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ANTIFASCISTI


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Conosci le persone che hanno contribuito con il loro sacrificio alla storia dell’antifascismo. Consulta i nomi di chi si è distinto nella causa attraverso il nostro archivio indicizzato in ordine alfabetico:

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T frecciaTommasini Umberto


Tommasini Umberto

Data di nascista: 09/03/1896


Biografia:

Nasce a Trieste da una famiglia originaria di Vivaro (Friuli). Il padre lo avvicina alle idee socialiste, tanto che già nel 1909, giovanissimo apprendista fabbro, partecipa allo sciopero di protesta contro l’esecuzione di Francisco Ferrer, capro espiatorio della semana tragica di Barcellona (una sommossa popolare di protesta contro l’occupazione del Marocco). Poco prima dello scoppio della prima guerra mondiale si trasferisce a Vivaro e viene arruolato come mitragliere. Partecipa a varie battaglie sul fronte dell’Isonzo fino al 1917, quando è fatto prigioniero dagli austriaci in seguito alla rotta di Caporetto e internato nel campo di Mauthausen, ove rischia la morte per inedia. Liberato al termine del conflitto, torna a Trieste, riprendendo l’attività di fabbro e aderendo al movimento anarchico sull’esempio del fratello maggiore Vittorio. Il dopoguerra vede nel capoluogo giuliano l’immediato insorgere della violenza fascista, diretta principalmente contro le organizzazioni proletarie e slave: Tommasini è in prima fila negli scontri, non esitando insieme ad altri compagni ad attaccare le squadracce a colpi di bombe a mano. Nel 1926 partecipa all’organizzazione del fallito tentativo di uccidere Mussolini messo in atto a Roma da Gino Lucetti; nello stesso anno subisce la condanna a cinque anni di confino, da scontare a Ustica e a Ponza, in virtù delle liberticide leggi speciali varate dal regime proprio sotto il pretesto dei ripetuti attentati alla vita del “duce”. Durante il soggiorno forzato nelle isole ha modo di entrare in contatto con numerosi elementi di punta dell’antifascismo militante, stringendo amicizia in particolare con Gino Bibbi (che già conosceva) e Giobbe Giopp. Alla scadenza della pena fa ritorno nella sua città natale, ma in poco tempo si rende conto che la sua condizione di vigilato gli rende difficile l’ottenimento di un impiego; decide quindi di espatriare clandestinamente a piedi in Jugoslavia, poi attraversa Austria e Svizzera e si rifugia a Parigi, meta principale degli oppositori costretti all’esilio. Gli anni francesi sono molto duri, caratterizzati dall’estrema precarietà della situazione economica nonché dal ricorrente pericolo di espulsione da parte di autorità sempre più maldisposte nei confronti dell’emigrazione politica italiana, specie se anarchica. In questo periodo approfondisce il legame con Camillo Berneri ed inizia la convivenza con la concittadina Anna Renner, dalla quale ha un figlio, Renato (René).

La rivolta dei generali spagnoli nel luglio del 1936 funge da catalizzatore per l’intera galassia antifascista, che vede per la prima volta l’occasione di combattere il nemico “armi alla mano”; l’anarchico triestino non fa eccezione e, nonostante i quarant’anni suonati, si arruola volontario nella “sezione italiana” della colonna libertaria “Ascaso”, partecipando a tutte le battaglie, da Monte Pelato al cimitero di Huesca. A febbraio del 1937 viene richiamato dal fronte da Berneri (commissario politico della sezione) su richiesta di Giopp ed aggregato ad un “commando” composto da Giovanni Fontana, Alfredo Cimadori (confidente segreto della polizia politica di Roma) e lo stesso Giopp, che in collaborazione con Bibbi e su ordine del ministro della Marina e dell’Aviazione Prieto ha il compito di minare le navi franchiste e italiane ancorate nel porto di Ceuta. Le cose non vanno tuttavia per il verso sperato e il quartetto cade nelle grinfie di un gruppo di guardias de asalto agli ordini del ministro dell’Interno Galarza, fermamente intenzionato a mettere le mani su Bibbi, ritenuto da lui responsabile della scomparsa di Baldassarre Londero, faccendiere italo-ungherese legato ad ambienti governativi. Tommasini è sbattuto in una cella di Valencia da cui riesce rocambolescamente ad evadere, rifugiandosi nella locale sede della CNT (Confederacion Nacional del Trabajo, la centrale anarcosindacalista iberica); in seguito però si convince a rientrare in prigione, onde non compromettere la trattativa avviata dai ministri Esplà e Garcia Oliver e finalizzata ad ottenere la liberazione di tutti i detenuti. Il tentativo è alla fine coronato da successo ed i quattro possono riparare a Parigi, ormai delusi dall’esperienza spagnola e dalla piega presa dagli avvenimenti in campo repubblicano.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale sorprende il nostro protagonista ancora in Francia: al pari di migliaia di antifascisti egli deve quindi subire la deportazione nel famigerato campo di Vernet d’Ariège, già luogo di internamento delle Brigate Internazionali e di parte degli esuli spagnoli fuggiti da Franco. Ne esce nel 1941, quando, malgrado il reiterato rifiuto opposto ad ogni ipotesi di rimpatrio, le autorità collaborazioniste di Vichy lo consegnano alla polizia italiana. Immediata sopraggiunge la condanna ad altri cinque anni di confino, cambia solo la destinazione, stavolta lo scoglio di Ventotene, ove rimane fino all’estate del 1943. Trasferito alla caduta del fascismo nel campo di concentramento per anarchici e slavi di Renicci d’Anghiari (Arezzo), ottiene il rilascio solo poche ore prima dell’arrivo delle forze di occupazione tedesche, rifugiandosi sull’Appennino tosco-emiliano. Il secondo dopoguerra lo vede nuovamente a Trieste, sempre in prima linea nell’opporsi sia al nazionalismo parafascista italiano che alle mire annessionistiche jugoslave. Eletto delegato sindacale, partecipa al congresso costitutivo della FAI (Federazione Anarchica Italiana) e riprende il lavoro in officina. Dal 1971 al 1979 riveste la carica di direttore del periodico “Umanità Nova”. Muore a Vivaro il 22 agosto 1980.


Documenti relativi a Tommasini Umberto:

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