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L'Antifascista

Avvisaglie stragiste

Una nuova strategia della tensione?
di Pietro Amendola


Negli anni '70 furono determinanti i servizi segreti italiani e stranieri


'Il ritrovamento negli ultimi tempi in tante città, segnatamente a Roma e a Milano, di ordigni esplosivi della più variata potenzialità e collocati nei pressi di edifici con una precisa significazione politica, quali ad esempio quelli contenenti sedi sindacali; e, ancor più, l'esplosione di una bomba nel palazzo in Roma dove ha sede "Il Manifesto", hanno creato un crescente allarme per il timore che si stia riproponendo una strategia della tensione fondata sulle stragi indiscriminate.
E ciò presumibilmente ad opera di un intreccio occulto tra l'estremismo di marca fascista o nazista, poteri forti economici come alcune multinazionali, e servizi segreti stranieri o loro spezzoni paralleli. Un intreccio tra componenti diverse e con finalità diverse, ma tutte convergenti nell'impiego del terrore indiscriminato.
Con l'importante aggiunta in queste ipotesi che è la componente estremista ad assumere come sempre il ruolo della manovalanza nell'utilizzo degli esplosivi, mentre alle altre componenti competono i ruoli più qualificati della regia e del finanziamento.
Sì, è certamente fondata la preoccupazione per le avvisaglie stragiste che si sono già verificate; come pure per la loro indubitabile germinazione nella continua crescita alla quale assistiamo in Italia e in tanta parte d'Europa, Germania in testa, dei movimenti eversivi neofascisti e neonazisti. Ma è anche di tutta evidenza che oggi giorno assai ristretti sono il numero e la consistenza dei comprimari possibili di una vera e propria strategia della tensione fondata sulle stragi rispetto a quanto avvenne negli anni Settanta, da piazza Fontana, dicembre '69, alla stazione di Bologna, agosto '80. Sta di fatto che oggi, assai diversamente da allora, nel quadro di un tessuto democratico della Nazione che nel corso degli ultimi venti anni si è sempre più esteso e rafforzato, quanti rappresentano ai più alti livelli le istituzioni della Repubblica e assieme a loro la generalità dei servitori dello Stato, con particolare riguardo alle Forze Armate e a quelle dell'Ordine, come pure all'Amministrazione dell'Interno e alla Magistratura, offrono ben maggiori garanzie di convinta fedeltà alla Costituzione, alle Istituzioni e alla Legalità repubblicana.
E' cioè una situazione troppo diversa da quanto avvenne negli anni che vanno dalla strage di Piazza Fontana a quella della stazione di Bologna, anni che furono anche quelli delle stragi di Peteano (1972), della Questura di Milano (1973), di Piazza della Loggia a Brescia (1974) e del treno Italicus (1974).
Infatti è ormai certissimo che in tutte queste stragi, tutte nessuna esclusa, includendo nelle vicende anche il loro seguito di indagini e di procedimenti giudiziari fino alle aule di Giustizia, fu sempre operante un complesso intricato di responsabilità precise, sia attive e sia passive, già largamente individuate. Responsabilità che vanno da quelle fondamentali degli autori materiali delle stragi, gli estremisti neofascisti, a quelle di promozione e di supporto dei servizi segreti italiani o di determinati servizi stranieri per arrivare, infine, alle responsabilità di politici in varia misura partecipi, al minimo con gravissime omissioni dei propri doveri, di eventi programmati nel quadro della strategia della tensione per realizzare una svolta moderata-conservatrice che bloccasse la strada aperta dalla contestazione giovanile del '68 e dall'Autunno "caldo", quello sindacale, del '69. Se pure non è da escludere che nelle intenzioni di alcuni protagonisti avrebbero dovuto bastare, per conseguire l'obiettivo prefissato, attentati che avessero soltanto fatto molto fragore, ingenerato moltissima paura, ma senza però spargimento di sangue e senza vittime.
Ma è stato proprio il seguito delle stragi, un lungo tormentato iter giudiziario che solo eccezionalmente è riuscito in qualche caso a fare ampia luce rendendo così giustizia alle vittime, a svelare ad opera di una minoranza di magistrati capaci e coraggiosi la compromissione profonda nella strategia della tensione (e di necessaria conseguenza, volenti o nolenti nelle stragi) di spezzoni allora fondamentali dello Stato quali i servizi segreti oltretutto in quegli anni di fatto subordinati a quelli americani della CIA. Infatti, malgrado le resistenze di colleghi neghittosi, timorosi di scoprire le magagne di questi ed altri spezzoni a rischio di incappare nei loro referenti politici; malgrado il sabotaggio ad opera di servitori dello Stato infedeli, ma certamente fedeli a quei referenti; e malgrado ancora lo sbarramento dei troppi "omissis" per i troppi "segreto di Stato" è stato grande merito quanto ha potuto emergere di verità sulle stragi ad iniziare da Piazza Fontana con gli infiltrati dal Generale Maletti e dal Capitano Labruna tra gli estremisti neofascisti, i Giannettini, i Delle Chiaie ed altri, e sulle coperture fornite per farli espatriare.
Senza minimamente dimenticare i tanti depistaggi delle indagini effettuati, tra i quali oltre a quello per Piazza Fontana risaltano quello sugli autori della strage di Peteano e soprattutto quello del Generale Musumeci e del Colonnello Belmonte sulla strage della stazione di Bologna; ovviamente depistaggi tutti al fine di impedire l'accertamento della verità e, conseguentemente, di coprire particolari responsabilità o corresponsabilità, italiane e straniere.
Sono, pertanto, da respingere le attuali proposte di amnistie e perdono per coloro che raccontino presunte "ipotetiche verità". La situazione italiana non ha alcun paragone con quella sud-africana che persegue il perdono finalizzato alla pacificazione, mentre invece nel nostro Paese si determinerebbe solo il blocco dei procedimenti giudiziari in atto con il rischio di ulteriori depistaggi!
Concludendo, vivaddio, lo abbiamo già detto non esistono più le condizioni perché possa rinnovarsi in Italia una consistente strategia della tensione fondata sulle stragi. Il forte sentimento democratico della stragrandissima maggioranza degli italiani e la ormai indiscutibile fedeltà alle Istituzioni di tutti i più impegnati servitori dello Stato fanno apparire inconsistente e velleitaria una rinnovata ma assai ristretta strategia stragista.
Ciò non toglie però che in presenza dell'estendersi dei movimenti neofascisti e neonazisti in Italia e in Europa, in presenza di avvertimenti a base di esplosivi o di attentati potenzialmente omicidi, come quello fallito contro "Il Manifesto", non si imponga la più attenta continua vigilanza ad opera dei settori delle Istituzioni preposti alla prevenzione e alla repressione di crimini nei confronti di ogni scheggia impazzita della nostra Società.
Ma al tempo stesso e forse più ancora, si impone un'azione vigorosa di contrasto verso l'estremismo neofascista, un'azione che deve impegnare solidalmente tutte le forze democratiche del Paese, quelle politiche e quelle culturali. E questa azione non può non avere un obiettivo fondamentale: quello di impedire assolutamente ai neofascisti di continuare a reclutare altri giovani alla funesta ideologia del razzismo, dell'antisemitismo e della violenza.
Sarà questa un'azione nella quale dovremo pur fare anche noi la nostra parte, noi tutti gli anziani combattenti antifascisti e partigiani, fornendo ai giovani la grande memoria storica della quale siamo portatori.


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