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L'ANTIFASCISTA
19.09.2013

Quanti carabinieri eroici a difesa di Roma

di Paolo Brogi

Una ricerca inedita nell’Archivio storico dell'Arma dei Carabinieri rivela i nomi di quegli ufficiali e non graduati che dettero anche la vita per opporsi ai nazifascisti nella battaglia della Capitale


Salvatore D’Acquisto si è immolato il 23 settembre 1943 a Torre di Palidoro per impedire una strage di civili da parte tedesca. È noto. Meno noto è il contesto in cui operava il vicebrigadiere D’Acquisto, cioè la stazione dei carabinieri di Torrimpietra, che è un esempio del contributo dato dai carabinieri alla “battaglia di Roma” e alla resistenza contro i nazifascisti.

Il 9 settembre del 1943, pochi giorni prima del sacrificio di D’Acquisto, la stazione di Torrimpietra, infatti, aveva dato il meglio di sé a Ponte Statua con un posto di blocco che aveva originato un forte scontro armato con una colonna tedesca che stava dirigendosi verso il nord.

Il posto di blocco che innesca lo scontro è inizialmente composto dal vicebrigadiere Russo e dai carabinieri Mario Conti, Pietro Spricico, Luigi Pettinari e Pietro De Luca. Li ha messi lì, a controllo della strada, il comandante della stazione maresciallo Monteforte, in aiuto ai soldati del battaglione Costero.

 

Immaginiamoceli questi cinque carabinieri che insieme ai soldati aprono il fuoco contro un convoglio tedesco composto da trenta automezzi. Ai primi colpi accorrono in loro sostegno gli altri carabinieri della stazione, probabilmente con loro c’era anche Salvo D’Acquisto.

Lo scontro è molto forte, cinque tedeschi rimangono sul terreno, altri 35 vengono catturati e fatti prigionieri, tra loro anche il comandante della colonna, un colonnello. L’azione comporta anche il sequestro di materiale bellico, mitra, mitragliatrici, bombe.

È un episodio poco noto della resistenza a Roma nei giorni dell’armistizio. Insieme alla battaglia della Magliana, molto più conosciuta, e soprattutto insieme a una molteplicità di episodi in apparenza minori che vede impegnati altri carabinieri contro i tedeschi rappresenta la punta di un iceberg che riemerge dalle carte che siamo andati a consultare all’Archivio storico dei carabinieri in viale Giulio Cesare a Roma.

 

Nei faldoni 1437, numeri 30, 31 e 32, è conservata una preziosa documentazione delle informative date dalle stazioni dei carabinieri a Roma su cosa è successo dopo l’8 settembre e durante i mesi dell’occupazione nazista della città.

Le veline, redatte con la macchina per scrivere, spesso con uso del colore rosso oltre a quello nero per le firme, ma anche per particolari segnalazioni, sono state redatte dai comandanti di stazione in risposta a una richiesta venuta dal Comando generale.

Lette nell’insieme mostrano una partecipazione diffusa, di oltre la metà delle stazioni, alla resistenza di fatto ai tedeschi, un comportamento quasi di getto che poi in seguito porterà uomini e mezzi alle formazioni della resistenza, a partire dalla celebre banda Caruso (dal nome del generale) in cui sarebbero confluiti oltre 500 carabinieri.

 

Questo quadro spiega così anche le ragioni della deportazione in Germania di oltre duemila carabinieri scattata il 4 ottobre: l’inaffidabilità per i tedeschi dei carabinieri era stata motivata da qualcosa di più di un semplice sospetto. I numerosi caduti nelle giornate dell’8 settembre stavano lì a dimostrarlo, così come i successivi deportati e internati in Germania.

I caduti tra i carabinieri ci sono fin dalle prime ore della battaglia di Roma, come si scopre dalla relazione della stazione Garbatella che già alle 10 del 10 settembre aveva registrato la morte per mitragliamento del carabiniere Giuseppe Crocco. Ucciso anche Venerando Leonardi. I due vengono seppelliti sul posto. Nel pomeriggio di quel giorno altri tre carabinieri, Tommaso Troilo, Giuseppe Caringi e Vincenzo Barone vengono fucilati dai tedeschi al Porto Fluviale. Il maresciallo Calogero Arnone guida i suoi cento uomini nella battaglia di Porta San Paolo, il 7 ottobre confluiscono nella banda Caruso.

Lo stesso fanno i 70 carabinieri di Montesacro.

 

Quel 10 settembre, dall’altra parte della città, a Forte Antenne, venti carabinieri guidati dal maresciallo Romolo Cola impediscono a 80 tedeschi di occupare la caserma: la stessa situazione si ripresenta poco dopo, il 7 ottobre, e costringe i carabinieri a rifugiarsi nelle grotte di Monte Antenne dove restano a lungo.

