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Pietro Nenni:
a 20 anni dalla morte
di
Giuliano Vassalli
In
quest'anno 2000 ricorre il ventesimo anniversario dalla scomparsa di
Pietro Nenni, nato a Faenza il 9 febbraio 1891 e mancato ai vivi in
Roma nella notte del primo gennaio 1980. Molti ricordi tendono ad attenuarsi,
ma esistono i compagni che non dimenticano, fortunatamente appartenenti,
qualche volta, a generazioni più giovani.
La Fondazione "Pietro Nenni" presieduta da Giuseppe Tamburrano, ha pubblicato,
con i tipi del benemerito editore Pietro Lacaita, un volume di circa
quattrocento pagine, dal titolo "Pietro Nenni.
Una vita per la democrazia e per il socialismo". E per ricordare questa
vita il 16 maggio si è svolta un'intera giornata al Senato, nella prestigiosa
sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. Il mattino alla presenza delle
due figlie di Nenni, Giuliana e Luciana e del Presidente della Repubblica
appena rientrato dai viaggi di Stato in Brasile e in Inghilterra, si
è svolta la commemorazione ufficiale, tenuta dal Presidente del Senato
e dal Presidente della Camera. Nenni, dal 1946 alla morte, fu membro
prima dell'Assemblea Costituente e della Camera dei Deputati e poi del
Senato della Repubblica, quale senatore a vita. Al Senato presiedette
anzi, come senatore più anziano presente essendo gravemente ammalato
Ferruccio Parri, la prima seduta dell'8ª legislatura repubblicana, nella
primavera del 1979.
Dopo i presidenti del Senato e della Camera presero la parola lo storico
gaetano Arfè, il socialista francese Gilles Martinet, già ambasciatore
a Roma e genero di Bruno Buozzi, il presidente del Consiglio dei Ministri,
Giuliano Amato.
Nel pomeriggio vi fu la vera e propria presentazione del libro sopra
menzionato, ad opera d'illustri politologi, Luciano Cafagna, Mario Pirani,
Massimo Salvadori, Mario Tronti, seguiti da importanti interventi d'autori
di alcuni degli scritti raccolti nel volume.
Tutti hanno riconosciuto che Pietro Nenni fu, nel secolo che sta per
chiudersi, uomo politico di grande rilievo, avendo attraversato con
la propria azione politica eventi cruciali della nostra storia nazionale
e di quella internazionale, avendo sofferto per il suo ideale socialista
lunghi anni di esilio, carcere, confino e avendo perduto la propria
figlia Vittoria (vedova del resistente francese Henri Daubeuf fucilato
dai nazisti) nel campo di sterminio di Auschwitz.
Qualcuno ha tuttavia fatto rivivere l'idea di un Nenni "politico - soprattutto
- della comunicazione", quasi ad attenuarne (come in ogni storico sarebbe,
in linea astratta, legittimo) il valore nell'azione di cospirazione,
di lotta, di maturazione e di governo. E allora è a questo proposito
che sento di doverne rivendicare non solo il valore di autentico "leader",
come ho fatto in uno degli scritti raccolti nel volume, ma anche il
grande contributo recato in momenti essenziali della nostra vita nazionale.
L'azione di Nenni fu, infatti, decisiva in almeno tre momenti: nella
lotta contro il fascismo, nella grande battaglia per la Repubblica per
la Costituente, nella fondazione del primo centro-sinistra. Nella lotta
antifascista egli fu certamente compagno a tanti altri, di vari partiti:
una minoranza, ma tuttavia molti e valorosi, che resistettero ad ogni
lusinga, patimento, cedimento per venti e più anni. Tuttavia ebbe una
posizione trainante, per presenza in ogni decisione rilevante, per il
valore esponenziale riconosciutogli in campo internazionale, oltre che
per il suo vigore di tribuno. E inoltre per la partecipazione alla difesa
della Repubblica spagnola contro il golpe di Franco e insomma per la
visione del carattere essenziale che la resistenza al fascismo aveva
per il futuro dell'Italia.
Il secondo momento, veramente magico e cruciale, nel quale Nenni si
gettò con tutte le sue forze, fu quello degli anni 1944, 1945 e 1946
quando si aperse la contesa sulla forma monarchica o repubblicana dello
Stato che nasceva dalle rovine e si cominciò a discutere sull'assetto
del nuovo Stato e sui principi ai quali avrebbe dovuto ispirarsi la
sua Costituzione. Nenni fu al tempo stesso il massimo artefice della
vittoria repubblicana e il massimo promotore, come vicepresidente del
Consiglio e ministro per la Costituente, della preparazione della Costituzione,
alla cui redazione lavorò poi l'Assemblea Costituente, da lui voluta
con tenacia ed ardore senza pari.
Infine, negli anni Sessanta, dopo comprensibile travaglio e il superamento
di tante difficoltà, Nenni fu, insieme ad Aldo Moro, l'artefice del
primo "centro-sinistra".
La storia forse non ha ancora emesso un giudizio definitivo su questa
esperienza e stagione politica, la cui formula è stata rinnovata, con
componenti diverse, nella seconda metà degli anni Novanta. Comunque
si trattò ancora una volta di un atto di coraggio e di un'autentica
azione politica: ben al di là di una mera "politica della comunicazione".
Ma il capolavoro di Pietro Nenni politico e patriota rimane rappresentato
dalla Repubblica e dall'Assemblea costituente, obiettivi raggiunti nello
stesso giorno fatidico del 2 giugno 1946.
Queste poche cose meritavano di essere ripetute su Pietro Nenni, grande
figura di italiano, al quale sono stati dedicati nel corso degli anni
molti volumi e che con i suoi Diari e altre opere di storia vissuta
ci ha lasciato un grande retaggio di riflessioni e di meditazioni, ben
lontano dall'essere sorpassato dal tempo.
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