MENU LOGIN
NEWS
15.10.2013

Carlo Lizzani ha staccato la chiave

di Antonella Amendola

Si è tolto la vita a Roma, con un salto nel vuoto, il grande maestro del cinema italiano, cultore delle memorie antifasciste.


Se ne è andato anche lui, un altro pezzo nobile della memoria antifascista di questo Paese. Carlo Lizzani si è tolto la vita. Come Monicelli. Ma il regista toscano era un impulsivo, temperamentoso, l’autore romano, al contrario, aveva il carattere del filosofo stoico: tollerante, riflessivo, un sorriso per tutti. L’ho conosciuto da vicino quando girava Un’isola sulla biografia di Giorgio Amendola. Ricordo che veniva a parlare con mio padre Pietro: si documentava scrupolosamente, com’era nel suo stile di attento cultore della storia contemporanea. Voleva sapere di più di quello che è scritto nei due libri, Una scelta di vita e, per l’appunto, Un’isola. Gli interessavano l’humus della famiglia Amendola, le piccole storie quotidiane, il contorno della più nota vicenda storica. Del resto questo era il suo metodo di lavoro per il grande schermo e per quello più piccolo: raccontava il Paese in un affresco corale dove contano gli ambienti, le atmosfere, una parola scappata a un comprimario, un vestito, un gesto per nulla eclatante. Diremmo che il sottotesto era per lui fondamentale per inquadrare le scelte dei protagonisti. La grande storia si nutre delle piccole storie. Ricordo solo un sorriso misurato, senza compiaciuta ambizione, quando mio padre gli rivelò che l’attrice Marina Vlady, da lui scelta per interpretare Eva Amendola, la moglie di Giovanni, era in realtà la preferita di Eva. Il sorriso diventò più largo quando gli furono mostrate le foto di mio fratello Giovanni, l’ultimo degli Amendola: uguale a Massimo Ghini, chiamato a interpretare il ruolo di Giorgio. Era una scommessa importante quella di Carlo Lizzani, Ghini era alla sua prima prova di protagonista assoluto, la riuscita del film dipendeva tutta da lui e sapere che gli Amendola riconoscevano con commozione in quei tratti, in quegli occhi scuri, in quella corporatura solida un sigillo di famiglia lo confortava: era di buon auspicio. Il film per la televisione fu presentato con successo a Napoli ed è ancora un punto fermo della programmazione Rai, quando si tratta di celebrare il 25 aprile: lo hanno visto praticamente tutti gli studenti d’Italia.

«Carlo per me era il maestro, il padre», ricorda oggi Massimo Ghini. «Credeva in me. Dieci anni dopo Amendola mi affidò il ruolo di Rossellini in Celluloide, che ricostruisce il contesto in cui fu girato Roma città aperta. Amendola e Rossellini, due pilastri della storia civile e artistica dell’Italia. Carlo voleva conservare la memoria in un paese di gente smemorata. Già al suo debutto con un’opera prima di narrativa (come tutti i suoi coetanei di allora si era fatto le ossa col documentario) Achtung!Banditi!, nel 1951, mette a fuoco la Resistenza a Genova, la Resistenza dalla parte dei lavoratori. Mi ha insegnato tantissimo. Non era spocchioso, sapeva praticare tutti i generi

dello spettacolo, dalla commedia al film d’azione, alla gangster story. Fece perfino il western e ci mise, come attore, Pasolini. Mi diceva: “L’importante è far bene le cose”».

Grande depositario della tradizione artigianale del film italiano, Lizzani aveva fatto la gavetta, si era occupato di sceneggiatura e di aiuto regia con i maestri del neorealismo, quel neorealismo che avev preso in mano, alla morte dei maestri, come un testimone prezioso da consegnare alle generazioni future. Aveva una preparazione completa, era un finissimo critico, aveva steso un percorso ragionato del cinema italiano, aveva negli anni ’80 ridato smalto, come direttore (1979-1982), alla Mostra del cinema di Venezia. Ha firmato film che hanno fatto la storia del cinema italiano come Cronache di poveri amanti, La vita agra, Il gobbo, L’oro di Roma, Il processo di Verona, Mussolini ultimo atto. Si era guadagnato persino una nomination all’Oscar, scrivendo con Giuseppe De Santis la sceneggiatura di Riso amaro. A 91 anni, stava preparando un film con Al Pacino, L’orecchio del potere, tratto dal romanzo di Giulio Andreotti Operazione via Appia, che ha per tema le intercettazioni telefoniche nella Roma occupata dai nazisti.

Carlo Lizzani era un maestro riservato, di rara eleganza. Giorgio Napolitano lo piange: «La sua morte mi addolora profondamente per l’amicizia che ci legava da molti decenni». Massimo Ghini vuole ricordarlo anche con il sorriso: «Era sempre in prima linea. Che felicità quando abbiamo scoperto, insieme, in uno spezzone di un documentario di Combat film del 1944 una sua immagine. Gli americani che entravano a Roma e riprendevano le macerie e la folla esultante inquadrarono anche lui, uno spilungone festante. È sempre stato uno spilungone. Quando girammo, come attori, la fiction su papa Giovanni ci facemmo un sacco di risate perché c’è una scena in cui Carlo, nelle vesti di Pio XII, augura buon viaggio a me, Roncalli, che parto come nunzio. Noi due papi? Ridevamo e gli dicevo: “Lo sai che così spilungone e allampanato ci somigli proprio a Pacelli?”».


Torna alle News

TUTTE LE NEWS

E’ scomparso Giuseppe Bolgia

08.10.2013

Giuseppe Bolgia non ce l’ha fatta a vedere la nuova targa che il 16 ottobre sarà riposizionata  dalle ferrovie al Binario Uno della Stazione Tiburtina in ricordo di suo padre, il ferroviere Michele Bolgia, l’uomo coraggioso che spiombava

“La via maestra”

25.09.2013

Verso il 12 ottobre. Il punto è non essere vittime di un dibattito pubblico del tutto fuorviante rispetto ai problemi del Paese. Un Paese che ha sì bisogno di riforme, ma ha prima di tutto la necessità di “riscoprire

E’ morta Giovannina Marturano

19.09.2013

E’ morta a 101 anni Giovanna Marturano, eroina della Resistenza antifascista e presidente onorario dell’Anpi di Roma. “E’ con estremo dolore che abbiamo appreso la notizia della scomparsa avvenuta giovedì”, si legge in una nota dell’Associazione nazionale partigiani,

Esponenti di Alba Dorata uccidono il cantante “antifascista” Killah P.

19.09.2013

Killa P stava guardando una partita di calcio in compagnia della sua fidanzata in un caffè di Atene, quando un gruppo di neo nazisti ha fatto irruzione nel locale e lo hanno pugnalato al cuore. Inutile la corsa