|
Partendo dall'impegno assunto
a conclusione dell'articolo pubblicato nel numero di giugno-luglio
2000 "Comunicare ai cittadini il messaggio del governo",
riteniamo opportuno soffermarci su alcuni temi riguardanti
la situazione politica che si è determinata al Nord, ed
in particolare nella provincia di Vercelli, dove Forza
Italia nelle elezioni regionali dello scorso anno ha ottenuto
il 40% dei voti, cioè il risultato migliore sul piano
nazionale tra le provincie italiane.
Negli ultimi mesi si sono determinati fatti importanti,
tra i quali l'approvazione della legge finanziaria per
il 2001, la quale, dopo i tagli e le tasse dell'ultimo
decennio, per conseguire il risanamento economico e finanziario
e l'ingresso nell'Euro, che sarà operativo nel prossimo
anno, distribuisce alle famiglie ed alle imprese italiane
oltre 40.000 miliardi di lire per il 2000 ed il 2001,
vale a dire la più grande ridistribuzione di questo tipo,
mai fatta nel nostro Paese.
Come si afferma nell'ultima pubblicazione parlamentare
dell'Ulivo passaporto per il domani, grazie all'azione
dei governi dell'Ulivo e del centrosinistra, la legge
finanziaria approvata a fine anno, rappresenta anche una
tappa decisiva per proiettare nel futuro un modello di
sviluppo stabile e sostenibile, consentendo una crescita
economica intorno al 3% del PIL (Prodotto Interno Lordo),
generando dal 1996 circa un milione e 100 mila occupati,
mentre nel vercellese i disoccupati si sono ridotti di
561 unità nel 1999, fatto tendenziale che si ripeterà
nel 2000 e 2001.
Il significato della Finanziaria per il 2001 è notevole,
più occupazione, migliore qualità della vita e sviluppo
sostenibile, con interventi sulle basse pensioni, l'abolizione
di alcuni ticket nella sanità, maggiori investimenti per
la Ricerca e Sviluppo, aumenti per gli insegnanti impegnati
ad avviare una riforma della scuola rimasta ferma per
troppo tempo. Affermati maggiori spazi di libertà per
tutti L'Ulivo-Insieme per l'Italia può proseguire e costruire
un progetto che garantisca il rinnovamento federalista,
senza smantellare il sistema di protezione sociale, forte
del successo realizzato dai suoi governi; un progetto
che nei fatti ha già affermato maggiori spazi di libertà
per tutti, e non soltanto sui manifesti elettorali. Nel
dettaglio, ogni cittadino elettore può documentarsi per
gli aspetti finanziari che lo riguardano direttamente.
- Le riduzioni fiscali per il 2001 sono pari ad una somma
di circa 24 mila miliardi, impostando per i prossimi quattro
anni una ulteriore riduzione, di oltre 100 mila miliardi,
mettendo insieme gli anni 2000, 2001, 2002 e 2003, operando
secondo il principio "pagare tutti per pagare meno", ottenendo
maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale.
- Misure agevolative sono previste per il lavoro e lo
sviluppo del Mezzogiorno, con un credito d'imposta per
tutti i datori di lavoro che incrementano la base occupazionale
dei dipendenti assumendo, dal 1 ottobre 2000 al 31 dicembre
2003, nuovi lavoratori dipendenti a tempo indeterminato,
con almeno 25 anni di età, sull'intero territorio nazionale,
stabilito in lire 800.000 al mese, per ogni nuovo dipendente
assunto. - Per infrastrutture e trasporti, la Finanziaria
prevede a sostegno del Piano generale dei trasporti circa
16.000 miliardi di lire. - Per agricoltura e pesca sono
previsti circa 2000 miliardi di lire per finanziare le
iniziative presenti in 91 Patti territoriali specializzati,
oltre ad approvare la chiusura del pregresso contenzioso
con i Consorzi agrari, pendente da decenni, per oltre
mille miliardi. - A circa 4.000 miliardi complessivi ammontano
gli stanziamenti deliberati per le zone alluvionate come
quelle del Piemonte (e di Trino dopo l'alluvione del 994),
fondi che potranno essere incrementati ulteriormente per
fronteggiare le reali esigenze delle zone colpite. Sono
inoltre consistenti i fondi stanziati per il ripristino
e la conservazione dell'ambiente naturale, per la scuola,
l'Università e la ricerca, la giustizia e la sicurezza,
e per gli Enti locali. Dalle comuni radici storiche si
ritrova l'identità e l'azione unitaria Nel contesto nazionale
va collocata la situazione politica esistente al Nord,
dopo l'accordo del Polo con la Lega, che rende più difficile
la campagna elettorale nelle singole province.
