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il 13 maggio
un voto per l'Ulivo passaporto per il domani
di Irmo Sassone

Partendo dall'impegno assunto a conclusione dell'articolo pubblicato nel numero di giugno-luglio 2000 "Comunicare ai cittadini il messaggio del governo", riteniamo opportuno soffermarci su alcuni temi riguardanti la situazione politica che si è determinata al Nord, ed in particolare nella provincia di Vercelli, dove Forza Italia nelle elezioni regionali dello scorso anno ha ottenuto il 40% dei voti, cioè il risultato migliore sul piano nazionale tra le provincie italiane.
Negli ultimi mesi si sono determinati fatti importanti, tra i quali l'approvazione della legge finanziaria per il 2001, la quale, dopo i tagli e le tasse dell'ultimo decennio, per conseguire il risanamento economico e finanziario e l'ingresso nell'Euro, che sarà operativo nel prossimo anno, distribuisce alle famiglie ed alle imprese italiane oltre 40.000 miliardi di lire per il 2000 ed il 2001, vale a dire la più grande ridistribuzione di questo tipo, mai fatta nel nostro Paese.
Come si afferma nell'ultima pubblicazione parlamentare dell'Ulivo passaporto per il domani, grazie all'azione dei governi dell'Ulivo e del centrosinistra, la legge finanziaria approvata a fine anno, rappresenta anche una tappa decisiva per proiettare nel futuro un modello di sviluppo stabile e sostenibile, consentendo una crescita economica intorno al 3% del PIL (Prodotto Interno Lordo), generando dal 1996 circa un milione e 100 mila occupati, mentre nel vercellese i disoccupati si sono ridotti di 561 unità nel 1999, fatto tendenziale che si ripeterà nel 2000 e 2001.
Il significato della Finanziaria per il 2001 è notevole, più occupazione, migliore qualità della vita e sviluppo sostenibile, con interventi sulle basse pensioni, l'abolizione di alcuni ticket nella sanità, maggiori investimenti per la Ricerca e Sviluppo, aumenti per gli insegnanti impegnati ad avviare una riforma della scuola rimasta ferma per troppo tempo. Affermati maggiori spazi di libertà per tutti L'Ulivo-Insieme per l'Italia può proseguire e costruire un progetto che garantisca il rinnovamento federalista, senza smantellare il sistema di protezione sociale, forte del successo realizzato dai suoi governi; un progetto che nei fatti ha già affermato maggiori spazi di libertà per tutti, e non soltanto sui manifesti elettorali. Nel dettaglio, ogni cittadino elettore può documentarsi per gli aspetti finanziari che lo riguardano direttamente. - Le riduzioni fiscali per il 2001 sono pari ad una somma di circa 24 mila miliardi, impostando per i prossimi quattro anni una ulteriore riduzione, di oltre 100 mila miliardi, mettendo insieme gli anni 2000, 2001, 2002 e 2003, operando secondo il principio "pagare tutti per pagare meno", ottenendo maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale. - Misure agevolative sono previste per il lavoro e lo sviluppo del Mezzogiorno, con un credito d'imposta per tutti i datori di lavoro che incrementano la base occupazionale dei dipendenti assumendo, dal 1 ottobre 2000 al 31 dicembre 2003, nuovi lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, con almeno 25 anni di età, sull'intero territorio nazionale, stabilito in lire 800.000 al mese, per ogni nuovo dipendente assunto. - Per infrastrutture e trasporti, la Finanziaria prevede a sostegno del Piano generale dei trasporti circa 16.000 miliardi di lire. - Per agricoltura e pesca sono previsti circa 2000 miliardi di lire per finanziare le iniziative presenti in 91 Patti territoriali specializzati, oltre ad approvare la chiusura del pregresso contenzioso con i Consorzi agrari, pendente da decenni, per oltre mille miliardi. - A circa 4.000 miliardi complessivi ammontano gli stanziamenti deliberati per le zone alluvionate come quelle del Piemonte (e di Trino dopo l'alluvione del 994), fondi che potranno essere incrementati ulteriormente per fronteggiare le reali esigenze delle zone colpite. Sono inoltre consistenti i fondi stanziati per il ripristino e la conservazione dell'ambiente naturale, per la scuola, l'Università e la ricerca, la giustizia e la sicurezza, e per gli Enti locali. Dalle comuni radici storiche si ritrova l'identità e l'azione unitaria Nel contesto nazionale va collocata la situazione politica esistente al Nord, dopo l'accordo del Polo con la Lega, che rende più difficile la campagna elettorale nelle singole province.
