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La
Carta di Nizza
I
diritti fondamentali dei cittadini europei
di
Fabrizia
Baduel Glorioso
(già Parlamentare europeo)
Proclamata
solennemente a Nizza, al vertice dell'Unione Europea del dicembre scorso
(7/9 dicembre 2000), la Carta dei diritti fondamentali costituisce non
solo un passo avanti nella costruzione europea, ma in una nuova direzione:
quella dei diritti dei cittadini.
Ci siamo lamentati per anni che l'Europa andava avanti solo sul terreno
economico, trascurando il sociale, il riconoscimento dei diritti individuali
e collettivi, quei diritti riconosciuti dalle Costituzioni nazionali
degli Stati membri, dal Consiglio d'Europa, dall' Onu.
Ora, finalmente, si può parlare di un futuro quadro istituzionale. Nella
prospettiva di una Costituzione europea.
La storia, ma soprattutto il metodo, che ci hanno portato alla Carta
sono così originali, si può dire più democratici, perché ben più ampio
è stato il consesso chiamato all'elaborazione del documento e, nel percorso,
il dibattito sui contenuti. Si comincia al vertice di Colonia (presidenza
tedesca 4 giugno 1999), quando i Capi di Stato di Governo dei 15 Paesi
membri decidono di dotare l'ordinamento giuridico dell'Unione di una
Carta dei diritti fondamentali.
Il 16 ottobre successivo, a Tampere (presidenza Finlandia), veniva costituita
una Commissione, per elaborare un progetto di Carta da sottoporre al
successivo vertice, nel 2000. Il metodo per la preparazione della Carta
è del tutto nuovo. Il lavoro non è affidato alla CIG (Conferenza Intergovernativa)
e cioè al Consiglio dei Ministri dei 15 Stati membri, che ha sempre
lavorato in modo riservato, cioè "opaco", dice Napolitano, non "trasparente".
Questa volta si cambia. Presidente di quella che subito si autodefinisce
"Convenzione", rifiutando la denominazione riduttiva di "Comitato",
è Roman Herzog, già presidente della RFT (Repubblica Federale Tedesca)
e della Corte costituzionale di Karlsruhe (che per la pressione dei
Länders esaminò con tanta cura il Trattato di Maastricht, da ritardarne
l'approvazione di alcuni mesi).
La composizione anche è originale:
- 16 parlamentari europei (tra cui Elena Paciotti)
- 30 parlamentari nazionali (i due italiani: Melograni F.I., Stefano
Rodotà D.S.)
- 15 rappresentanti dei 15 Governi (per l'Italia Andrea Manzella)
- 1 rappresentante della Commissione europea (il commissario portoghese
Antonio Vittorini). 62 in totale.
A questi si aggiungono quattro osservatori, invitati ad esprimere pareri:
- 1 rappresentante del Comitato Economico Sociale della UE - 1 rappresentante
del Comitato delle Regioni della UE
- il Mediatore
- 1 rappresentante della società civile (Ong: organizzazioni non governative).
Nella prima sessione, febbraio 2000, il Comitato si definisce Convenzione
(con un profilo costituzionalizzante, contro il parere inglese che chiedeva
di mantenere la definizione di Comitato). Contro il lavoro della Convenzione,
soprattutto in questa interpretazione, anche i gollisti. Fin dalla prima
discussione sulla forma che dovrà prendere la Carta, sono emerse divergenze
sostanziali fra i "minimalisti" e i "costituenti". Il presidente Herzog
le ha mediate, sostenendo che la Carta riguarda l'Unione e non le autorità
nazionali, che non può modificare i Trattati, e che pur non avendo l'intenzione
di redigere un testo avente valore giuridico, dovrà procedere come se
esso diventasse vincolante.
La convenzione decide di prendere, come documenti di lavoro, una lista
dei diritti dell'uomo già previsti da: - la Convenzione Europea dei
diritti dell'uomo (Cepu), firmata a Roma nel 1950 dagli Stati del Consiglio
d'Europa - la Carta Sociale Europea - la giurisprudenza della Corte
di Giustizia dell'Unione - la Dichiarazione sui diritti fondamentali,
adottata dal Parlamento Europeo nel 1989 - la Dichiarazione Universale
dei Diritti dell'uomo, adottata nel 1948 dall'Assemblea Generale dell'Onu.
Nel 2000, i lavori della Convenzione sono stati discussi nel Parlamento
Europeo, con la Commissione Europea, con le Organizzazioni non governative
(Ong). E infine, in una audizione, con i paesi candidati all'ingresso.
Le posizioni contrarie all'adozione di una Carta dei diritti sono state
minoritarie nel Parlamento Europeo (sezione 14 marzo 2000) con 344 voti
a favore, 107 contrari, 27 astensioni).
E' stata approvata quindi la Risoluzione che sostiene che "la Carta
deve essere concepita come l'elemento centrale di un processo che deve
condurre alla Costituzione Europea", perché democrazia e diritti dell'uomo
sono i valori fondamentali dell'unità europea. Nell'incontro con le
Ong, una larga maggioranza si è espressa a favore di una Carta "ambiziosa",
che comprenda cioè non solo i diritti individuali e politici, ma anche
quelli economico-sociali e quelli collegati alle nuove tecnologie, alla
salute, alla sicurezza alimentare, e all'ambiente.
I rappresentanti degli industriali (in minoranza), hanno sostenuto che
il documento deve limitarsi a enunciare i diritti fondamentali, senza
introdurre nuovi diritti e senza entrare nel merito di quelli sociali
ed economici. E soprattutto senza effetti giuridici vincolanti.
