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L'Antifascista

Catania:
per non dimenticare

 

Può capitare, anche se purtroppo non frequentemente, che un gruppo di studenti di quinto anno possa trattare gli argomenti scolastici in maniera sorprendentemente produttiva ed originale. Così, eventi della nostra storia contemporanea, parte integrante della problematica di cui ci siamo occupati nel triennio in vari modi, cioè il periodo del nazifascismo, la Shoah, la Resistenza, se raccontati da chi li ha vissuti direttamente, assumono tutt'altra dimensione.
E' stata questa consapevolezza a caratterizzare lo spirito con cui dei semplici maturandi hanno accolto la possibilità di confrontarsi con un esempio diretto di memoria storica.
Quando è stato organizzato il nostro incontro con due esponenti dell'ANPI, abbiamo deciso di parteciparvi di getto, proprio perché non potevamo lasciarci sfuggire l'occasione di conoscere ciò che ha rappresentato la Resistenza per la nostra nazione dalla voce di chi per la libertà della patria stessa ha rischiato la vita.
A questa possibilità ci siamo accostati con una duplice consapevolezza: da un lato quella della particolare tensione emotiva che la testimonianza avrebbe provocato in noi, dall'altro la sicurezza che questo momento si sarebbe caratterizzato per la colloquialità. Oltre a ciò, un ruolo importante è stato quello rivestito dall'aspettativa di poter fare scuola in un modo diverso, con particolari risvolti che hanno dato alla nostra mattinata un sapore particolare e suggestivo.
Il 25 febbraio ci troviamo, dunque, in Aula Magna, quella stessa Aula Magna per noi già carica di significato perché ad ottobre vi avevamo allestito, insieme all'autore, Alberto Dal Bello, ed altre nostre insegnanti, la mostra fotografica "Se questo è un uomo. Auschwitz - Dachau", dedicata alla Shoah (allestimento che ci aveva coinvolto anche per la ricerca di testi e musiche proposte a commento delle foto).
E' ripensando a ciò che prendiamo posto, osserviamo i compagni delle altre classi e soprattutto loro, il Sig. Sortino ed il Sig. Di Francesco, i quali fra pochissimo ci faranno entrare nella loro vita, ci renderanno partecipi della loro memoria, ci daranno l'occasione di essere anche noi, nel futuro, testimoni della storia. Due uomini anziani, dall'aria buona e con il tipico aspetto da nonno. C'ispirano un gran senso di tenerezza e non sembrano uomini che hanno patito tante sofferenze e lottato così drammaticamente per la libertà, sia allora come partigiani sia ora tramite i loro racconti, i loro libri, le loro azioni, tutte dirette ad evitare che accada ancora ciò che hanno vissuto.
Inizia a parlare il Sig. Di Francesco: è disinvolto, ha una grande capacità comunicativa e veniamo tutti intensamente coinvolti dai suoi racconti della vita partigiana e di ciò che subì nel lager di Mauthausen, dove fu internato per vari mesi. Il suo racconto è doloroso e noi siamo tutti lì, come ipnotizzati e non riusciamo a pensare ad altro né a parlare.
E' poi il Sig. Sortino a narrare la sua vicenda, comunicandoci la preoccupazione di non riuscire ad esprimersi in modo adeguato, ma in verità le sue parole ci colpiscono profondamente: la scelta volontaria di recarsi tra i partigiani, l'acuto rispetto per la libertà di ognuno non possono lasciarci indifferenti, così come le riflessioni, anche dietro nostra richiesta, sulle problematiche politiche del secondo conflitto mondiale e della società a noi contemporanea (Haider è stato il tema più discusso).
La discussione potrebbe, è naturale, continuare a lungo, ma sta per giungere a termine: ci avviciniamo, poniamo domande, ci auguriamo di rivederci, ma sappiamo che non è stato un dibattito qualunque. Tutti, in un momento come questo, ci sentiamo estremamente fragili di fronte alla grandezza della crudeltà umana e di fronte all'immenso coraggio degli uomini che fecero la Resistenza. Un incontro, ma che tipo di incontro, di discussione, non con amici comuni, non con parenti, non con professori, ma con partigiani e con sopravvissuti ai campi di sterminio.
Il tema della Resistenza si è spesso affrontato a scuola, ma non era mai successo di parlare con testimoni. Cosa ci hanno lasciato? Tanto. Il desiderio di sapere, la voglia di raccontare, di riflettere seriamente sul termine "libertà", così presente nei racconti dei signori Sortino e Di Francesco. E cosa possiamo dire, ancora, delle emozioni: un forte senso di commozione ma anche rabbia e disgusto verso coloro che hanno avuto il coraggio di alimentare una simile tragedia. E allora cosa fare? Cosa aspettarsi per il futuro? Che non si dimentichi.
Il Sig. Sortino ed il Sig. Di Francesco sono venuti a comunicare le proprie esperienze, le proprie paure, gli orrori della guerra e con questo incontro siamo divenuti anche noi testimoni di vita.
E' un ruolo importantissimo che dobbiamo portare avanti con ambizione, perché è nelle nostre mani e nelle nostre parole il patrimonio della vita passata ed il dolere dei disastri accaduti e perché lo dobbiamo a coloro che hanno sofferto e ci hanno insegnato cosa significhi essere uomini liberi, dandoci la possibilità di esserlo oggi. Siamo consapevoli del fatto che ancora oggi molti tendono a dimenticare, seppellire, perfino a negare ciò che è stato. Quello che maggiormente ci angoscia e responsabilizza è il fatto che, tra qualche anno, i testimoni della Resistenza, i sopravvissuti alla Shoah, morranno e noi che siamo divenuti con loro e per loro testimoni, siamo ora i nuovi testimoni del passato ed abbiamo il dovere di tramandarlo a quelle generazioni che non avranno la nostra stessa opportunità.
Tocca a noi, ora, essere i custodi della memoria storica e vorremmo che, con noi e come noi, tutti coloro che credono in quegli ideali possano avere il coraggio di far sentire la propria voce in un mondo che ha bisogno di ricordare

Le alunne e gli alunni della V E del Liceo scientifico "E. Boggio Lera" di Catania:
Salvo Ardita, Alessandro Arena, Alessandra Belfiore, Samantha Cannata, Francesca Caruso, Maria Grazia Castiglione, Stefania Costanzo, Bruna Giammona, Claudia, Giuffrida, Vladimiro Guarnaccia, Valentina Gulisano, Santo Ingrassia, Laura Mammana, Cristina Marano, Antonio Marletta, Giovanni Christian Paternò, Carmelo Puglisi, Liliana Santonocito, Francesca Tosto, Desiré Zappalà.


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