In quella di Vercelli, dove soltanto la città capoluogo
è amministrata dal centrosinistra, insieme ad una minoranza
di altri piccoli comuni, si è costituita la Margherita,
come a livello nazionale, definita una opportunità per
costruire dentro il centrosinistra una forza consistente
e dignitosa di alleanza con la sinistra riformista, dopo
che nei mesi scorsi D'Antoni era sceso a Vercelli a celebrare
i 50 anni della Cisl. Naturalmente i momenti unitari,
che indicano anche una identità e le comuni radici storiche
locali, si devono tradurre sul piano elettorale non solo
in una indicazione o declamazione, ma in una identità
che si vive oggi, poiché fin dalle elezioni politiche
del 1913, a suffragio universale maschile, si era registrata
l'elezione di tre deputati socialisti nei tre collegi
della provincia di Vercelli. Essi erano Modesto Cugnolio
nel collegio di Vercelli, Fabrizio Maffi in quello di
Crescentino e Savio nel collegio di Santhià, eletti col
55/65 per cento dei voti dopo essere stati protagonisti
e dirigenti delle lotte dei braccianti e delle mondariso.
Mobilitarsi per ottenere il miglior risultato possibile
Oggi anche la società vercellese è molto più complessa
di cento anni fa, quando la maggioranza degli abitanti
era composta da mondine e braccianti, ma pochi decenni
fa, negli anni Settanta, il 40 per cento dei consensi
elettorali andò alla forza politica più consistente della
sinistra storica. Negli anni Novanta fino al 2000 la situazione
si è rovesciata, come detto all'inizio, e il centrosinistra
è rimasto senza parlamentari nazionali e consiglieri regionali,
mentre circa un terzo degli elettori non si è più recato
a votare. Come anche affermato nel Consiglio nazionale
del Partito popolare, la parola d'ordine è mobilitarsi
(vedi Il Popolo del 23 febbraio) per ottenere il migliore
risultato possibile e impedendo al centrodestra, che non
ha voluto realizzare le riforme elaborate dalla Commissione
Bicamerale, di modificare anche la prima parte della Costituzione
nata dalla Resistenza, come è stato dichiarato. Già in
occasione di questa campagna elettorale per il voto del
13 maggio prossimo, ma anche dopo, si dovrà fare per quanto
possibile un bilancio dell'ultimo decennio, degli anni
cruciali che hanno visto la profonda trasformazione del
Paese e del Vercellese, per ragionare sulla capacità di
esprimere una nuova classe dirigente di governo. Le forze
che hanno governato bene il Paese negli ultimi cinque
anni hanno fatto crescere l'Italia anche come potenza
sulla scena mondiale, esprimendo anche la guida delle
maggiori città, oltre che del governo nazionale. Un pensiero
riformista che governi il processo di globalizzazzione
La crescente debolezza della politica rispetto all'economia
che si è globalizzata e mondializzata come mai nel passato,
denota l'insufficienza di un nuovo pensiero capace di
leggere e far capire a coloro che non si recano a votare
il mondo nuovo in cui stiamo vivendo.
Occorre un pensiero riformista che assolva la funzione
di un secolo fa, con la svolta democratica del decennio
giolittiano, con la conquista delle 8 ore, e poi la crisi
del '21 finita nel fascismo anche per gli errori e le
divisioni nella sinistra, riscattata poi con la Resistenza
e la Liberazione e con la conquista della Costituzione
e dello Stato sociale con la scelta democratica di mezzo
secolo fa. Nel Nord è stato sventato il rischio di una
secessione ed è forse uno dei successi più grandi del
centrosinistra, che ha guidato il passaggio dall'economia
mista a quella di mercato conquistando all'Italia un ruolo
di potenza politico-militare, quale non aveva mai avuto
prima. Come mai è cresciuta la destra? Si possono dare
diverse risposte a questa domanda, tra le quali il venir
meno delle vecchie certezze: nuove professioni, nuove
tecnologie, un futuro incerto per le famiglie e per i
figli, la difficoltà di colmare il divario tra Nord e
Sud dell'Italia e del mondo, il tutto condizionato dalle
spinte autoritarie e dalla demagogia del neopopulismo
e del liberismo plebiscitario e personalistico.
Gli operai ci sono ancora e lavorano, altrimenti non saremmo
tra i 7 paesi più industrializzati del mondo, ma si stenta
a riconoscere la società attuale - individualista e molecolare,
meno riconducibile alle divisioni di classe del passato
- e ad intervenire su di essa con iniziative che mettano
in campo forme di consenso necessarie per governare il
nuovo processo di globalizzazione/mondializzazione. E'
finito il vecchio patto tra lo Stato centralistico mediatore
del compromesso storico che garantiva l'unità formale
del Paese, col Nord che trovava un mercato protetto nei
20 milioni di abitanti del Sud, col sostegno ai redditi
del Mezzogiorno, inserendo la questione meridionale dentro
l'economia europea.
