversari anche dell’Italia democratica indipendente e laboriosa. Perché l’antifascismo è sempre stato e continua ad essere una cosa sola con gli ideali e i propositi di quanti vogliono guidare il popolo italiano verso mète sempre nuove di progresso e si riattualizza e perpetua in tutte le lotte che segnano e segneranno la strada ascendente del suo avvenire.


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