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Prime riflessioni

La severa lezione del 13 maggio
di Giulio Spallone

Determinante la mancata unità della sinistra socialista

L'Italia ha un governo di destra espressio-ne della cosiddetta "Casa delle libertà" che, per la figura del suo leader, l'on. Berlusconi, e per le caratteristiche delle forze politiche che lo compongono - come avvertiva il sena-tore Bobbio - possono mettere in gioco la democrazia nel nostro Paese.
Del Presidente del Consiglio è nota infatti la storia con le relative vicende giudiziarie nazionali ed internazionali ancora in corso e con quelle che i suoi legali hanno trascinato fino alla prescrizione per decorrenza dei ter-mini, mentre gravi e pesanti sono le questio-ni derivanti dal conflitto di interessi di cui è portatore.
Non meno gravida di minaccia la natura della maggioranza nella quale "coesistono, accanto a tendenze liberamente conservatri-ci, correnti e gruppi inquinati da germi di sovversivismo antico e nuovo - fascismo, razzismo, federalismo inteso come dissolu-zione della solidarietà nazionale, degrada-zione della Patria ad azienda" (appello di Gaetano Arfè ed altri).
Per queste ragioni l'ANPPIA, per la prima volta nella sua storia, aveva dato una preci-sa indicazione di voto a favore dei partiti col-legati nell' "Ulivo insieme per Rutelli", al fine appunto di sbarrare la strada a Silvio Berlu-sconi ed alla sua sedicente "Casa delle liber-tà". Il risultato elettorale per la verità non ha premiato la "scelta di campo" proposta da Berlusconi, che aveva invocato una sorta di plebiscito sul suo nome e sul suo schiera-mento. Al Senato la Casa delle libertà infatti ha avuto il 42,5% dei suffragi, partendo da una dote (elezioni del'96) del 49,3% (Polo delle libertà più Lega Nord) - a cui occorre ancora aggiungere l'apporto dei socialisti craxiani, dei repubblicani di Giorgio La Malfa, e, in alcuni collegi, dei rautiani.
Non si può più parlare dunque di un'Italia nel cui ventre molle vivrebbe un'ispirazione maggioritaria di destra. L'Ulivo ha avuto il 39,6% dei suffragi, contro il 39,9% del '96; ma nel '96 comprendeva Rifondazione Co-munista, che ha avuto il 5%, l' attuale lista Di Pietro, che ha avuto il 3,4%, ed ancora l' at-tuale lista Andreotti-D'Antoni, che ha avuto il 2,4%.
Dunque, se le forze che dettero vita all'Ulivo nel '96 avessero conservato la loro unità, avrebbero ricevuto oggi il 50,4% dei suffragi: circa l'8% in più della Casa delle li-bertà. Il successo del ballottaggio per l'elezione dei Sindaci di Roma, Torino e Napoli, e di un numero prevalente di comuni con popolazio-ne superiore ai 15 mila abitanti e delle pro-vince di Mantova e Lucca ha dimostrato che quella somma aritmetica poteva funzionare anche per le elezioni politiche. Anche se al successo di questa sommatoria ha proba-bilmente concorso l'allarme suscitato dalla vittoria della destra.
Questo, secondo me, deve essere il pun-to sul quale va centrato il dibattito sulla si-tuazione e sui compiti che ci sono di fronte in difesa delle conquiste democratiche e per creare le condizioni per ridare all'Italia un go-verno che assicuri sviluppo e democrazia. L' ANPPIA avvertì come un colpo duris-simo alla vita ed all'azione del centrosinistra la rottura operata da Rifondazione Comuni-sta con la conseguente crisi del Governo Prodi che, senza gravare sulle masse popo-lari, aveva affrontato il risanamento econo-mico del Paese risollevandolo da una situa-zione fallimentare e raggiungendo, malgrado l'opposizione ostruzionistica del Polo, l'obiettivo dell'inclusione dell'Italia nell'area dell' Euro, premessa essenziale ed indero-gabile di ogni politica di sviluppo. Inoltre poi la dura opposizione da sinistra ai governi D'Alema e Amato non ha premiato Rifonda-zione Comunista, che è scesa al 5%, mentre i D.S. sono al loro minimo storico.
