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L'Italia ha un governo di destra
espressio-ne della cosiddetta "Casa delle libertà" che,
per la figura del suo leader, l'on. Berlusconi, e per
le caratteristiche delle forze politiche che lo compongono
- come avvertiva il sena-tore Bobbio - possono mettere
in gioco la democrazia nel nostro Paese.
Del Presidente del Consiglio è nota infatti la storia
con le relative vicende giudiziarie nazionali ed internazionali
ancora in corso e con quelle che i suoi legali hanno trascinato
fino alla prescrizione per decorrenza dei ter-mini, mentre
gravi e pesanti sono le questio-ni derivanti dal conflitto
di interessi di cui è portatore.
Non meno gravida di minaccia la natura della maggioranza
nella quale "coesistono, accanto a tendenze liberamente
conservatri-ci, correnti e gruppi inquinati da germi di
sovversivismo antico e nuovo - fascismo, razzismo, federalismo
inteso come dissolu-zione della solidarietà nazionale,
degrada-zione della Patria ad azienda" (appello di Gaetano
Arfè ed altri).
Per queste ragioni l'ANPPIA, per la prima volta nella
sua storia, aveva dato una preci-sa indicazione di voto
a favore dei partiti col-legati nell' "Ulivo insieme per
Rutelli", al fine appunto di sbarrare la strada a Silvio
Berlu-sconi ed alla sua sedicente "Casa delle liber-tà".
Il risultato elettorale per la verità non ha premiato
la "scelta di campo" proposta da Berlusconi, che aveva
invocato una sorta di plebiscito sul suo nome e sul suo
schiera-mento. Al Senato la Casa delle libertà infatti
ha avuto il 42,5% dei suffragi, partendo da una dote (elezioni
del'96) del 49,3% (Polo delle libertà più Lega Nord) -
a cui occorre ancora aggiungere l'apporto dei socialisti
craxiani, dei repubblicani di Giorgio La Malfa, e, in
alcuni collegi, dei rautiani.
Non si può più parlare dunque di un'Italia nel cui ventre
molle vivrebbe un'ispirazione maggioritaria di destra.
L'Ulivo ha avuto il 39,6% dei suffragi, contro il 39,9%
del '96; ma nel '96 comprendeva Rifondazione Co-munista,
che ha avuto il 5%, l' attuale lista Di Pietro, che ha
avuto il 3,4%, ed ancora l' at-tuale lista Andreotti-D'Antoni,
che ha avuto il 2,4%.
Dunque, se le forze che dettero vita all'Ulivo nel '96
avessero conservato la loro unità, avrebbero ricevuto
oggi il 50,4% dei suffragi: circa l'8% in più della Casa
delle li-bertà. Il successo del ballottaggio per l'elezione
dei Sindaci di Roma, Torino e Napoli, e di un numero prevalente
di comuni con popolazio-ne superiore ai 15 mila abitanti
e delle pro-vince di Mantova e Lucca ha dimostrato che
quella somma aritmetica poteva funzionare anche per le
elezioni politiche. Anche se al successo di questa sommatoria
ha proba-bilmente concorso l'allarme suscitato dalla vittoria
della destra.
Questo, secondo me, deve essere il pun-to sul quale va
centrato il dibattito sulla si-tuazione e sui compiti
che ci sono di fronte in difesa delle conquiste democratiche
e per creare le condizioni per ridare all'Italia un go-verno
che assicuri sviluppo e democrazia. L' ANPPIA avvertì
come un colpo duris-simo alla vita ed all'azione del centrosinistra
la rottura operata da Rifondazione Comuni-sta con la conseguente
crisi del Governo Prodi che, senza gravare sulle masse
popo-lari, aveva affrontato il risanamento econo-mico
del Paese risollevandolo da una situa-zione fallimentare
e raggiungendo, malgrado l'opposizione ostruzionistica
del Polo, l'obiettivo dell'inclusione dell'Italia nell'area
dell' Euro, premessa essenziale ed indero-gabile di ogni
politica di sviluppo. Inoltre poi la dura opposizione
da sinistra ai governi D'Alema e Amato non ha premiato
Rifonda-zione Comunista, che è scesa al 5%, mentre i D.S.
sono al loro minimo storico.