Più tardi alcuni di loro, una dozzina, impiegati come tagliaboschi nell’impresa che si occupava del verde di Villa Savoia, sarebbero stati arrestati e poi trasferiti ad Anzio da dove, come spiega la  relazione della stazione Ponte Salario, sarebbero poi fuggiti.

Torniamo alle giornate di settembre. A Ponte Milvio vengono arrestati il brigadiere Mario Spaducci, il vicebrigadiere Antonino Talamo e altri cinque carabinieri (la relazione fa i nomi solo di Curella e Maccaferri). Il carabiniere Ettore Bovesecco viene condannato a morte.

 

La stazione di Porta Cavalleggeri registra la deportazione del maresciallo capo Sante Natali, mentre il maresciallo Giuseppe Ventrella col tenente Mario Filippi e altri 65 carabinieri confluisce nella banda del generale Caruso.

Stazione di Trastevere: il 9 settembre viene ucciso in battaglia Amerino Gizzi, ferito Querico Conti, successivamente sono deportati il maresciallo capo Antonio Calandra e altri cinque catturati nello spolettificio.

Stazione di Torre Gaia: il 9 settembre il maresciallo Veri Dino disarma con i suoi uomini cento tedeschi. Lo stesso giorno il tenente Rodriguez Pereira si dà alla macchia con altri carabinieri e finisce nelle grotte di Prato Verde. Sarà arrestato poi il 4 gennaio e verrà poi ucciso alle Fosse Ardeatine. Con lui vengono arrestati e torturati il vicebrigadiere Terrazza e il carabiniere Federico Mattuzzi che con Rodriguez erano confluiti nella banda Caruso.

 

Il 1° novembre erano stati arrestati il vicebrigadiere Deiro Peroglio, i carabinieri Pietro Rossini e Giuseppe Papini.

A Cinecittà tutta la stazione (38 carabinieri), col maresciallo Vito Di Levo in testa, entra nella banda Caruso.

A Centocelle il 18 marzo del ’44 muore per le ferite subite in uno scontro Amedeo Casadei.

Nella Compagnia Esterna il 7 ottobre viene deportato Fernando Fidotto.

Nella stazione di San Giovanni il 9 settembre viene ferito negli scontri il carabiniere Edoardo Polidori. Il maresciallo Di Jorio passa alla banda Caruso e redige poi un resoconto molto ampio sulle azioni della formazione che, come spiega, riunisce 572 uomini divisi in 12 squadre. Florido Tori va con i partigiani. Sono della stazione i fucilati Augusto Ronzini (24 febbraio del ’44), Francesco Lipartiti (7 marzo) e il brigadiere Carlo Macchia. Quattordici carabinieri di San Giovanni risultano arrestati dai tedeschi.

 

Stazione di piazza Venezia: viene deportato il maresciallo Agostino Spinato.

Stazione di via Milano: viene deportato Saverio Bentivegna.

Al Palatino sono venti i carabinieri deportati.

A Tor Sapienza il maresciallo Estevane Carosi tra l’8 e l’11 ottobre porta a termine il sabotaggio di 40 carri armati tedeschi e porta via sette mitragliatori e mille caricatori.

 

Abbiamo iniziato questo quadro da Torrimpietra, un secondo ampio scontro si registra alla Magliana, dove l’8 settembre sono duecento i carabinieri che per due giorni contrastano i movimenti tedeschi, alla fine della battaglia sono quindici i prigionieri fatti. Negli scontri muore il capitano Orlando De Tommaso. Il maresciallo Mario Cacopardo si metterà in luce per tutto il periodo successivo per l’aiuto costante fornito alla popolazione.

Appartengono alla stazione della Magliana il vicebrigadiere Antonio Pozzi e il carabiniere Raffaele Pinto, arrestati poi dalla banda fascista Pollastrini il 23 ottobre, portati a Palazzo Braschi, torturati e infine fucilati il 31 dicembre a Bravetta.

Questo quadro d’insieme si ricava dalle carte conservate nell’Archivio storico dei carabinieri. L’Arma non era dunque a caso ritenuta inaffidabile e pericolosa dai nazifascisti, i numerosi episodi riferiti dimostrano una diffusa partecipazione alla resistenza.

 

La deportazione in massa il 4 ottobre di carabinieri e l’occupazione successiva delle stazioni da parte dei militari fascisti della Pai si spiegano dunque in questo contesto rimasto finora poco noto, un quadro che solo in anni recenti è tornato ad essere ricostruito dalla ricerca di Anna Maria  Casavola, Sette ottobre 1943 dedicato alla deportazione di oltre duemila carabinieri pochi giorni prima della deportazione degli ebrei dal Ghetto di Roma. Con queste note cerchiamo ora di arricchire ulteriormente il quadro della partecipazione dei carabinieri alla battaglia di Roma nel ‘43.


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