La concertazione e il "federalismo" possono far realizzare
al Sud l'integrazione europea senza che l'Italia cessi
di essere una nazione, dopo che lo sforzo di "costituzionalizzare"
la destra non è riuscito per il fallimento della Bicamerale,
provocato dalla destra stessa. Nello stesso tempo l'economia
italiana, spingendo avanti i processi innovativi, si deve
confrontare con la qualità dei prodotti agroindustriali,
e in tutti gli altri settori, superando i ritardi ancora
esistenti, per la sicurezza alimentare e l'affermazione
dell'interesse nazionale. Superare il localismo della
politica La grandezza del problema politico che pone la
globalizzazione non è solo nella novità del fatto produttivo,
ma nella contraddizione tra mondializzazione dell'economia
e localismo della politica, basato sulle divisioni e i
litigi personalistici, che impedisce agli uomini il diritto
di essere liberi, di esprimere se stessi e scegliere il
proprio destino, insieme agli altri simili.
E' necessario uscire da queste situazioni localistiche
per impedire che i mercati governino, i tecnici amministrino
e la politica litighi senza un pensiero globale, in una
società forte che possa garantire una grande economia
di mercato e una nuova realtà fondata sulla consapevolezza
del passaggio storico che viviamo, tenendo conto che lo
Stato-nazione non scompare in un tempo prevedibile. Ecco
perché è importante l'esigenza di fare dell'Europa un
soggetto politico reale, ridefinendo il riformismo del
nuovo millennio su una base non più solo nazionale, dando
una nuova dimensione alla lotta per la libertà e la democrazia
- che riguarda tutti - con al centro il mondo del lavoro,
perché lo sfruttamento non sparisce e viene percepito
dalle cosiddette "risorse umane", principali forze produttive.
E qui si innesta la problematica giovanile. In un rapporto
dell'Istat è scritto che "la transizione dei giovani alla
vita attiva è forse la più grande questione sociale che
il Paese deve saper affrontare per restare competitivo".
Dunque è auspicabile che i giovani debbano entrare a far
parte della odierna e futura classe dirigente italiana
- come insegna quanto è avvenuto in passato nei momenti
cruciali della storia del nostro Paese - e si deve combattere
il progressivo invecchiamento della popolazione europea
e italiana (nel Vercellese si registrano molti meno abitanti
di un secolo fa). Per restare al riferimento elettorale,
anche col voto si può individuare il politico vero, creatore
e suscitatore di energie che trovano base nella realtà
esistente e nelle radici della società e che abbia presente
i temi della giustizia sociale, poiché comandare dall'alto
non basta in una situazione che vede cambiati i rapporti
tra economia e politica. Ritrovare consenso nel mondo
del nuovo millennio Ecco perché è importante contribuire
a rielaborare un pensiero globale, ritrovando un nuovo
consenso nel mondo del 2000, tra coloro che hanno trascurato
la volontà di votare nelle ultime elezioni, rendendoli
coscienti che si può contribuire col voto a scegliere
i propri progetti di vita, impedendo che possa riprodursi
in Europa una situazione simile a quella degli anni '20
e '30, quando i fascismi vinsero non per la forza delle
idee conservatrici, ma per l'incapacità delle classi dirigenti
di allora di capire il mondo nuovo uscito dal primo conflitto
mondiale. Se in quegli anni prevalsero le soluzioni autoritarie
è perché furono percepite come più capaci di risolvere
le novità prospettate da quella situazione, mentre era
la democrazia ad essere in gioco.
Oggi, in una società completamente modificata, la situazione
politica presenta alcuni aspetti analoghi non solo per
l'Italia, ma anche per quanto avviene in alcuni paesi
d'Europa, e ultimamente in Francia, col voto socialista
a Parigi ma con quello di destra nel resto del paese.
Concludendo queste considerazioni, che riguardano il presente,
ma anche il futuro, si può affermare che ricominciando
a pensare ad una idea di progresso in grado di governare
questa nuova società e questo mondo nuovo che si delinea,
si deve tornare a parlare al cuore degli uomini e delle
donne, nei piccoli paesi e nelle grandi città, per far
prevalere le ragioni della nuova storia in cui siamo entrati,
con iniziative adeguate. Votare e far votare per il centrosinistra
il 13 maggio è il modo migliore per portare avanti le
idee sancite nella prima parte della Costituzione, nata
dalla Resistenza, e per affrontare in modo nuovo e moderno
il futuro delle nuove generazioni.
|