Avvertimmo dunque con ragione che quella rottura non metteva
in crisi solo un equilibrio politico che ci aveva consentito
di battere il Polo, ma introduceva anche una grave lacerazione
tra le forze della sinistra di ispirazione socialista
ridotte oggi al 25% del corpo elettorale. Vivo è in me
il ricordo di un dibattito svolto su quelle dolorose vicende
nel nostro Consi-glio Generale, nel corso del quale molti
di noi ricordarono come negli anni '21-22 la rottura dell'unità
della sinistra socialista insieme alla sua incapacità
di stabilire un rapporto con forze laiche e cattoliche
democratiche crea-rono le premesse per la vittoria del
fascismo. Naturalmente non siamo in quelle condi-zioni,
anche se il pericolo corso e denunciato non è stato niente
affatto una sorta di trovata elettorale, e sussiste. Esso
tuttavia risulta ri-dimensionato grazie all'unità ritrovata
nello schieramento dell'Ulivo guidato con grande incisività
e forza da Rutelli e Fassino.
L'Ulivo ha ancora una volta dimostrato di essere un indispensabile
valore aggiunto per la battaglia democratica e di progresso
civile e sociale, e deve vivere come tale un ruolo permanente
nella vita politica del Paese e non solo nel corso di
una campagna elettorale. In questo quadro rappresenta
un indubbio elemento di unità il successo della Margheri-ta
che ha raggruppato forze di provata ispi-razione democratica,
antifascista e riforma-trice.
Il sostanziale equilibrio tra queste forze e quelle di
ispirazione socialista nell'Ulivo sba-razza il terreno
da preoccupazioni del preva-lere di tentazioni egemoniche
delle une sulle altre e viceversa che non poco nocumento
hanno recato alla coalizione ed alla valoriz-zazione delle
importanti conquiste operate dal centrosinistra.
L' ANPPIA, per la storia che rappresen-ta, ha dolorosamente
vissuto le vicende che hanno portato alla rottura tra
compagni che insieme avevano lottato contro il fascismo,
insieme avevano vissuto anni di carcere o al confino.
Questa destra, inquinata da germi di sov-versivismo di
tipo fascista e razzista, è oggi al governo del nostro
Paese per responsabi-lità di quella sciagurata rottura.
Superarla per dare vita ad una sinistra di ispirazione
socia-lista è condizione decisiva per il consolida-mento
e lo sviluppo della democrazia, per controbattere il governo
di centrodestra e ri-dare all'Italia un governo capace
di assicura-re democrazia, giustizia sociale e sviluppo
economico. Per questo non è sufficiente il dibattito sulle
responsabilità della rottura. Non risolve nulla affermare
che si sono perse le elezioni per colpa di Bertinotti.
Occorre invece pren-dere coscienza delle profonde trasformazioni
avvenute nella realtà economica e sociale del Paese ed
in particolare delle nuove ca-ratteristiche del mondo
del lavoro e delle sue articolazioni e dei suoi rapporti
di tipo nuovo con i ceti medi, nel senso di una più concreta
contiguità tra i due grandi raggruppamenti sociali.
E' cimentandosi su questi temi e rilan-ciando con forza
gli ideali di libertà, di giusti-zia sociale, proclamati
dalla Costituzione Repubblicana, che bisogna ritessere
la tra-ma per la costruzione di una sinistra forte, di
ispirazione socialista, saldamente collegata all'Ulivo,
capace di riguadagnare un suffragio ben più ampio dell'attuale
25%.
Questo rappresenterebbe certamente un contributo decisivo
all'ulteriore sviluppo dell'Ulivo ed al consolidamento
della sua uni-tà sia nella lotta per limitare i danni
che il go-verno Berlusconi arrecherà al Paese, sia per
creare le condizioni per affrontare in modo vittorioso
le nuove prove che ci attendono.
Una visione perciò dell'Ulivo fondato su soggetti vigorosi
e competitivi, la Margherita ed il raggruppamento dello
schieramento di ispirazione socialista, non concorrenti
tra loro ma ambedue impegnati a conquistare spazi nuovi
e ben più ampi nella società italiana.
Un accresciuto compito spetta nella nuova situazione politica
all' ANPPIA ed alle altre Associazioni antifasciste. Per
quel che strettamente ci riguarda nel-la nuova situazione
risulta evidente la ne-cessità e l'importanza del nostro
impegno contro il revisionismo, il negazionismo, il raz-zismo
e per diffondere tra le giovani genera-zioni gli ideali
dell'antifascismo insieme ai grandi valori della Resistenza.
E questo anche rafforzando l'unità con tutte le organizzazioni
rappresentative della Resistenza.
P.S. Nella sommaria analisi dei dati elettorali
ho preferito fare riferimento a quelli del Senato. In
tutti i collegi elettorali del Senato Rifondazione Comunista,
l'Italia dei Valori e la formazione che fa capo a D'Antoni
e Andreotti hanno presentato proprie liste.
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