In quella di Vercelli, dove soltanto la città capoluogo è amministrata dal centrosinistra, insieme ad una minoranza di altri piccoli comuni, si è costituita la Margherita, come a livello nazionale, definita una opportunità per costruire dentro il centrosinistra una forza consistente e dignitosa di alleanza con la sinistra riformista, dopo che nei mesi scorsi D'Antoni era sceso a Vercelli a celebrare i 50 anni della Cisl. Naturalmente i momenti unitari, che indicano anche una identità e le comuni radici storiche locali, si devono tradurre sul piano elettorale non solo in una indicazione o declamazione, ma in una identità che si vive oggi, poiché fin dalle elezioni politiche del 1913, a suffragio universale maschile, si era registrata l'elezione di tre deputati socialisti nei tre collegi della provincia di Vercelli. Essi erano Modesto Cugnolio nel collegio di Vercelli, Fabrizio Maffi in quello di Crescentino e Savio nel collegio di Santhià, eletti col 55/65 per cento dei voti dopo essere stati protagonisti e dirigenti delle lotte dei braccianti e delle mondariso.
Mobilitarsi per ottenere il miglior risultato possibile Oggi anche la società vercellese è molto più complessa di cento anni fa, quando la maggioranza degli abitanti era composta da mondine e braccianti, ma pochi decenni fa, negli anni Settanta, il 40 per cento dei consensi elettorali andò alla forza politica più consistente della sinistra storica. Negli anni Novanta fino al 2000 la situazione si è rovesciata, come detto all'inizio, e il centrosinistra è rimasto senza parlamentari nazionali e consiglieri regionali, mentre circa un terzo degli elettori non si è più recato a votare. Come anche affermato nel Consiglio nazionale del Partito popolare, la parola d'ordine è mobilitarsi (vedi Il Popolo del 23 febbraio) per ottenere il migliore risultato possibile e impedendo al centrodestra, che non ha voluto realizzare le riforme elaborate dalla Commissione Bicamerale, di modificare anche la prima parte della Costituzione nata dalla Resistenza, come è stato dichiarato. Già in occasione di questa campagna elettorale per il voto del 13 maggio prossimo, ma anche dopo, si dovrà fare per quanto possibile un bilancio dell'ultimo decennio, degli anni cruciali che hanno visto la profonda trasformazione del Paese e del Vercellese, per ragionare sulla capacità di esprimere una nuova classe dirigente di governo. Le forze che hanno governato bene il Paese negli ultimi cinque anni hanno fatto crescere l'Italia anche come potenza sulla scena mondiale, esprimendo anche la guida delle maggiori città, oltre che del governo nazionale. Un pensiero riformista che governi il processo di globalizzazzione La crescente debolezza della politica rispetto all'economia che si è globalizzata e mondializzata come mai nel passato, denota l'insufficienza di un nuovo pensiero capace di leggere e far capire a coloro che non si recano a votare il mondo nuovo in cui stiamo vivendo.
Occorre un pensiero riformista che assolva la funzione di un secolo fa, con la svolta democratica del decennio giolittiano, con la conquista delle 8 ore, e poi la crisi del '21 finita nel fascismo anche per gli errori e le divisioni nella sinistra, riscattata poi con la Resistenza e la Liberazione e con la conquista della Costituzione e dello Stato sociale con la scelta democratica di mezzo secolo fa. Nel Nord è stato sventato il rischio di una secessione ed è forse uno dei successi più grandi del centrosinistra, che ha guidato il passaggio dall'economia mista a quella di mercato conquistando all'Italia un ruolo di potenza politico-militare, quale non aveva mai avuto prima. Come mai è cresciuta la destra? Si possono dare diverse risposte a questa domanda, tra le quali il venir meno delle vecchie certezze: nuove professioni, nuove tecnologie, un futuro incerto per le famiglie e per i figli, la difficoltà di colmare il divario tra Nord e Sud dell'Italia e del mondo, il tutto condizionato dalle spinte autoritarie e dalla demagogia del neopopulismo e del liberismo plebiscitario e personalistico.
Gli operai ci sono ancora e lavorano, altrimenti non saremmo tra i 7 paesi più industrializzati del mondo, ma si stenta a riconoscere la società attuale - individualista e molecolare, meno riconducibile alle divisioni di classe del passato - e ad intervenire su di essa con iniziative che mettano in campo forme di consenso necessarie per governare il nuovo processo di globalizzazione/mondializzazione. E' finito il vecchio patto tra lo Stato centralistico mediatore del compromesso storico che garantiva l'unità formale del Paese, col Nord che trovava un mercato protetto nei 20 milioni di abitanti del Sud, col sostegno ai redditi del Mezzogiorno, inserendo la questione meridionale dentro l'economia europea.