Al vertice di Feira (presidenza portoghese), il premier Blair ha ribadito
l'opposizione del governo inglese ai nuovi diritti sociali e a qualsiasi
forma di inserimento della Carta nei trattati (si ricorderà che la Gran
Bretagna non volle firmare il Protocollo sulla politica sociale, allegato
al Trattato di Maastricht e che la Thatcher firmò il tratto con l'"opting
out" del Protocollo sociale. Dopo le elezioni, il Governo laburista
Blair annullò l'"opting out" e il Protocollo sociale fu inserito nel
Trattato - perché firmato da tutti i 15 Stati membri).
Anche i paesi candidati, nell'apposita audizione nell'aprile 2000, si
sono espressi a favore della Carta e ai diritti sociali, ma preoccupati
di un suo inserimento nel Trattato per il dichiarato timore che ciò
possa ritardare i tempi dell'allargamento. Posizione allarmante, perché
può costituire il pretesto per quanti, inglesi e scandinavi, vogliono
l'allargamento senza l'approfondimento, e comunque prima. Nel luglio,
la Convenzione ha concluso l'esame dei suoi 50 articoli, sui quali erano
stati presentati 700 emendamenti. Il dibattito è stato molto contrastato
e difficile sui temi dei diritti economico sociali, ambiente, salute,
invalidità, migranti.
I lavori si sono conclusi il 19 luglio e la Presidenza ha potuto presentare
il "Progetto preliminare della Carta" il 28 luglio 2000. Il testo è
di 6 capitoli (dignità 1-5; libertà 6-19; uguaglianza 20-24; solidarietà
25-36, cittadinanza 37-44; giustizia 45-48). Il progetto è preceduto
da un Preambolo che indica l'obiettivo della Carta di "rendere più visibili
i valori comuni su cui è fondata l'Unione Europea" e di "rafforzare
la tutela dei diritti fondamentali, alla luce dell'evoluzione della
società, del progresso sociale e degli sviluppi scientifici e tecnologici".
E infine le Disposizioni generali (7° capitolo: artt. 49-52), che definiscono
l'ambito di applicazione e il sistema delle limitazioni.
Il progetto è stato discusso dalla Convenzione nella riunione dell'11
settembre 2000 e il presidente Herzog, tenuto conto degli emendamenti
soprattutto dai parlamentari europei ha presentato il testo definitivo
il 26 settembre. A Bruxelles il 2 ottobre la Convenzione ha proclamato
questo testo definitivo. L'ultima revisione ha accentuato gli aspetti
sociali della Carta, che riguardano soprattutto l'organizzazione sindacale
(art. 12), il diritto di sciopero (art. 27), la sicurezza sociale e
la lotta contro la povertà (art. 34), la protezione della salute (art.
35), la tutela ambientale (art. 37), i diritti del bambino (art. 24).
Il documento, la Carta, è passato al vaglio del Consiglio europeo per
due volte: al vertice di Biarritz il 13-14 ottobre 2000 la prima, dove
furono approvati i contenuti, e poi al vertice di Nizza 7-9 novembre
2000 (presidenze francesi).
Da non dimenticare che la Carta è stata approvata anche dalle altre
due istituzioni europee: il Parlamento Europeo che ne ha discusso il
16 marzo, e che l'ha approvata il 14 novembre 2000, con la richiesta
di immediato inserimento nel Trattato e la Commissione Europea che prima
del vertice di Biarritz aveva dichiarato in un suo documento, di ritenere
possibile l'immediata integrazione della Carta nel Trattato. Ma, per
essere inserita nel Trattato, la Carta dei diritti fondamentali, deve
essere approvata all'unanimità e cioè da tutti i 15 Capo di Stato di
Governo.
E al vertice di Nizza non è stato possibile. Contrari gli inglesi per
i diritti sociali come già detto, e sempre inglesi più scandinavi che
vogliono l'allargamento prima dell'approfondimento dell'Unione, per
renderla più zona di libero scambio e meno Unione. Non la vogliono alcuni
gruppi francesi, con varie motivazioni. Il Ministro degli Esteri Vedrine
è favorevole all'adozione della Carta, ma sostiene che: "la sua integrazione
nel Trattato potrà essere affrontata solo nel contesto di una discussione
sulla costituzionalizzazione del Trattato". Quanto alle clausole sociali
della Carta, resta l'ostacolo di una decisa opposizione degli industriali
europei. In questa situazione e dopo che a Nizza è stata solennemente
proclamata la Carta dei diritti fondamentali, è un dato positivo constatare
che la "Dichiarazione sul futuro dell'Unione" della CIG (Conferenza
Inter-Governativa), allegata all'atto finale del vertice di Nizza, affida
a un lungo processo anche la questione dello "status" della Carta dei
diritti fondamentali. Queste conclusioni prevedevano appunto dopo la
fase della proclamazione (da parte del Consiglio e del P.E.), una fase
di esame della "eventualità e delle modalità necessari per integrare
la Carta del Trattato".
Di grande interesse il comportamento della Corte di Giustizia dell'Unione
Europea, che in una causa di lavoro che le era stata sottoposta (era
contestato il diritto alle ferie, diritti ricognitivi e già altrove
sanciti), ha citato e quindi ha fatto riferimento alla Carta dei diritti
fondamentali.
In conclusione, la Carta dei diritti fondamentali, è la grande svolta
dell'Unione Europea che, in vista dell'allargamento, allunga il passo
e "dai piccoli passi" finora ritenuti indispensabili per procedere,
fa un "lungo passo" o addirittura un "salto", perché la Carta significa
che dopo l'Europa economica (libero mercato interno, Banca Centrale
Europea, Euro), si avvia di nuovo il processo di unione politica, caro
ai padri fondatori dell'Europa e che fu interrotto nel 1953, quando
il Governo Mendés France disse no alla CED.
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