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L'ANTIFASCISTA
17.01.2014

Guardando negli occhi Adolf Eichmann scoprì la banalità del male

di di Elisabetta Villaggio

Siamo alle solite, esce nelle sale solo per due giorni il film di Margarethe Von Trotta Hannah Arendt che i critici stranieri hanno osannato. La filosofa ebrea nemica dei totalitarismi scatena ancora polemiche


Il New York Time in una lista di recensioni di 900 film dello scorso anno l’ha inserito tra i primi dieci. La critica giapponese l’ha decretato il miglior film straniero del 2013. Stiamo parlando di Hannah Arendt il bellissimo lungometraggio di Margarethe Von Trotta che narra un pezzo di vita della filosofa e studiosa ebrea tedesca, nelle sale italiane in occasione del Giorno della Memoria il 27 e 28 gennaio.
Hannah, nata da una famiglia ebraica a Linden nel 1906, studiò all’università di Marburgo ed ebbe come professore Martin Heidegger, con il quale coltivò una relazione segreta. Per molti versi fu la sua migliore studentessa, appassionata nella ricerca del libero pensiero e dell’onestà intellettuale, che metterà sempre al primo posto nella vita. Quando i nazisti prendono il sopravvento in Germania lei si rifugia in Francia dove conosce il secondo marito e grande amore della sua vita, il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher, con il quale emigrerà negli Stati Uniti nel 1940. La pellicola racconta gli anni dal ’61 al ’64 quando Hannah, interpretata da una bravissima Barbara Sukowa, viene inviata dal New Yorker in Israele per seguire il processo al criminale di guerra nazista Adolf Eichmann catturato dal Mossad in Argentina. Per la famosa rivista scrive una serie di articoli, poi diventati il libro La banalità del male, dove solleva la questione che il male possa non essere radicale. L’assenza di memoria e il rifiuto di pensare possono trasformare persone banali, come lo era Eichmann, in veri e propri criminali. Per lei il gerarca nazista altro non era che una persona priva di personalità che, come sosteneva lui, aveva obbedito a ordini superiori. La Arendt inoltre chiama in causa alcuni leader ebrei accusandoli di non aver capito in tempo la gravità del nazismo: queste sue tesi scatenarono fortissime critiche e il suo libro non fu pubblicato in Israele fino al 2002.
Incontriamo la regista a Roma dove è venuta a presentare il suo film.

Signora Von Trotta Hannah è stata considerata una revisionista: diceva che i capi ebrei avrebbero potuto comportarsi diversamente.
«Abbiamo scelto, con la mia coautrice (Pam Katz ndr), di raccontare un periodo della vita della Arendt. Hannah è stata accusata di essere una sorta di revisionista perché ha messo in dubbio i capi ebraici, li ha accusati di aver cooperato. Questo è venuto fuori durante il processo che lei seguiva.
Anche quando ho fatto altri film sul nazismo mi sono molto documentata e ho letto tante cose su alcuni capi ebrei che hanno fatto cose anche solo per vantaggi personali, ma in fondo anche loro sono umani e non vuol dire che essere ebrei significhi essere migliori».

Qual è il messaggio più importante di Hannah?
«Le sue idee hanno cambiato il mondo. Se non guardi oltre rimani limitato nel tuo pensiero e poter pensare è un dono, quindi bisogna utilizzare la propria testa. Lei ha scritto un altro libro molto importante, (Le origini del totalitarismo nel 1951 ndr), contro il comunismo di Stalin e contro il totalitarismo in generale. Questa è stata una lezione alle persone di sinistra che all’epoca non criticavano certe cose. Solo dopo la caduta del muro di Berlino noi di sinistra abbiamo iniziato a vedere le cose in modo più obiettivo. Lei era avanti con il pensiero».

La relazione con Heidegger è stata molto importante, forse la più importante della sua vita. Lei la racconta solo in un flash back.
«Non ho scelto di fare questo flash back per raccontare che erano amanti e se avessi deciso di fare un film su questo argomento avrei trovato molto facilmente i soldi: l’ebrea e il pro nazi! Hannah sostiene che pensare ci protegge dalle catastrofi e Heidegger insegnava a pensare. Poi è caduto nella trappola del nazismo, mentre Hannah era una idealista che guardava al passato cercando di spiegare i tempi bui, ma era anche una filosofa che sosteneva che il pensiero possa salvare dal male.

Che tipo di reazioni ha avuto il pubblico in giro per il mondo?
«L’accoglienza è stata miracolosa! Abbiamo fatto l’anteprima a Gerusalemme ed è andata molto bene. Il film ha avuto successo in Germania e in America e sono molto contenta perché ho dovuto aspettare 8 anni prima di realizzarlo! Sono stata invitata a New York alla New School, dove insegnava Hannah e molti intellettuali scappati, per l’ottantesimo anniversario della fondazione».

Perché in Italia il film esce solo per due giorni?
«Abbiamo avuto difficoltà di ricezione da parte delle sale italiane così abbiamo deciso di proporlo nel Giorno della Memoria. Il film comunque ha avuto grande attenzione da parte di associazioni e dalle scuole».


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