Avvertimmo dunque con ragione che quella rottura non metteva in crisi solo un equilibrio politico che ci aveva consentito di battere il Polo, ma introduceva anche una grave lacerazione tra le forze della sinistra di ispirazione socialista ridotte oggi al 25% del corpo elettorale. Vivo è in me il ricordo di un dibattito svolto su quelle dolorose vicende nel nostro Consi-glio Generale, nel corso del quale molti di noi ricordarono come negli anni '21-22 la rottura dell'unità della sinistra socialista insieme alla sua incapacità di stabilire un rapporto con forze laiche e cattoliche democratiche crea-rono le premesse per la vittoria del fascismo. Naturalmente non siamo in quelle condi-zioni, anche se il pericolo corso e denunciato non è stato niente affatto una sorta di trovata elettorale, e sussiste. Esso tuttavia risulta ri-dimensionato grazie all'unità ritrovata nello schieramento dell'Ulivo guidato con grande incisività e forza da Rutelli e Fassino.
L'Ulivo ha ancora una volta dimostrato di essere un indispensabile valore aggiunto per la battaglia democratica e di progresso civile e sociale, e deve vivere come tale un ruolo permanente nella vita politica del Paese e non solo nel corso di una campagna elettorale. In questo quadro rappresenta un indubbio elemento di unità il successo della Margheri-ta che ha raggruppato forze di provata ispi-razione democratica, antifascista e riforma-trice.
Il sostanziale equilibrio tra queste forze e quelle di ispirazione socialista nell'Ulivo sba-razza il terreno da preoccupazioni del preva-lere di tentazioni egemoniche delle une sulle altre e viceversa che non poco nocumento hanno recato alla coalizione ed alla valoriz-zazione delle importanti conquiste operate dal centrosinistra.
L' ANPPIA, per la storia che rappresen-ta, ha dolorosamente vissuto le vicende che hanno portato alla rottura tra compagni che insieme avevano lottato contro il fascismo, insieme avevano vissuto anni di carcere o al confino. Questa destra, inquinata da germi di sov-versivismo di tipo fascista e razzista, è oggi al governo del nostro Paese per responsabi-lità di quella sciagurata rottura. Superarla per dare vita ad una sinistra di ispirazione socia-lista è condizione decisiva per il consolida-mento e lo sviluppo della democrazia, per controbattere il governo di centrodestra e ri-dare all'Italia un governo capace di assicura-re democrazia, giustizia sociale e sviluppo economico. Per questo non è sufficiente il dibattito sulle responsabilità della rottura. Non risolve nulla affermare che si sono perse le elezioni per colpa di Bertinotti. Occorre invece pren-dere coscienza delle profonde trasformazioni avvenute nella realtà economica e sociale del Paese ed in particolare delle nuove ca-ratteristiche del mondo del lavoro e delle sue articolazioni e dei suoi rapporti di tipo nuovo con i ceti medi, nel senso di una più concreta contiguità tra i due grandi raggruppamenti sociali.
E' cimentandosi su questi temi e rilan-ciando con forza gli ideali di libertà, di giusti-zia sociale, proclamati dalla Costituzione Repubblicana, che bisogna ritessere la tra-ma per la costruzione di una sinistra forte, di ispirazione socialista, saldamente collegata all'Ulivo, capace di riguadagnare un suffragio ben più ampio dell'attuale 25%.
Questo rappresenterebbe certamente un contributo decisivo all'ulteriore sviluppo dell'Ulivo ed al consolidamento della sua uni-tà sia nella lotta per limitare i danni che il go-verno Berlusconi arrecherà al Paese, sia per creare le condizioni per affrontare in modo vittorioso le nuove prove che ci attendono.
Una visione perciò dell'Ulivo fondato su soggetti vigorosi e competitivi, la Margherita ed il raggruppamento dello schieramento di ispirazione socialista, non concorrenti tra loro ma ambedue impegnati a conquistare spazi nuovi e ben più ampi nella società italiana.
Un accresciuto compito spetta nella nuova situazione politica all' ANPPIA ed alle altre Associazioni antifasciste. Per quel che strettamente ci riguarda nel-la nuova situazione risulta evidente la ne-cessità e l'importanza del nostro impegno contro il revisionismo, il negazionismo, il raz-zismo e per diffondere tra le giovani genera-zioni gli ideali dell'antifascismo insieme ai grandi valori della Resistenza. E questo anche rafforzando l'unità con tutte le organizzazioni rappresentative della Resistenza.
P.S. Nella sommaria analisi dei dati elettorali ho preferito fare riferimento a quelli del Senato. In tutti i collegi elettorali del Senato Rifondazione Comunista, l'Italia dei Valori e la formazione che fa capo a D'Antoni e Andreotti hanno presentato proprie liste.


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