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L'ANTIFASCISTA
19.09.2013

Loro giocavano ai cow boy, noi ai piccoli pionieri

di Fabio Ecca

Una pregevole antologia mette a fuoco la stampa periodica per l’infanzia di matrice socialista e comunista e affronta il delicato nodo della precoce politicizazzione di ragazzi e ragazze


Falce e fumetto è un volume di raro pregio, figlio della volontà del curatore Juri Meda di proporre un originale percorso storiografico, quale appunto quello sulla storia della stampa periodica italiana per l’infanzia di estrazione socialista e comunista nel periodo compreso tra il 1893 e il 1965.

 

Se, in passato, lo scarso interesse dimostrato dagli storici verso il tema ha limitato questo genere di studi, il recente dibattito storiografico internazionale ha riportato al centro dell’attenzione gli studi sul percorso di “politicizzazione dell’infanzia”: tema per il quale quest’opera rappresenta un prezioso e utile contributo in grado di colmare numerose lacune. Questo volume collettaneo offre agli studiosi e ai lettori, anche non addetti ai lavori, nuovi e innovativi spunti di riflessione. Inizia con lo studio delle prime esperienze di stampa socialista per l’infanzia alla fine del secolo XIX, come il famoso Figli del Popolo, e compie un percorso di arricchimento e di conoscenza che arriva fino a quello che è, forse, il più noto giornalino a fumetti, Il Pioniere. Attingendo a un vastissimo patrimonio archivistico, il volume si divide in due parti: la prima è dedicata all’analisi delle varie tendenze sviluppatesi tra la seconda e la terza internazionale (1893-1930), in particolare con un interessante saggio sul periodo giolittiano e un altro molto esaustivo sugli anni tra il 1922 e il 1930; la seconda parte si concentra sul periodo compreso tra il secondo dopoguerra e il boom economico (1945-1965). Ne nasce una prospettiva di lungo periodo che rappresenta probabilmente la maggiore novità di Falce e fumetto perché consente di mettere in relazione tra loro esperienze editoriali estremamente diversificate, anche se ideologicamente omogenee, e di cogliere pertanto le linee di continuità e di discontinuità all’interno della stampa periodica socialista e comunista per l’infanzia edita in Italia tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.

 

Vengono altresì messi in evidenza in questa pubblicazione alcuni fondamentali legami e intrecci, come quello relativo alla definizione del “modello d’infanzia”. L’analisi delle strenne, dei numeri unici e dei giornaletti ha consentito, infatti, agli autori di rilevare come tale materiale a stampa non s’ispiri a un modello univoco bensì a più modelli distinti: quello “adultizzante”, che ispira la stampa periodica socialista tardo-ottocentesca; quello “borghese” (predominante in età liberale); infine il “modello comunista”, il quale si concretizza inizialmente, nel momento dell’affermazione del modello fascista d’infanzia e del lento slittamento di quello borghese verso quest’ultimo, in un contro-modello antagonista e quindi, a partire dal secondo dopoguerra, in un modello alternativo, anche se non del tutto antitetico. Il volume riesce quindi a dimostrare per la prima volta che, paradossalmente, i protagonisti dei racconti pubblicati nei primi due decenni del Novecento erano dei “conformisti in miniatura”, obbligati a ispirare le proprie azioni alle rigide norme di comportamento della borghesia. Essi, in sostanza, dovevano cessare d’incarnare lo stereotipo del piccolo popolano ignorante e indisciplinato, e dimostrarsi perfettamente omologati ai loro coetanei. I protagonisti dei racconti pubblicati sui periodici comunisti destinati ai più piccoli tra la scissione di Livorno e l’emanazione delle cosiddette “leggi fascistissime” erano, invece, membri dell’infanzia proletaria reale e avversavano apertamente il “modello borghese”, soprattutto nella sua componente gerarchica. Si chiedeva loro di essere “piccoli sovversivi”, in grado di resistere al costante tentativo di “colonizzazione ideologica” messo in atto dal fascismo e di difendere la propria “coscienza di classe”. Caduto il fascismo e nato il nuovo ordine democratico, anche questo modello entra in crisi: i protagonisti dei racconti pubblicati sui periodici comunisti destinati ai più piccoli, a partire dal 1945, infatti, non avevano più alcuna ragione di essere “piccoli sovversivi”, in quanto i valori in difesa dei quali s’erano anch’essi schierati erano ora, almeno in buona parte, sanciti dalla Costituzione. Per questo motivo si chiedeva loro di essere dei “bravi pionieri”, ovvero piccoli proletari dotati d’una solida “coscienza di classe”, aggregati all’interno d’una associazione e aderenti a un codice etico basato sulla laicità, sull’antifascismo, sul lavoro, sull’uguaglianza sociale, sull’antirazzismo, sull’internazionalismo e sulla pace. Non a caso, questo particolare genere di stampa periodica per l’infanzia si basava su una comunità di lettori ideologicamente omogenea, in grado d’assicurare sia una diffusione il più capillare possibile sia la massima incisività dei messaggi da essi veicolati.

 

Molti sono gli aspetti innovativi di questo volume che si presenta esaustivo e completo per quanto riguarda la storia italiana. Proprio in quest’ambito, tuttavia, la preziosa opera editoriale curata da Meda presenta una pecca, in quanto non riesce a raggiungere pienamente un obiettivo: quello di offrire un confronto tra la stampa periodica socialista e comunista per l’infanzia pubblicata in Italia e quella pubblicata in Europa. La poca attenzione data nel presente volume a questo tema, peraltro decisamente interessante visto il dibattito storiografico internazionale in corso sulla politicizzazione dell’infanzia, è però per lo più dettata dall’assenza nel contesto internazionale di studi analoghi che offrano una visione diacronica di così lungo corso. Tale libro rappresenta così anche una sfida interessante che si è voluta lanciare verso gli studiosi stranieri. Disponibile sia in e-book che in versione a stampa, approntata dalla fiorentina casa editrice Nerbini, Falce e fumetto può costituire una tappa fondamentale del percorso di studio sui processi di nazionalizzazione dell’infanzia in età contemporanea da tempo seguito dalla stessa casa editrice con la collana Nerbiana. Storia della stampa periodica per l’infanzia e la gioventù. Apre, infatti, nuove prospettive di ricerca e di studio verso temi finora poco esplorati, ma che si presentano quanto mai significativi per comprendere pienamente le pratiche di politicizzazione di massa.


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