La concertazione e il "federalismo" possono far realizzare al Sud l'integrazione europea senza che l'Italia cessi di essere una nazione, dopo che lo sforzo di "costituzionalizzare" la destra non è riuscito per il fallimento della Bicamerale, provocato dalla destra stessa. Nello stesso tempo l'economia italiana, spingendo avanti i processi innovativi, si deve confrontare con la qualità dei prodotti agroindustriali, e in tutti gli altri settori, superando i ritardi ancora esistenti, per la sicurezza alimentare e l'affermazione dell'interesse nazionale. Superare il localismo della politica La grandezza del problema politico che pone la globalizzazione non è solo nella novità del fatto produttivo, ma nella contraddizione tra mondializzazione dell'economia e localismo della politica, basato sulle divisioni e i litigi personalistici, che impedisce agli uomini il diritto di essere liberi, di esprimere se stessi e scegliere il proprio destino, insieme agli altri simili.
E' necessario uscire da queste situazioni localistiche per impedire che i mercati governino, i tecnici amministrino e la politica litighi senza un pensiero globale, in una società forte che possa garantire una grande economia di mercato e una nuova realtà fondata sulla consapevolezza del passaggio storico che viviamo, tenendo conto che lo Stato-nazione non scompare in un tempo prevedibile. Ecco perché è importante l'esigenza di fare dell'Europa un soggetto politico reale, ridefinendo il riformismo del nuovo millennio su una base non più solo nazionale, dando una nuova dimensione alla lotta per la libertà e la democrazia - che riguarda tutti - con al centro il mondo del lavoro, perché lo sfruttamento non sparisce e viene percepito dalle cosiddette "risorse umane", principali forze produttive. E qui si innesta la problematica giovanile. In un rapporto dell'Istat è scritto che "la transizione dei giovani alla vita attiva è forse la più grande questione sociale che il Paese deve saper affrontare per restare competitivo".
Dunque è auspicabile che i giovani debbano entrare a far parte della odierna e futura classe dirigente italiana - come insegna quanto è avvenuto in passato nei momenti cruciali della storia del nostro Paese - e si deve combattere il progressivo invecchiamento della popolazione europea e italiana (nel Vercellese si registrano molti meno abitanti di un secolo fa). Per restare al riferimento elettorale, anche col voto si può individuare il politico vero, creatore e suscitatore di energie che trovano base nella realtà esistente e nelle radici della società e che abbia presente i temi della giustizia sociale, poiché comandare dall'alto non basta in una situazione che vede cambiati i rapporti tra economia e politica. Ritrovare consenso nel mondo del nuovo millennio Ecco perché è importante contribuire a rielaborare un pensiero globale, ritrovando un nuovo consenso nel mondo del 2000, tra coloro che hanno trascurato la volontà di votare nelle ultime elezioni, rendendoli coscienti che si può contribuire col voto a scegliere i propri progetti di vita, impedendo che possa riprodursi in Europa una situazione simile a quella degli anni '20 e '30, quando i fascismi vinsero non per la forza delle idee conservatrici, ma per l'incapacità delle classi dirigenti di allora di capire il mondo nuovo uscito dal primo conflitto mondiale. Se in quegli anni prevalsero le soluzioni autoritarie è perché furono percepite come più capaci di risolvere le novità prospettate da quella situazione, mentre era la democrazia ad essere in gioco.
Oggi, in una società completamente modificata, la situazione politica presenta alcuni aspetti analoghi non solo per l'Italia, ma anche per quanto avviene in alcuni paesi d'Europa, e ultimamente in Francia, col voto socialista a Parigi ma con quello di destra nel resto del paese. Concludendo queste considerazioni, che riguardano il presente, ma anche il futuro, si può affermare che ricominciando a pensare ad una idea di progresso in grado di governare questa nuova società e questo mondo nuovo che si delinea, si deve tornare a parlare al cuore degli uomini e delle donne, nei piccoli paesi e nelle grandi città, per far prevalere le ragioni della nuova storia in cui siamo entrati, con iniziative adeguate. Votare e far votare per il centrosinistra il 13 maggio è il modo migliore per portare avanti le idee sancite nella prima parte della Costituzione, nata dalla Resistenza, e per affrontare in modo nuovo e moderno il futuro delle nuove generazioni.


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