L’UOMO DELL’ARGINEdi
Gilberto Squizzato
un
TV movie di Rai Tre
dedicato
alla memoria di don Primo Mazzolari
in
onda il 24 e 25 giugno, ore 20.55
da
un’idea di Ennio Chiodi
sceneggiatura
e regia di Gilberto Squizzato
Perché una fiction su don Primo Mazzolari?
Perché il parroco di Bozzolo (1890-1959) fu una delle voci più alte del
cattolicesimo italiano del secolo scorso: oppositore intransigente del
fascismo, precursore del dialogo con i non credenti, ispiratore dell’impegno
politico dei cattolici nella Resistenza e nella democrazia repubblicana,
anticipatore dei grandi temi del Concilio (la “chiesa dei poveri”, l’uso della
lingua del popolo nella liturgia).
Ma soprattutto don Primo fu un precursore appassionato del pacifismo e
dell’etica evangelica della non violenza già durante il ventennio fascista.
Interventista come gran parte del clero italiano all’inizio della prima guerra
mondiale, perse il fratello Peppino sui campi di battaglia del Carso nei primi giorni del conflitto. Iniziò da quel
momento il lungo cammino di riflessione di don Mazzolari,
che lo portò a ripudiare non solo ogni forma di prepotenza politica e di
ingiustizia sociale ma anche l’esaltazione della guerra voluta da Mussolini, fino al “Tu non uccidere”, manifesto del
pacifismo cristiano che dovette pubblicare anonimo nel 1955 a causa della
proibizione ecclesiastica di scrivere e predicare.
Il tv movie “low budget” in due puntate di
Gilberto Squizzato è interpretato da Emanuele
Fortunati che dà il volto a don Primo nel periodo dal 1915 al 1932 ( gli
anni della missione pastorale nello sperduto borgo di Cicognara,
sulle rive del Po) e da Maurizio Tabani per
gli anni della sua lunga missione a Bozzolo, fino al 1959, anno della morte. Le
rarissime, commoventi immagini originali
di don Primo compaiono negli ultimi minuti di questo tv movie, che costituisce
un’inedita forma di racconto televisivo. Non si tratta infatti di un
documentario, ma di un vero e proprio film che inserisce però organicamente nel
racconto le autentiche immagini di archivio dell’epoca (i filmati
dell’Istituto Luce e di Combat film) per descrivere i fatti storici e le
condizioni di vita del tempo, dalla vita dei contadini padani alle lotte della
Resistenza.
Vero “uomo del Po” che trascorse tutta la vita “fra l’argine e il
bosco” come recita il titolo di uno dei suoi romanzi, don Primo proprio da quei
due paesi in cui era stato relegato per la sua opposizione al regime
propugnò quella “rivoluzione cristiana” che doveva concretizzarsi a suo avviso
in profonde riforme economiche e sociali capaci di riscattare la secolare
miseria dei contadini. Il ras di
Cremona, Farinacci, non perse occasione per farlo
colpire e censurare, i suoi libri furono proibiti dal Minculpop,
la sua stessa vita subì attentati da parte di sicari del regime, finchè, durante l’occupazione tedesca, Mazzolari
fu prima
arrestato dai repubblichini e più tardi obbligato a
nascondersi per otto mesi fino alla Liberazione.
Anche se alcuni sui giovani parrocchiani furono
trucidati dalle camice nere, don Primo volle salvare da esecuzioni sommarie
alcuni dei suoi persecutori quando essi passarono dalla parte dei perdenti: il
suo perdono evangelico era dettato non dall’equiparazione fra vittime e
carnefici, ma da un‘esigenza etica più alta, quella di un nuovo tipo di società
in cui i vincitori non ripetessero le violenze e le prepotenze dei dominatori
di ieri.
Gli scritti e le prediche don Mazzolari
(spesso critici nei confronti delle “eccessive prudenze” della Chiesa) subirono
ripetute sanzioni anche da parte dell’autorità religiosa, ma don Primo accettò
quelle condanne “obbedendo in piedi” e riaffermando ogni volta il dovere del
cristiano di rinunciare ad ogni calcolato opportunismo per testimoniare il
Vangelo, anche a costo di ritrovarsi solo con la propria coscienza. Fu lo
stesso Giovanni XXIII a riabilitarlo dalle tante censure subite per decenni,
quando lo accolse salutandolo come “la
tromba dello Spirito Santo in terra mantovana”.
L’UOMO DELL’ARGINE è stato girato nei set reali della campagna lombarda, sulle sponde del Po, fra Pavia, Cremona, Mantova. In scena, accanto ad alcuni attori scelti dal regista proprio per la loro capacità di offrire una recitazione scarna, sobria e realistica (Simona Nasi, Adriana De Guilmi, Federica Restani, Giorgio Gentile, Rossella Gardini, Natale Ciravolo, Thomas Kadman) centinaia di attori presi dalla vita: veri contadini, pescatori, operai, vecchi e bambini scelti da Squizzato per dare volto al mondo semplice e povero della campagna lombarda di quegli anni.